Habibiti Luca Guadagnino, mezzo algerino, mezzo palermitano, tutto cittadino del mondo, sei proprio un furbacchione! Un furbacchione di grande grande talento, ché ormai sai girare benissimo film di qualunque genere, e lo fai con evidenti aspirazioni alla Kubrick, ma forse hai ragione tu: nella vita, tanto vale avere modelli alti.
In After the Hunt – Dopo la caccia, con l’aiuto della sceneggiatrice Nora Garrett che tratta con disinvoltura Adorno, Foucault, Kierkegaard, il regista sceglie il tema della cultura woke nelle università, che potrà interessare solo acculturati di New York, Milano, Londra e Parigi, non certo il popolo del Texas, ma resta comunque di grande attualità.

Gira, insomma, un film alla Woody Allen, e lo dichiara sin dall’inizio, copiandogli il celeberrimo font su sfondo nero e regalandoci musica jazz, una casa arredata da Dio, una protagonista, la bravissima Julia Roberts, alta, magra, look maschile-chic, genere giacca di Armani e mocassini minimo di Fratelli Rossetti, sparo a caso, gli eventuali altri sponsor non me ne vogliano.
Julia è Alma Imhoff, professoressa di filosofia a Yale, origini tedesche, in una relazione asessuata con il marito Frederik (Michael Stuhlbarg), accudente e mite psicoanalista. Nomen non omen, Alma la sua anima la mostra pochissimo, professionale al massimo coi suoi studenti, che la ammirano e temono allo stesso tempo. La più soggiogata parrebbe Maggie (Ayo Edebiri), studentessa nera lesbica, che cerca di farsi perdonare la sua immensa ricchezza abitando uno squallido condominio alveare.
Per nulla ricco è invece Hank (Andrew Garfield), altro docente che aspira alla stessa cattedra di Alma, di lei innamorato e sodale, pur facendo un po’ il piacione con tutte. Proprio Hank, dopo una festa piena di amici e studenti a casa di Alma (mai portarsi a casa il lavoro!) viene accusato di abusi da Maggie, che dalla sua mentore cerca subito solidarietà femminile e femminista.
Alma entra in crisi, non sa come comportarsi, tirata per la giacchetta (forse di Armani) da entrambi i protagonisti dello spinoso caso. Nel frattempo la vediamo spesso vomitare nella tazza del water, prendere pillole, conservare religiosamente vestigia del suo passato in Germania. Insomma, la donna ha un segreto, che Maggie ha scoperto, ma anche Maggie ne ha uno, di Pulcinella, visto che sia Hank che Alma se n’erano accorti da subito: ha copiato la tesi di laurea da Agamben (!) e forse, in generale, tende a copiare molto di più, oltre al look della sua professoressa.
Nel mondo woke, paga pegno il maschio bianco etero, epidermicamente sgradevole come Hank, va detto, ma questo non ne fa un sicuro colpevole.
Vince chi ha fiuto per “il giro del fumo”, chi si adegua, chi studia, con furbizia atavica, le nuove regole del gioco e le volge a suo favore, e attenti soprattutto a chi ha subito un danno, ce lo aveva già detto Louis Malle!

Il segreto di Alma sarà svelato nell’ultimo quarto d’ora del film: il ticchettio d’orologio che sentiamo all’ inizio e in altri momenti salienti sembra volerla avvisare che nonostante il suo culto per la privacy, il conto alla rovescia è partito, non ci si può nascondere per sempre.
Ma l’orologio davanti al dipanarsi di questo film piuttosto lungo (138 minuti) non lo si guarda mai: Julia Roberts è bravissima, e ha ragione Guadagnino a dire che questa è la sua più grande interpretazione, implosa, a tratti quasi dolorosa, intensa.



