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Allonsanfàn
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Bambino e cane

La targhetta alla base del quadro dice: «Bambino e cane». La testa del piccolo umano è rotonda, il cane sembra essere un boxer. E l’abbraccio che li lega è un anello: racchiude l’uno, dà protezione all’altro. Il gioco dei colori mescola il nero con il verde acqua; ci sono l’ocra, l’arancione squillante della pianta in fiore. La cornice poi ha la stessa sfumatura di quel verde calmo, con ossidazioni più scure fatte di granelli di sabbia. Bella cornice, con quel «tono su tono». Si vede che è nuova.

Alcuni giorni prima dell’inizio di tutta la storia, nella casa dove il ritratto sta appoggiato su una mensola, è stata aperta una porta-finestra. E uno strano vento – serpentino e veloce – ha risalito stanze e corridoi, facendo volare il quadro con uno strappo. È ricaduto sul parquet e la cornice si è spaccata in tre pezzi, la tela è scivolata fuori.

Il proprietario – che è lo stesso bambino del dipinto così tanti anni dopo – appena tornato da un viaggio e senza neanche disfare le valigie, l’ha raccolto dal pavimento ed è corso dal corniciaio della piazzetta, davanti alla chiesa antica. Aggiustare subito, via; anzi con una cornice adeguata, sì, più bella. D’altra parte il quadro ha molto da dire: chi l’ha dipinto ha insegnato al bambino anche ad andare a cavallo. Gli ha fatto scoprire un posto dal nome magico – Valdastra -, dove d’inverno sotto gli zoccoli si sente scricchiare la musica delle foglie gelate.

Gli ha fatto risalire i sentieri dell’isola-vulcano, con l’odore della macchia di Mediterraneo che stordisce, fino alla scogliera rossa della torre saracena, con in basso le acque verdi come una calamita che ecco, poi a guardarle troppo… Da grande, molti anni erano passati, l’ex bambino ci è tornato da solo: arrampicatosi a braccia con la vecchia gomena lungo le pareti di lava intagliata, fino al quadrato buio della finestra d’avvistamento dove gli occhi toccano la Corsica, è entrato nella stanza annerita dov’erano stato accesi chissà quanti fuochi. Arrivato fin lassù, una promessa fatta è stata mantenuta.

E ancora lui, l’artista, da giovane aveva riportato dall’America un tesoro di dischi; compreso quello di Santana con sulla copertina la donna nera e nuda che tiene tra le gambe una colomba bianca.

Dal quadro sbilenco nella cornice rotta, vengono a galla in un istante quei pezzi di vita. Una fitta forte anche per la città lasciata da così tanto, che guardata dall’alto mette sempre in fila i ponti e le colline. Il dipinto rovesciato dal vento cattivo, il rumore di quel legno che si rompe sul legno hanno potere di rifare il tempo diverso. Attimo di insensata consapevolezza. Solo per un lampo, una grazia di secondi. Perché tutto subito riprende. Quel che è affiorato va a fondo, ricoperto dalla fila dei minuti tornati a scorrere in buon ordine. Lungo la linea di soliti giorni.

Fino a quella domenica sera. Al telefono, la voce cara dice: «È morto». Eppure era in salute. Certo, con la sua età, ma ancora con la voglia di stare a godersi il sole proprio lì accanto al fiume, dove i canottieri calano in acqua le loro barche. È sceso in giardino, di mattina presto, per annaffiare le piante prima che il caldo di luglio tagli il respiro. «Si è disteso appena un minuto sulla chaise longue…» continua la voce. «La mamma l’ha visto così e ha chiamato forte il vicino. Sembrava dormisse».

Al funerale, nella città di ponti e colline, c’è anche il bambino-uomo del quadro. Fuori dalla chiesa il sole fa male e non c’è abbastanza ombra sotto gli alberi. Il prete che deve celebrare mette tristezza: non sa neanche per chi sta recitando a cantilena la preghiera dei defunti. Ormai è sempre così, ripetono tutti. Qualcuno, per fortuna, ricorda a chi è venuto per salutare il pittore quel suo sorriso che non gli mancava mai, i viaggi lontani, le cose buone. Fine.

Di ritorno a casa, l’uomo pensa però un’altra cosa: ed è subito dal corniciaio, un giorno prima del ritiro stabilito. Il quadro invece è pronto. Di nuovo in cornice. E manda luce. L’abbraccio al cane del bambino anche più avvolgente, caldo. Una separazione c’è stata, e definitiva. Ma il colore della tela in quel momento è steso sul dolore.

bambino e cane querci

Mauro Querci, giornalista scrittore e fotografo, ha pubblicato il libro Extralarge – microstorie dal lato lungo del mondo. Noi ne abbiamo parlato qui

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