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Palestina 2048 nei racconti di fantascienza

Per uno come me, cresciuto a pane e Urania (la collana della Mondadori dedicata alla fantascienza), la scoperta di Palestina 2048 (Lorusso editore, 2021, traduzione di Federica Pistono), una raccolta di racconti di fantascienza scritti da dodici autori palestinesi, appartenenti a generazioni diverse, è stata una sorpresa. Non solo perché la science fiction era e tuttora è, almeno in gran parte, una forma letteraria privilegiata da scrittori anglosassoni. Ma anche per il tema che l’antologia cerca di sviluppare, ovvero immaginare il proprio futuro nell’arco, tutto sommato abbastanza ristretto, di cento anni da quella che, per gli storici palestinesi, è la Nakba (parola che nella lingua araba potremmo tradurre come “catastrofe”).

Palestina2048

La Nakba per i palestinesi, è quella che nel 1948 ha portato all’esodo “forzato” di circa 700mila arabi palestinesi dalle proprie terre, a seguito della prima guerra arabo-israeliana. Quella che secondo i libri di storia seguì – a torto o a ragione alla proclamazione unilaterale dello Stato di Israele il 15 maggio di quell’anno, dopo il ritiro degli ultimi reparti britannici da quei territori.

Come ricorda Francesca Mannocchi nel suo bel libro Sulla mia terra. Storie di israeliani e palestinesi (De Agostini, 2024) fino al novembre del 2023, ovvero fino all’invasione israeliana della striscia di Gaza a seguito della terrificante carneficina del 7 ottobre a opera delle milizie di Hamas, all’ingresso del campo profughi di Jenin, c’era un cartello che riportava la seguente scritta “Stazione d’attesa prima del ritorno”. Ma la Storia, questa storia, è essa stessa ostaggio della lunga contesa tra i due popoli, per cui dalla visuale “israeliana” la Nakba non è altro che la loro prima guerra di indipendenza.

«Quando ero bambina» scrive nella sua introduzione Basma Ghalayini, la curatrice dell’antologia «mio nonno ci raccontava del suo negozio a Giaffa, un’attività commerciale che ha gestito con suo fratello fino al 1948, quando è stato espulso verso l’Egitto. Ci diceva che, al momento della partenza, ha impacchettato solo qualche vestito per sé, sua moglie e i loro bambini per star via pochi giorni… Hanno lasciato le lenzuola appese agli stendini, i ceci a mollo nell’acqua e i giocattoli in cortile. Mio nonno ha chiuso la porta, ha messo in tasca la chiave, e si è diretto verso la salvezza, secondo le istruzioni ricevute. Non sono mai più tornati… I rifugiati palestinesi sono, in questo senso, nomadi che viaggiano attraverso un paesaggio della memoria».

Ed è proprio da questa memoria che parte l’antologia, nella quale a dodici scrittori palestinesi è stato chiesto, attraverso un racconto, di immaginare il futuro della loro terra, ovvero di quella in cui sono stati confinati dal 1948.

Palestina2048
Basma Ghalayini

«…Questo è il ruolo della fantascienza» scrive ancora nella sua introduzione Ghalayini «utilizzare il futuro come una tela bianca sulla quale proiettare le inquietudini, le preoccupazioni della società di oggi».

Se pensiamo al manifesto Which Way to Inner Space, con cui oltre sessant’anni fa, nel 1962, lo scrittore James G. Ballard dalle pagine della rivista inglese New Worlds proponeva di spostare l’attenzione degli autori di sciencefiction dallo spazio extraterrestre allo spazio interiore, allora eccoci pienamente nella prospettiva di questa antologia. La fantascienza non è solo quella che indaga il futuro attraverso la tecnologia, muovendosi tra astronavi, pianeti alieni e computer, ma anche quella che immagina i cambiamenti della nostra psiche, del nostro universo interiore, di fronte al modificarsi del mondo e alle sue “catastrofi” più o meno epocali.

«Una fantascienza moderatamente utopica e pochissimo tecnologica» argomenta nella sua postfazione ai racconti, Valerio Evangelisti, il compianto inventore dell’inquisitore Eymerich, con cui ha costruito una straordinaria saga, mescolando immaginazione e accadimenti storici reali (i suoi romanzi sono apparsi non a caso nella collana Urania), «proiettata di poco nel futuro e basata su sviluppi attendibili di tecnologie correnti. (…) La Palestina del 2048 spesso così prende forma con contorni onirici e provvisori. Non è un avvenire consolante. La maggior parte delle storie di questa antologia tende alla tristezza, alla perpetuazione del dolore».

Come Il canto degli uccelli, lo struggente racconto di Saleem Haddad, che apre la raccolta e che pesca in una vicenda con ogni evidentenza realmente accaduta. Vi si narra di una ragazza, Aya, che immagina di reincontrare – non è chiaro se in sogno o in un universo parallelo – il fratello maggiore, suicidatosi qualche tempo prima. Ziad,  questo il nome del fratello, si è impiccato probabilmente per paura del futuro. E anche Aya si ritrova in questa paura di immaginarsi grande. I racconti sono stati scritti prima del 7 ottobre e delle sue altrettanto tragiche conseguenze, ma la fantasia ci riporta straordinariamente all’attualità.

«Il loro quartiere di Gaza City, un tempo pittoresco, con i suoi ampi viali frondosi, gli squisiti edifici di pietra calcarea, i caratteristici caffè e i negozi di mobili vintage, ora somigliava a una zona di guerra. La maggior parte dei palazzi della loro strada era distrutta». E siamo a una sorta di Matrix, ovvero di realtà virtuale, per cui la Gaza ricordata da Aya in realtà non esiste più, perché… «Questa è la vera Palestina… tutto quello che credi di sapere è solo una simulazione. Quelli (l’esercito israeliano, ndr) hanno sfruttato la nostra memoria collettiva, creando un’immagine digitale della Palestina. Ed è lì che vivi».

Una tremenda distopia. Un futuro che sembra ancora peggiore del presente. Allora, non possiamo che fare nostre le parole con cui Evangelisti chiude la sua postfazione: «Cosa augurare a questo nucleo di scrittori palestinesi? Quello che nemmeno loro osano immaginare; una Palestina unita, laica, aconfessionale, in cui arabi ed ebrei possano convivere».


Nella foto in apertura, al-Seqaly Street in Khan Younis, Gaza War, June 11 2024
(Credit:  Israeli destruction on al-Seqaly Street in Khan Younis, Gaza War, June 11 2024 by Rawanmurad2025 is licensed under CC BY-SA 4.0.)

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