La sinossi del film dice così: “29 gennaio 2024. I volontari della Mezzaluna Rossa a Ramallah ricevono una chiamata d’emergenza: una bambina di sei anni, intrappolata in un’auto sotto il fuoco di una sparatoria a Gaza, implora soccorso. In costante contatto con lei, aggrappati alla sua voce, faranno tutto il possibile per salvarla”. Nell’auto, colpita da un carro armato israeliano, sono già morti sei famigliari della piccola.
Particolare essenziale: la storia è più vera del vero. Se i volontari sono interpretati da attori che recitano (ricostruiscono fedelmente) un copione tratto dalla realtà, la voce che sentiamo al di là del telefono è la registrazione originale della voce di una bambina. Il suo nome è (era) Hind Rajab, che vedete in foto nell’immagine di apertura. Il film si chiama La voce di Hind Rajab.
Sappiamo tutti come va a finire questa orribile storia, giustamente premiata dai riflettori della Mostra del Cinema di Venezia 2025 (Leone d’Argento), anche se poi noi speriamo, un po’ ottusamente, protetti dal buio della sala, che l’ambulanza dei soccorritori riesca a trovare un percorso concordato e sicuro, e che riesca a trarre in salvo Hind Rajab. Le immagini finali, per quanto attese, sono un autentico shock. I bersagli, la macchina, il veicolo di soccorso, con i corpi dentro, non sono stati solo colpiti, sono stati ridotti a pezzi, disintegrati.
Ho copiato qui sotto due frasi della regista algerina Kaouther Ben Hania, che racconta il suo film sconvolgente per chiunque abbia a cuore, o voglia soltanto fermarsi un attimo e pensare, a quello che è successo e sta succedendo a Gaza. Non scrivo la solita frasetta compensatoria sul 7 ottobre perché non vedo che cosa c’entri qui il 7 ottobre.

Perché il cinema Dice Kaouther Ben Hani: «Anche senza poter accedere a Gaza, alcune inchieste giornalistiche sono comunque emerse. Ma credo che il cinema offra qualcosa di diverso. Non racconta i fatti, li ricorda. Non argomenta, ti fa sentire. Ciò che mi ha perseguitato non è stata solo la violenza dell’accaduto, ma il silenzio che l’ha seguito. E questo non è qualcosa che un reportage può contenere. È qualcosa che solo il cinema, con la sua calma e intimità, può tentare di accogliere. Così mi sono rivolta all’unico strumento che ho (il cinema) non per spiegare o analizzare, ma per preservare una voce. Per resistere all’amnesia. Per onorare un momento che il mondo non dovrebbe mai dimenticare. Questa storia parla anche della nostra responsabilità condivisa, di come i sistemi abbiano fallito nei confronti dei bambini di Gaza, e di come il silenzio del mondo sia parte integrante della violenza».

«Questo film non è solo mio. Porta con sé il peso della fiducia della madre di Hind, la memoria di una bambina la cui voce il mondo non può permettersi di ignorare, e il coraggio di chi ha tentato di raggiungerla: la squadra della Mezzaluna Rossa rimasta in linea con lei, il medico e l’autista dell’ambulanza uccisi nel tentativo. Custodisce la grazia di chi ha perso tutto, eppure ha trovato la forza e la generosità di aprire il cuore e condividere con me il proprio lutto, la propria dignità e un’umanità incrollabile».

A partire dal 25 settembre, gli interpreti Motaz Malhees (Speak No Evil – Non parlare con gli sconosciuti, 200 metri) e Saja Kilani (Knockdown, What’s Your Emergency?) prendono parte al tour italiano di La voce di Hind Rajab presentandolo con il pubblico in sala. Il tour toccherà Roma, Firenze, Bologna, Padova, Torino e Milano. Il link per i biglietti, qui



