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57 autori per La prima onda. Cronache da una Milano ferma (tutta da ripensare)

C’è una metropoli abituata a correre correre correre che all’improvviso si ferma. Le strade diventano deserte, i rumori si spengono e si fanno urla di sirene di ambulanze. Piazza San Babila, piazza della Scala, la galleria Vittorio Emanuele, i Navigli, piazza Gae Aulenti: tutto è perfetto. Ma deserto.

La Milano del primo lockdown è protagonista dei 71 minuti de La prima onda. Milano al tempo del Covid-19, documentario firmato da 57 autori, presentato venerdì 18 dicembre in live streaming sul canale YouTube di Milano Film Festival e ora trasmesso su Rai cinema channel.

Un lavoro che è frutto del progetto Instant Corona: nella seconda metà di febbraio, ancor prima che venisse decretato il lockdown, viene lanciato un invito ai professionisti dell’audiovisivo (registi, filmmaker, autori, fonici, compositori, musicisti) affinché aderiscano al progetto di un film collettivo.

Le riprese iniziano il 23 febbraio, a soli tre giorni dalla notizia del primo caso di Coronavirus nel milanese; il lockdown parte il 9 marzo, le immagini documentano la situazione fino al 10 maggio quando con l’allentamento delle misure di isolamento riprendono le attività produttive e le vie della città ricominciano a ripopolarsi.

La prima onda è un racconto a più voci che mostra immagini viste tante volte e che i milanesi non dimenticheranno. Ci fa sentire le voci che provengono da case bellissime e alloggi popolari, ospedali e comunità di aiuto a chi non ha nulla e in quei giorni ancora meno. E poi i compleanni festeggiati via Whatsapp, i cinema chiusi, la musica dai balconi, il sindaco Beppe Sala che canta Bella ciao affacciato da Palazzo Marino, il nipote che insegna alla nonna (personaggio molto più autentico dei tanti bambini un po’ troppo piccoli modelli che animano il filmato) a scaricare Zoom per potersi parlare guardandosi negli occhi.

Forse 57 autori per un racconto sono troppi, resta che La prima onda – come molti altri documentari del genere – servirà a testimoniare questo strano “tempo che non esiste” e la paura “che la fine non arrivi mai”.

La prima onda

Scorrono le immagini e ti chiedi se sia (anche) quella la Milano “città europea”, della moda e degli affari, del lavoro-lavoro-lavoro, del (discutibile) hashtag #milanononsiferma, delle abitazioni da 8 mila euro (a crescere) al metro quadrato. «Se il terrorismo non ha fermato l’economia, non potrà farlo il virus» dice uno dei milanesi intervistati nel documentario. Bisognerà capire se sarà davvero così per una metropoli che si è sempre presentata come fortissima ma che nel silenzio del primo lockdown ha rivelato una fragilità che continua a restarle addosso anche oggi, in una contraddizione ben rappresentata dalle immagini delle lunghissime file di persone, giovani, anziani, italiani e stranieri, in attesa di un pasto davanti al Pane Quotidiano, nelle serrande abbassate di esercizi commerciali che non riapriranno più, e insieme della gente che affolla metropolitane e centro cittadino per comprare i regali di Natale “perché se il governo dice che si può uscire, è normale che escano tutti”, come sostenuto anche dal sindaco Sala.

La storia di Milano ai tempi del Covid è un piccolo romanzo popolare di una città che ha bisogno di aiuto. A cui bisogna dare una mano anche senza che la chieda.

Una città che davvero avrebbe bisogno di essere ripensata, e ripensata con il coraggio di chi non cerca consenso.

La prima onda. Milano al tempo del Covid-19, prodotto da MIR Cinematografica in collaborazione con RAI Cinema, in collaborazione con AIR3 Associazione Italiana Registi e Milano Film Festival, in collaborazione con Proxima Milano, Operà Music e NABA, Nuova Accademia di Belle Arti.

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