L’autore, William Langewiesche, era uno di quei giornalisti impegnati in documentatissime inchieste sul campo.
Il suo libro di cui parliamo qui, uscito la prima volta nel 2007 e ora nuovamente nelle librerie dal 22 luglio 2025, è il saggio Il bazar atomico che (tragicamente) è indispensabile leggere. In ogni tempo, ma soprattutto in questo. Io l’ho letto durante le trattative tra Putin e Trump.
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Alle 8.15 del 6 agosto 1945 accade qualcosa di irreversibile. Il quadrimotore B-29 Enola Gay dell’aviazione americana sgancia un ordigno atomico sulla città giapponese di Hiroshima. Pochi secondi e la devastazione è totale. Il 6 agosto 1945 il mondo si rende conto che una guerra nucleare è possibile.
Ottant’anni dopo l’editore Adelphi ripubblica Il bazar atomico di William Langewiesche, uno dei più importanti giornalisti d’inchiesta dei nostri tempi, scomparso a 70 anni lo scorso 15 giugno. Per il suo lavoro era stato il solo cronista ammesso tra le macerie di Ground Zero, esperienza che lo aveva portato a scrivere American Ground.
«Il bazar atomico è un resoconto spassionato e devastante della recente storia nucleare del pianeta. In tempi dominati da un quarto potere mendace e irrazionale, la lucidità e l’obiettività di Langewiesche fanno di questo libro una lettura fondamentale» commenta in quarta di copertina la scrittrice e saggista britannica Zadie Smith.
Il volume prende in esame – con un linguaggio molto comprensibile, anche nei dettagli scientifici – il fenomeno nucleare dai punti di vista politico, militare, antropologico, tecnico, in una sorta di analisi di come quel giorno – il giorno di Hiroshima e insieme il giorno di Nagasaki, 220 mila morti complessivamente stimati oltre a migliaia di vittime negli anni seguenti per le conseguenze delle radiazioni – abbia cambiato nel mondo i rapporti tra gli Stati.
“L’energia rilasciata su Hiroshima era equivalente a quella di quindicimila tonnellate di tritolo, è stata raggiunta una temperatura più alta di quella del Sole e sono state emesse radiazioni mortali alla velocità della luce”.
Ma ciò che davvero colpisce è, pagina dopo pagina, quello che diventa un punto fortissimo: quell’arma nucleare che dà a uno Stato potere assoluto e insieme possibilità di far sì che più nulla esista, quell’arma “definitiva”, può essere nelle mani di tanti. Anche di uno Stato “canaglia”, una organizzazione terroristica o criminale. “La bomba sganciata su Hiroshima era un ordigno elementare, con detonazione a proiettile, che oggi molti sarebbero in grado di costruirsi in cantina. Oggi quasi tutte le nazioni sarebbero in grado di possederla” scrive Langewiesche.
Così, grazie al traffico clandestino di materiale nucleare, uranio in primis, ordigni nucleari sono in Paesi come il Pakistan, la Corea del Nord, l’Iran, passando per Istanbul: Langewiesche indica le tracce di questo commercio in quello che diventa racconto che analizza dinamiche che possono sembrare folli, in un intreccio demoniaco tra estremismi, traffico di droga, avidità, spregiudicatezza.

Chi legge arriva alla consapevolezza che – soprattutto negli ultimi anni – al terrore di bombardieri strategici e missili intercontinentali se ne è sostituito un altro, più paralizzante ancora: l’idea che “qualcuno”, in un posto e in un momento qualsiasi, possa fare “qualcosa”. E proprio a capire “chi” sia davvero in condizione di fare “che cosa” è dedicata il libro inchiesta di Langewiesche,
Il bazar atomico intraprende una sorta di viaggio: parte da Hiroshima, attraversa le città segrete dell’ex Unione Sovietica, dove sono custodite migliaia di testate e tonnellate di uranio, esplora le strade del contrabbando anche nucleare che segnano le montagne del Caucaso, e approda in due luoghi diversi, ma ugualmente inquietanti. Il primo: il lago proibito che fornisce di acqua potabile la città pakistana di Rawalpindi, dove negli anni Settanta A.Q. Khan – lo scienziato che trafugò i segreti nucleari dell’Occidente, consentendo a Pakistan, Corea del Nord e Iran di armarsi – era libero di andare in barca a vela. Il secondo: lo studio di Francoforte dove un oscuro ricercatore americano, Mark Hibbs, elabora tutte le informazioni sul nucleare disponibili, per poi riversarle in articoli riservati a pochissimi specialisti e ai servizi di informazione di ogni Paese.
Un viaggio senza mappa, al tempo stesso emozionante, indispensabile. E spaventoso.
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«Il nucleare? Camminiamo come sonnambuli verso la catastrofe». In un’intervista a Sette del Corriere della Sera Carlo Rovelli parla chiaro. Rovelli è fisico teorico, filosofo della scienza, autore di numerosissimi saggi (Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi, ha venduto 2 milioni di copie). «L’umanità non si rende conto del rischio… Non ha fatto altro che massacrarsi periodicamente… e lo sta rifacendo… Stiamo ricominciando a dire che la guerra è bella. Ma questa volta abbiamo delle armi capaci di farci molto più male, di creare sofferenze e devastazioni immense… La guerra nucleare è vicinissima…».



