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Peter Hammill. The Thin Man, il box set, il grido

Il 26 settembre esce un box set sterminato come la vita del settantaseienne signore che lo sta presentando sui social network, liberando sulle piattaforme un track dietro l’altro e raccontando brevi aneddoti relativi alle canzoni. Esce il 26 Peter HammillThe Charisma & Virgin Recordings 1971 – 1986, che celebra degli album nati lontano (ma non troppo) dall’avventura progressive dei Van Der Graaf Generator.

Così, ascoltandolo parlare su FB, sono tornato indietro di tanti anni, quando in una sera dei primi Settanta, da una radiolina gracchiante uscì la voce angelica, ma presto trafitta da lampi d’angoscia, di Peter Hammill: in House with no door, il capo indiscusso dei VdGG, il frontman come si direbbe oggi, cantava di una dimora senza porta, senza finestre né tetto, una casa preda di pioggia e gelo, da cui però non si poteva evadere – che la trasmissione fosse già PopOff? Oppure ricordo male io e l’ascolto arrivò da un pomeridiano Per Voi Giovani?

Comunque. Io capii che House with no door era una “poesia”, essendo anche la metafora facilmente comprensibile e assimilabile alla mia condizione di adolescente inquieto. House with no door non dava alcun motivo dell’infelicità disperante di Peter Hammill, refrattaria a ogni cura, un’infelicità persino creepy, incarnata nella simbolica dimora senza via di uscita… Certo, si trattava di una “brutta poesia”, scontata e forse compiaciuta (ma quale poesia poi non lo è?), e intanto però era straordinariamente efficace.

Peter Hammill
Il primo album solista

Da quel momento mi sono innamorato del Thin Man, l’Uomo Sottile, il più fragile ed estroso songwriter del prog rock – ma sotto il nickname di Ricky Nadir con la sua last chance ispirò pure il punk inglese – e ho consumato di ascolti i suoi primi dischi solisti, eseguiti in povertà di strumenti, inchiodati su chitarra o pianoforte, ma sentimentali e addirittura esageratamente essenziali.

C’è Peter che nelle strofe di In the end prenota una crociera sul Titanic, che cazzeggia a Mannheim durante una mortale tournée tedesca dei VdGG, Peter che ha le vertigini a Roma davanti alla Santa Teresa del Bernini e l’abbraccerebbe se solo potesse conoscere il nome di Dio, Peter che si trova a Babilonia e Gerico proprio quando crolla tutto e la gente viene tramutata in pietra o di peggio le accade – “come gli abitanti di un manicomio tutti i cittadini sono pazzi per contagio” – Peter che del resto si era scelto una parte difficile, autoproclamandosi in termini scacchistici Fool’s mate – “il compagno del pazzo” che si accorge di non saper più cantare, e che nemmeno gli uccelli son più in grado di farlo – ed era un visionario, in grado di intravedere un castello loheingrinico appeso tra le nuvole (chi nel rock ha mai speso l’aggettivo loheingrinic?), Peter che tornato al quotidiano, tra calma e tempesta, sa che è così facile perdersi, scivolare via, dimenticarsi gli uni degli altri, vedersi ritratti sull’Evening Standard prima di finire dispersi (refugees) nell’anonimato…

Peter Hammill
In concert

Anni lontani, sempre presenti, come diceva un altro artista britannico. E infatti è stato bello riascoltare (e rivedere) in un concerto solitario Peter Hammill a Milano il 18 novembre 2024, all’Elfo Puccini. Speravo che almeno negli encore suonasse qualcuna delle vecchie canzoni che mi piacevano da ragazzo, quelle di Fool’s mate, Chamaleon in the shadow of the night, The silent corner and the empty stage… Non sono stato deluso. Il magrissimo songwriter, vestito di bianco come un internato o un personaggio di fiaba, lo ha fatto ben prima dei bis, rendendo omaggio ai primi passi di un mezzo secolo di parole e di musica irripetibili.

Ignorando i fasti dei VdGG, più volte riuniti e sciolti, dal vivo Hammill ha condiviso tracks spogli, che tendono a diventare (quasi) performance artistiche, (quasi) composizioni materiche, di certo tranche di un’ininterrotta ricerca poetica e esistenziale da indagare nell’urgenza dello show.

Le lyrics sono più che belle, criptiche o semplici che siano, finemente letterarie o riassunte nell’esplosione di un grido: in versione live, le parole paiono fuochi d’artificio che rompono la notte, accese da una voce rimasta straordinaria e da una musica scarnificata fino al tormento…

A margine House with no door si può ascoltare su H to He dei VdGG. La carriera di Peter Hammill, anche nei lati più noise ed elettronici – dal quarto album, In Camera (1974), si registra la prima di una lunghissima serie di prove votate a un personale pop sperimentale – è in gran parte racchiusa nel box set di imminente uscita o, a pezzi, nei singoli dischi solisti…

Peter Hammill
Peter Hammill, The Charisma & Virgin Recordings 1971–1986, an epic Super Deluxe 18CD + 2 Blu-ray box set

Credit: Peter Hammill by ceedub13 is licensed under CC BY 2.0. PeterHammill 1 by Ilan Shimony is licensed under CC BY-SA 3.0.

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