UN BLOG
IN FORMA DI MAGAZINE
E VICEVERSA

Allonsanfàn
{{post_author}}

Lo Squalo di Spielberg (e Benchley) al cinema dopo mezzo secolo

Lo Squalo sarà nelle sale cinematografiche grazie a Adler Entertainment dal 1° al 3 settembre per festeggiare il 50esimo compleanno a fauci spalancate  

Tutto vero: è trascorso un intero mezzo secolo d’incubo, che ha pagato al botteghino come la più generosa delle slot machine. Diretto da un ventisettenne Steven Spielberg, Lo Squalo (cioè Jaws, “fauci”) è uno dei massimi successi nella storia del cinema, un blockbuster entrato nell’immaginario collettivo (e be’, sì), grazie anche al cupo riff della colonna sonora subacquea di John Williams.

Vero come un incubo, appunto. Quando ad Amity, una località sulla costa atlantica (la solita ridente località etc. etc. etc.), un enorme squalo bianco attacca i bagnanti – vedi il celebre prologo -, il capo della polizia (Roy Scheider), un biologo marino (Richard Dreyfuss) e un gran cacciatore di sharks (Robert Shaw) decidono di affrontare il temibile animale prima che colpisca ancora…

La produzione, si narra, non fu affatto facile: lo squalo meccanico non funzionava bene, le inquadrature marine erano di continuo guastate dalle imbarcazioni di passaggio e il tempo di lavorazione triplicò rispetto al previsto… Ma Spielberg era già Spielberg, oppure lo divenne quella volta lì.

Firmò il primo classico dello spielbergismo, il quale diede il via a un genere e oggi continua a produrre variazioni sul tema, dagli shark movies ai film di sopravvivenza, dalle serie tv ai videogame.

Traduzione: Jaws è (anche) responsabile di tutte le imitazioni che ne sono seguite, alcune divertenti e suggestive, persino scientifiche, altre segnate da forzature che vanno al di là del più incredibile trash da B movie: per esempio gli sharks di acqua dolce che risalgono la Senna o quelli che nella serie Sharknado si spostano con i tifoni e finiscono a nuotare nelle piscine dei grattacieli di New York…

Jaws

È interessante notare che alla base del film di Spielberg c’è un romanzo di Peter Benchley, Jaws, uscito nel 1974, ispirato a una vicenda accaduta in New Jersey negli anni dieci del Novecento.

Con il suo romanzo Benchley rimase per ben 44 settimane in lista tra i best seller. Differenze tra libro e film? Essenziali. Benchley è realistico senza particolari preoccupazioni ideali, Spielberg si segnala invece per il suo imaginifico “perbenismo avventuroso”.

Mondando i characters da ogni umano squallore, in primis alcolismo e fatue tresche sessuali, il regista li rende amabili cliché da cinema eroico, quello dei piccoli grandi uomini coraggiosi, che fu e sempre sarà. Il solo Quint su carta e schermo coincide, anche per merito di un gigantesco Robert Shaw.

Non solo. Spielberg ha un interesse preciso: inscenare a modo suo (in un riuscitissimo e per questo kitschissimo spettacolo) l’epica lotta tra l’Uomo e la Bestia – avete per caso presente Moby Dick?

C’è stato pure chi è arrivato a sostenere che “…queste differenze [tra libro e film] mappano la coscienza mutevole della cultura popolare americana negli anni Settanta, da un’attenzione risoluta alla violenza che ribolliva all’interno della società e della politica degli Stati Uniti – il movimento per i diritti civili e la guerra del Vietnam – a un tentativo di dimenticare queste cose attraverso spettacoli anodini e spettacolari” (Ari Mattes, critico e sociologo).

Tutto vero (forse). Non per niente abbiamo parlato prima di “incubo”, termine che rimanda al sogno e all’immaginario, alla fantasia e al gioco, non tanto alla realtà. Forse Jaws è il peggiore degli incubi proprio perché è il migliore dei giochi.

A margine Salani ha appena riedito il romanzo di Benchley “arricchito da contenuti inediti provenienti dall’archivio personale dell’autore: pagine del manoscritto originale, fotografie dal set e riflessioni sulla scrittura del romanzo e sulla collaborazione con Steven Spielberg”. Va ricordato che il rude Benchley venne affiancato dal buonista Carl Gottlieb in fase di sceneggiatura.

I social: