Sarebbe stato meglio che Jannik Sinner avesse accettato la convocazione per la fase finale della Coppa Davis? Certamente sì, perché con lui in campo l’Italia avrebbe avuto ottime possibilità di alzare il trofeo per la terza volta consecutiva. Ma soprattutto perché ci saremmo risparmiati i leoni da tastiera che hanno inondato i social network di commenti di tutti i tipi: tanto è austriaco, tanto ha la residenza a Montecarlo, tanto non è andato da Mattarella.
E ci saremmo risparmiati pure il populismo sparso a piene mani da gente che probabilmente non ha mai preso in mano una racchetta da tennis: da Corrado Augias ad Aldo Cazzullo, fino all’immancabile Bruno Vespa, che, lasciato per un attimo il ruolo di “portavoce non ufficiale” del governo Meloni, ha bacchettato Sinner inneggiando invece ad Alvarez “che giocherà la Davis per la sua Spagna”. Che poi intendesse dire Alcaraz è in fondo un dettaglio secondario, l’importante è spargere un po’ di veleno.
Buon ultimo è arrivato quel genio di Fabrizio Corona con una dichiarazione illuminante: “La verità è che pensa di stancarsi troppo per l’Italia, facendo la Davis, perché ha paura di perdere alle Finals di Torino contro Alcaraz, che è più forte, più vero e più uomo”. Peccato che le Finals siano prima della Davis e che Corona abbia perso l’ennesima occasione per stare zitto.

Ecco, Sinner è riuscito a mettere insieme in un colpo solo tutti quelli che non aspettavano altro per criticarlo. Magari gli stessi che lo avevano esaltato quando ha trionfato a Wimbledon: quel giorno era italiano al 100%, anche se con i suoi parla tedesco.
Vediamo allora di fare un po’ di chiarezza. Sinner viene da una famiglia di San Candido in Val Venosta, dove la prima lingua è il tedesco. Nulla di strano. Lui ha sempre detto di sentirsi italiano e di esserne orgoglioso. È cresciuto con principi sani e un’educazione che traspare chiaramente ogni volta che apre bocca. È un ragazzo umile con una grande cultura del lavoro, grazie alla quale è arrivato a vincere quattro prove del Grande Slam e a diventare numero uno del mondo.
Lo scorso anno è inciampato in una vicenda etichettata come doping, quando in realtà il doping non c’entrava nulla. Era stato contaminato dal suo fisioterapista durante un massaggio. Ha pagato con tre mesi di squalifica per omesso controllo, perché un atleta professionista risponde anche per gli errori del suo staff. Una vicenda che avrebbe steso una persona con una testa meno equilibrata di quella di Jannik, che ha confessato di avere addirittura pensato al ritiro.
Il suo comportamento in campo è sempre irreprensibile, mai una protesta, mai un gesto di insofferenza. Ha un grande rispetto per gli avversari che lo ricambiano con altrettanto rispetto.
Finora questo ragazzo di 24 anni straordinariamente maturo ha sbagliato, a mio avviso, soltanto una scelta: non presentarsi al Quirinale un anno fa, quando il presidente Mattarella aveva voluto premiare la squadra di Coppa Davis. Disse che era stanco e fu beccato mentre sciava a casa sua. Ecco, quella fu una caduta di stile non da lui.

Ma veniamo alla discussione che impazza da qualche giorno per il gran rifiuto di giocare a Bologna. Immaginiamo quanto possano essere arrabbiati quegli spettatori che hanno acquistato il biglietto convinti di veder giocare Sinner. Ma questa non è una colpa non attribuibile a Jannik. Se uno compra il biglietto per assistere a una partita del Real Madrid, non è detto che vedrà giocare Mbappé, perché magari quel giorno potrebbe essere infortunato, squalificato o semplicemente in panchina per scelta dell’allenatore.
Sinner ha giustificato la rinuncia con la necessità di preparare al meglio la difesa del titolo degli Australian Open a gennaio 2026. Decisione per alcuni discutibile, ma comprensibile. Il tennis è uno sport individuale che soltanto in occasione della Coppa Davis diventa sport di squadra. Quindi, tanto per essere chiari, il rifiuto di una convocazione della Nazionale di calcio (come ha fatto in tempi recenti l’interista Acerbi) è ben diversa e più grave.
Ma quello che taglia definitivamente la testa al toro è la considerazione che prima di Sinner tutti i grandi tennisti hanno rifiutato di giocare la Coppa Davis: lo hanno fatto Federer, che dopo aver trascinato al successo la Svizzera nel 2014 non l’ha più giocata, fino a Djokovic, Nadal, Murray e molti altri.
Quanto poi all’eroico Alcaraz, che ha manifestato l’intenzione di tatuarsi la Coppa Davis, non solo (al contrario di Sinner) non l’ha mai vinta, ma l’ha giocata pochissimo: appena 8 apparizioni contro le 19 di Sinner. E addirittura ha rifiutato la convocazione precedente, stremato dagli Us Open, e la Spagna ha eliminato la Danimarca per il rotto della cuffia, altrimenti Carlitos avrebbe visto Bologna col binocolo.
Sinner non frequenta i social (anche se ha un account Instagram gestito da un social media manager), ma certamente gli avranno raccontato quanti insulti gli sono arrivati perché, come dice Vespa, parla tedesco e quindi non può essere italiano, perché ha la residenza a Montecarlo e quindi non paga le tasse in Italia e via farneticando.
Magari avrà anche pensato: “Ah sì, non sono italiano? E allora provate a vincerla voi italiani questa Coppa Davis!”.
Nella foto in apertura, la vittoria della Coppa Davis nel 2023



