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Bologna, 2 agosto 1980. 40 anni dopo, sono sempre le 10 e 25

Quarant’anni fa, il 2 agosto 1980, una bomba colpiva Bologna, la stazione, una sala d’aspetto di seconda classe.

Colpiva quella stazione e colpiva tutto il Paese, perché Bologna è il crocevia dei treni che portano da nord verso sud.

Un gruppo ormai conosciuto di neofascisti guidati e finanziati dalla loggia massonica P2 e protetti per molti anni – per troppi anni – da uomini infedeli dello Stato, mise la bomba che esplose alle 10.25: 85 i morti e 200 i feriti.

A quella strage ho dedicato tre libri: il primo, 10.25, cronaca di una strage. Vite e verità spezzate dalla bomba alla stazione di Bologna (Gamberetti), uscito nel 2000, raccoglieva i miei appunti di tanti servizi radiofonici che ho iniziato a realizzare pochi minuti dopo l’esplosione.

Un anno dopo Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione famigliari delle vittime della strage di Bologna, mi chiese di scrivere la storia dell’associazione. Per testimoniare come un gruppo di persone, famigliari delle vittime e quindi colpite al cuore, abbiano potuto e saputo mettersi insieme e trasformare la loro rabbia in consapevolezza e ricerca della verità.

In Un attimo… vent’anni (Pendragon), uscito nel 2001, racconto proprio questo. Racconto che senza l’Associazione 2 agosto non ci sarebbe stata la ricerca della giustizia, ottenuta poi in buona parte nel corso del tempo.

Nasce dall’impegno dell’Associazione la battaglia per l’abolizione del segreto di Stato.

Il lavoro straordinario fatto da Paolo Bolognesi in Parlamento, come indipendente, ha permesso anche che venisse inserito nel Codice di procedura penale il reato di depistaggio per gli uomini dell’Ufficio affari riservati del ministero dell’Interno e per quegli uomini dei servizi segreti che hanno operato nel nostro Paese per distruggere prove, per allontanare sempre di più la verità.

ora strage bologna

Oggi, dopo tanti anni, una verità storica c’è e c’è anche una giustizia penale nei confronti dei neofascisti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro condannati in via definitiva, e di chi ha operato nei depistaggi, Francesco Pazienza, Licio Gelli, Giuseppe Belmonte, Pietro Musumeci, uomini del Sismi, tutti iscritti alla loggia massonica P2.

L’altro processo importante – che venne stralciato all’inizio perché l’imputato era allora minorenne – riguarda Luigi Ciavardini. Militante nel Fronte della Gioventù e nel gruppo neofascista Terza Posizione, passato poi ai Nar, è stato condannato a 30 anni come esecutore materiale della strage.

Un ulteriore processo ha stabilito l’ergastolo per Gilberto Cavallini, una vecchia conoscenza del neofascismo milanese e poi nazionale, uomo che – è stato accertato – aveva collegamenti con i servizi segreti.

E poi l’ultimo procedimento, forse il più importante, è quello che si apre nei prossimi giorni alla ricerca dei mandanti. Qui troviamo altri nomi noti: Licio Gelli, venerabile della loggia massonica P2, Federico Umberto D’Amato, prefetto dell’Ufficio affari riservati del ministero degli Interni, Mario Tedeschi, giornalista del Borghese, tutti deceduti, e poi tanti personaggi a metà tra i servizi segreti e il neofascismo, tra loro Paolo Bellini.

Questo processo è l’ultima propaggine importante per ottenere una verità piena e una giustizia altrettanto piena per la strage della stazione di Bologna.

Il 25 giugno è uscito il mio ultimo libro, Un attimo quarant’anni, vite e storie della strage alla stazione di Bologna (Jaca Book).

È un libro importante, forse uno dei più importanti che ho scritto, perché copre i 20 anni

passati dal libro precedente. È un libro – questo di oggi – che dimostra che senza l’Associazione dei famigliari non ci sarebbe stata una ricerca piena della verità e della giustizia.

La strage della stazione di Bologna è ancora un punto scoperto della storia del nostro Paese.

La strategia della tensione che ha colpito l’Italia dal 1969 al 1980 è stata una guerra a bassa intensità in un mondo che era diviso in due. Colpire Bologna, la città amministrata dal Partito Comunista, ha significato anche colpire un pezzo dell’Italia progressista, di quell’Italia che si era messa in moto per cambiare le sorti del Paese.

strage bologna

Bologna è stata colpita ma i responsabili dell’eccidio sono stati sconfitti dalla storia perché la città – così come tutto il Paese – si è rimboccata le maniche e si è messa a lavorare per ricostruire.

Oggi, 40 anni dopo, la stazione è molto diversa. C’è una lapide però. Quando entrate in stazione, nella sala d’aspetto di seconda classe date uno sguardo ai nomi di quelle persone che non ci sono più e soprattutto alle loro età: 17, 18 anni… fino alla più piccola, Angela Fresu, che di anni ne aveva appena 3. E’ stata la strage dei bambini, dell’Italia che andava al mare.

Tutte quelle 85 persone che non ci sono più erano intente a fare una cosa, che vi sembrerà banale ma non lo è: erano intente a vivere.

 

Daniele Biacchessi, (nel riquadro nella foto in alto), giornalista e scrittore, è autore di decine di libri di inchiesta e sul terrorismo per i quali ha vinto premi prestigiosi. Negli ultimi anni ha trasferito parte del suo lavoro giornalistico nel teatro civile. Collabora con i musicisti Gaetano Liguori, Gang, Massimo Priviero, e altri artisti della scena jazz, rock, blues e della canzone d’autore.

I LIBRI di Daniele Biacchessi sulla strage di Bologna: Un attimo quarant’anni, vite e storie della strage alla stazione di Bologna (Jaca Book 2020); Un attimo… vent’anni (Pendragon 2001);  10.25, cronaca di una strage. Vite e verità spezzate dalla bomba alla stazione di Bologna (Gamberetti 2000).

Sulla strage di Bologna anche un intervento di Luca Billi, cliccando qui.

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