Benvenuti nel Delta del Po. Ma senza la narrazione acchiappa-visitatori da pro-loco, secondo cui «qui ci troviamo nella terra che si sposa finalmente al mare». Al contrario, raccontandone miserie e illusioni, gli spopolamenti e le solitudini. E dalla voce vera (e dolente) di chi in questo mondo, sempre sul filo teso tra suggestione e sommersioni, ci è nato.

D’altra parte, Saverio Fattori, l’autore del libro Valle Umana appena pubblicato dalle edizioni Eris, lo dichiara fin dalla copertina: la sua è una «non guida di viaggio». Quindi niente descrizioni di lagune o «sacche», valli da pesca o golene. Seguendo la natura, lo scrittore mette subito in chiaro come un luogo simile non dovrebbe neppure esistere. Quarantamila ettari – tanto è esteso il Delta – che, per non finire sott’acqua, ogni anno costano 3 milioni di euro in energia elettrica, indispensabile al funzionamento costante di gigantesche idrovore. Un’opera di bonifica fortissimamente voluta e modellata dall’uomo, pagando immense fatiche.

Si scopre come da Molinella, la frazione che domina da un’altezza di ben 8 metri sul livello del mare (in sigla, s.l.m.), si scenda progressivamente all’idrovora di Baura (+1,60 s.l.m.), e ci si «immerga» addirittura, là dove si trova l’idrovora di Giralda (-3,80 s.l.m.). Ma il record negativo è quello della località che porta il nome – scherzo della toponomastica – di Acqua Bassa a -4,90 s.l.m.
Ora, però, una sorta di contrappasso sembra essere avvenuto tra questo luogo e la sua presenza umana. E con attitudine da scienziato sociale, Fattori descrive poi come il paesaggio antropologico sia in rapidissimo depauperamento. I giovani che se ne vanno, i vecchi che restano nelle cascine a galleggiare nell’umidità insieme ai contadini «che cominciano a preoccuparsi per il ritorno del lupo». Politicamente, c’è stata un’inversione «a U». In un’area che per decenni è stata la roccaforte del partito comunista, oramai è avvenuta la metamorfosi: alle elezioni, infatti, Lega e partiti post-fascisti raccolgono maggioranze plebiscitarie (40 per cento dei voti per Fratelli d’Italia a Fratta Polesine, paese natale di Giacomo Matteotti, alle Europee del 2024).

Ancora di più, a Molinella, dove c’è un fenomeno forse unico in Italia. Il «fossile» politico del Partito Socialdemocratico (chi si ricorda Nicola Cariglia e Pietro Longo?), che in questo borgo estremo della provincia di Bologna è da sempre fortissimo, oggi «ha fatto pace con i fascisti», scrive affranto Fattori. E già nel 2020 il cambiamento era stato segnato da Matteo Salvini, che nello stesso posto era venuto a chiudere la campagna elettorale del 2020. Perché è avvenuta questa mutazione? Qui, nonostante la sua cronaca impietosa, lo scrittore di Valle Umana manifesta il suo profondo amore per il territorio delle origini. Proprio per comprendere e spiegare, si mette in auto e con noi lettori percorre strade che finiscono nel nulla; incrocia un «bel cimitero con ampio parcheggio»; si avventura su rotonde sospese nella nebbia dell’inverno; esplora l’ipermercato che la domenica convoglia gli abitanti della zona e che, sostituendo negozi e botteghe di prossimità, ha spazzato via i rapporti interpersonali di un tempo.

Gli amministratori locali a questo degrado non hanno saputo opporre alcun argine, nonostante qui con la marea montante ci si facciano i conti da sempre. «Chiudono anche i bar tra Argenta e la Romagna, prima assorbiti dai cinesi, poi pure i cinesi gettano la spugna. I giovani non si vedono in giro, i vecchi muoiono, e negli anni prima di morire consumano poco», dettaglia Fattori.
Questo è un reportage programmaticamente anti-turistico, certo. Eppure basta svoltare in una via più appartata e il suo autore si lascia andare a un sentimentale «viaggio al termine del Delta»: «Sono a 5 chilometri da Casal Borsetti: vado poco in riviera, ma se ci vado, questi sono i miei territori… Quante volte nelle mie passeggiate sulla spiaggia dal bagno Bambù verso nord ho provato il desiderio di oltrepassare il filo spinato della recinzione militare. Volevo la maledetta foce del Reno. Volevo vedere la fine di tutto».

Fattori evoca poi i suoi numi tutelari che qui si sono ispirati, contribuendo con le loro creazioni all’immaginario del luogo. Ecco Luigi Ghirri, sommo fotografo di spazi vuoti quanto illuminanti. Ci sono gli scrittori del Novecento dalla genialità stralunata – leggasi Gianni Celati – o, più classico, il ferrarese Giorgio Bassani. Ancora: Luchino Visconti con il suo Ossessione; o un altro regista, stavolta dal taglio documentaristico, ovvero Florestano Vancini. «Solo di film» dice ad Allosanfàn Fattori, «il Delta può riempire libri». Ma tra i personaggi celebri c’è anche un protagonista della cronaca nera, il killer Igor il russo, che in verità era serbo, e nel 2017 ha alimentato una psicosi collettiva con svariati omicidi, concedendo alla zona il suo quarto d’ora di ribalta nazionale.

Sia pure in negativo, tutto serve per comporre il ritratto della Valle Umana, tra i rettilinei degli argini e le prospettive verso il nulla dei canali. Eppure il passo da appuntarsi della nostra «non guida», che avanza e fa marcia indietro tra «Argenta, Comacchio, Ostellato e Portomaggiore», è il seguente: «Pochi anni prima della mio nascita qui era tutto valle, e quando l’Adriatico risalirà, tutto tornerà ad essere palustre, vanificando il lavoro di mia nonna Bruna, mondina, nata nel 1904, e di mio nonno Aldo, scariolante, che era di poco più vecchio. Il loro lavoro ci ha comunque consentito di vivere una piccola epoca all’asciutto, un periodo insignificante per il pianeta, tra due ere acquatiche. Eppure vengo preso da un pensiero molesto, e se fosse stato meglio lasciar tutto al suo destino sommerso originario?».
Nostalgico, post-riscaldamento globale, Saverio Fattori…
P.S.: chi scrive ha attraversato gli stessi spazi alcuni anni or sono, in una primavera in cui il fiume-mondo era rigonfio di acque e di promesse.

Sicuramente, il percorso è stato da turista fotografico, della durata di qualche giorno, come decreta – beffardo – lo stesso Fattori per chi arriva da lontano nella sua terra.

Allora, però, il Delta era sterminato e bellissimo (le foto a colori ne sono solo una pallida testimonianza).

- Giornalista scrittore e fotografo, Mauro Querci ha pubblicato il libro Extralarge – microstorie dal lato lungo del mondo. Noi ne abbiamo parlato qui



