“Please give me a second grace
Please give me a second face”,
Fly, 1970, Nick Drake
E se Giampiero La Valle avesse ragione? Dieci anni fa, diede alle stampe un libro strano e conturbante, soprattutto per i fans di Nick Drake. Voci da una nuvola (Ianieri edizioni) racconta un possibile futuro alternativo. Cominciando a leggere le sue oltre 400 pagine – troppe, a mio avviso – si entra in un mondo parallelo e come accade alla protagonista del film Sliding Doors ci si ritrova a percorrere le strade di una Londra diversa da quella in cui si mosse il timido Nick Drake e fece la sua prima tournée Tim Buckley.
Voci da una nuvola sostiene che i due songwriters, Drake e Buckley, si ritrovarono a collaborare grazie ai buoni auspici di Danny Thompson, il grande contrabbassista dei Fairport Convention che effettivamente suonò con entrambi, registrando live una jam session le cui tracce sarebbero andate perdute, o forse finite in qualche collezione privata.
Ebbene lo scorso 25 luglio, la realtà ha provato a superare la fantasia – ammesso che sia tale – con la pubblicazione e la messa in vendita da parte di Island Records, originaria casa discografica di Nick Drake, di un boxset composto da quattro LP, The Making of Five Leaves Left.

Grazie all’insperato ritrovamento di alcuni nastri e di una serie di outtakes scartati all’epoca della lavorazione del primo Lp di Drake – Five Leaves Left appunto, edito nel 1969 – eccoci a viaggiare nel passato, e ad ascoltare emozionati, la voce di Nick all’inizio di alcuni demo. Eccoci ad assaporare diversi brani unplugged di quella straordinaria opera prima.
A completare il materiale audio e la rimasterizzazione del disco, un volumetto di una sessantina di pagine curate da Neil Storey e Richard Norton-Jack, che due anni fa ha dato alle stampe una poderosa biografia di Drake, N.D.: The Life (John Murray Press), la prima a essere uscita con la “benedizione” della sorella Gabrielle, gelosa custode della memoria del fratello.
«Nei miei 30 anni di cura dell’eredità di Nick, mi sono trovato diviso tra alcuni fans che dicevano: “Perché non pubblichi tutto?’” e altri fans che dicevano: “Come osi pubblicare roba che Nick non ha approvato?”», ha raccontato a Victoria Segal del magazine MOJO Cally Callomon, il manager che gestisce per conto della sorella l’eredità di Drake.

Un progetto lungo quasi dieci anni
The Making of Five Leaves Left è il frutto di un complesso lavoro di ricerca e sistemazione iniziato nel febbraio del 2016, allorché Neil Storey, ex responsabile stampa di Island Records, venne contattato dalla Universal (la major che ha rilevato la casa discografica inglese), per ricostruire e identificare il contenuto di alcune scatole di nastri conservate negli archivi.
Due nastri in particolare sono notevoli, perché ci permettono di seguire, attraverso documenti audio di diversa natura e collocazione temporale, la genesi artistica e produttiva dell’opera d’esordio di Drake, fino alle scelte musicali e agli arrangiamenti che vennero considerato definitivi.
Il primo di questi nastri non era del tutto sconosciuto. Si tratta di una registrazione della prima session di Drake con Joe Boyd e John Wood, avvenuta nel marzo 1968. Il nastro era rimasto dimenticato per decenni nei cassetti della cantautrice Beverley Martyn, amica di Drake, che lo aveva frequentato assiduamente, ai tempi del matrimonio con John Martyn.
Beverley lo ha messo all’asta, in coincidenza della pubblicazione di Reckless Jane, un brano scritto proprio con Drake, alcuni mesi prima della sua morte, nel 1974.
Invece, il secondo nastro era completamente sconosciuto, perché apparteneva a un conoscente di Drake a Cambridge, Paul de Rivaz. Durante la Quaresima del 1968, aveva portato il suo registratore a bobina a casa di Robert Kirby, il pianista amico di Nick a cui poi venne chiesto di arrangiare diversi brani di Five Leaves Left. Le registrazioni, totalmente amatoriali, servivano a Drake per riascoltarsi e preparare una delle rare esibizioni dal vivo.
Come ha confessato nell’unica intervista concessa a Jerry Gilbert per Sounds, un settimanale inglese oggi scomparso, all’indomani dell’uscita di Bryter Layter: «Credo che il problema sia con il mio materiale, che ho scritto pensando ai dischi più che ai concerti. Solo in un paio di casi tutto è andato bene: negli altri concerti è stato un disastro».
E ancora: «Ho qualcosa in mente quando scrivo canzoni, sapendo che non saranno soltanto per me. Ho impiegato molto tempo a realizzare questo disco, incominciato un anno fa. E non mi sento ancora perfettamente sereno, perché non sono ancora venuto a patti con il modo con cui dovrò presentarlo (da Sounds, 13 marzo 1971, ripreso dal libro di Stefano Pistolini Le provenienze dell’amore. Vita, morte e post mortem di Nick Drake, Elliot editore)».
Infatti Bryter Layter non venne promosso con alcuna esibizione dal vivo.
Time of No Reply…
“Life is but a memory
Happened long ago.
Theatre full of sadness
For a long forgotten show”,
Fruit Tree, 1969, Nick Drake
Ho scoperto Nick Drake una manciata di anni dopo la sua morte. Come Stefano Pistolini, anch’io avevo letto le lodi di Drake su diverse riviste musicali, ma non ero mai riuscito a sentirlo, almeno su disco. Così, ancora studente squattrinato, ho strabuzzato gli occhi quando sul finire degli anni Settanta mi è capitata tra le mani una copia di Bryter Layter, il suo secondo disco. Era nell’angolo delle occasioni.

Quando la puntina del giradischi ha cominciato a diffonderne il contenuto, è stata una folgorazione. Con la conseguente voglia di conoscere tutto di quel giovane cantautore: con il suo viso d’angelo mi guardava, seduto e senza scarpe, imbracciando una chitarra – una bella Guild acustica M20 – che, data l’altezza di Drake, sembrava un giocattolo per bambini.
Così è stato un vero colpo al cuore la notizia, appresa poi su una delle tante riviste musicali di quegli anni, della sua prematura morte, avvenuta poco prima della mia tardiva scoperta. A quel primo acquisto sono dunque seguiti a fatica quello degli altri due dischi, allora difficili da reperire. Poi la febbre di Drake è cominciata inesorabilmente a salire e così sul finire degli anni Ottanta, in un viaggio a Edimburgo, ecco che negli scaffali trovo The Time of No Reply, la prima e unica vera raccolta di registrazioni e di inediti degni di nota. Almeno fino alla pubblicazione dei materiali di The Making of Five Leaves Left. Sempre che, nella famosa notte in cui Nick registrò il suo ultimo LP, Pink Moon, l’amico Wood non abbia dimenticato di chiudere la registrazione…
- Nella foto in apertura, rielaborazione grafica della cover di The Making. Alberto Poggi scrive e collabora con varie testate, tra cui il giornale online Periscopio. L’informazione verticale, occupandosi di musica e tematiche ambientali. È chitarrista e da alcuni anni ha intrapreso la difficile arte della liuteria



