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Allonsanfàn
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The Life of Chuck: dalla fine all’inizio, uno Stephen King quasi poetico

Dalla penna di Stephen King e dai ciak battuti da Mike Flanagan, nasce The Life of Chuck, che è un emozionante inno alla vita (secondo il claim). È abbastanza così, ma io penso che sia  – invece oppure anche – un corroborante omaggio a Sorella Morte.

Non per caso, nella storia si va a ritroso nel tempo, e dal terzo atto – abbastanza macabro – si torna virtuosisticamente al primo. Con l’aiuto di un po’ di matematica e di molta filosofia spicciola, ciò spiegherà pure ai più duri di comprendonio – quelli che come me non capiscono mai i film e poi consultano affannati il web – perché a inizio pellicola ci troviamo in una situazione di progressivo e inquietante black out. Black out del mondo che conosciamo e fine del mondo tout court. Di cui, prima che scoppino le stelle in cielo, sembra resistere un’unica immagine pubblicitaria, onnipresente e ovunque moltiplicata: una pubblicità dedicata a un contabile, un certo Charles Krantz detto Chuck, che sorride e viene ringraziato per i suoi 39 anni di servizio…

Basta. Non dico più niente della trama. Se non che comprende due divertenti e vitalissimi numeri di ballo – questi sì, esaltano l’esistenza – e che nel film fa la sua parte una musteriosa soffitta buia, chiusa a doppia mandata, sita nella torretta di una villetta familiare, dove è meglio che un bambino (o un umano in genere?) non metta piede.

La vita di Chuck
Tom Hiddleston balla con Karen Gillan

Il racconto La vita di Chuck appartiene allo Stephen King che ama narrare di ragazzini adultescenti e fare parco uso di elementi horror, ovvero al King grande narratore popolare, accorato e quasi poetico. Non per niente, qui è ispirato da una celeberrima poesia di Walt Whitman, pluricitata – quella che dice “contengo moltitudini”.

A questo King si adegua il regista. Forse di Flanagan conoscete la serie per Netflix, datata 2023, La caduta della casa degli Usher, assai liberamente ispirata a Edgar Allan Poe. Ma The Life of Chuck rimanda piuttosto a due collaborazioni con King, una per Il gioco di Gerald (2017) e l’altra per il sequel di Shining, Doctor Sleep (2019), nelle quali Flanagan si occupava della sceneggiatura e, come adesso, anche del montaggio.

Promosso con lode dal maestro, prova a regalarci con The Life of Chuck “una storia visionaria e umana, che sfida le regole di un genere per restituirci un’unica, semplice verità: ogni vita è un miracolo”. Quasi Frank Capra, anzi quasi Steven Spielberg, ma amen: il film funziona, “prende” e diverte.

Certo, per mettere insieme tutto, e fare quadrare i conti alla fine, cioè all’inizio, forse qualcosa non si incastra bene e ci annoia qualche prolissa spiegazione non richiesta, come spesso capita quando un volatile racconto fantastico – questo è tratto dalla raccolta Se scorre il sangue (Sperling & Kupfer 2020) – si concretizza in un film. In ogni modo: menzione speciale all’attore britannico Tom Hiddleston (The Night Manager) per la sua abilità di ballerino, e per il giovane canadese Jacob Tremblay, che non gli è da meno e fa pure il moonwalk, mentre è più che bravo Chiwetel Ejiofor, nei panni di un coraggioso uomo medio, misura del tutto, di ogni gioia e di ogni disastro.

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