E allora la storia (la storia cambia?)
non è più la stessa (ma cosa ti avevo detto, io?)
se un giovane grida, e grida e fa i nomi
da una finestra.
E rischia la pelle
perché i nomi son tanti (son tantissimi!)
guardare giù in fondo alle Pagine Gialle
alla voce, Bastardi! (E allora?)
Paolo Rossi lo ripete diverse volte nella presentazione alla sua ultima produzione, Operaccia satirica, andata da poco in scena al Teatro Comunale di Ferrara. «I miei maestri ? Fo, Gaber e Jannacci». E le citazioni non mancano: dalla rivisitazione de L’uomo che perdeva i pezzi e dallo spettacolo Far finta di essere sani che Gaber portava in giro per l’Italia nel 1973 (e sembra ieri!), 0 dall’ultima performance sanremese in coppia con Jannacci nel 2011, I soliti accordi.

«Mentre scendevamo da quella incredibile scala… che di per sé era già un’impresa… Enzo si china e mi sussurra all’orecchio: “Ma sai che non mi ricordo più il testo della nostra canzone”. E non capivo se scherzava o se faceva sul serio».
Un aneddoto esilarante, che rivela molto del grande Jannacci e che Rossi ha raccontato già in altri spettacoli. Perché probabilmente è realmente accaduto: un brivido lungo la schiena, Enzo è riuscito a darlo anche a un comico scafato come Paolo.
«Da Fo ho imparato che a teatro bisogna saper copiare. Come si fa a scuola. Non parola per parola, ma cambiando qui e là alcuni passaggi. E poi nuovamente. Cosicché dopo quattro o cinque interventi la storia è abbastanza diversa dall’originale, tanto da essere ormai irriconoscibile. E funziona. Dario venne ad ascoltare una mia recita a teatro e mi fece i complimenti per una certa storiella che raccontavo. Non si era minimamente accorto che l’avevo ripresa da un suo spettacolo di qualche anno prima»,
Sul palco affiancano Rossi i suoi due fedeli musicisti, Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari, rispettivamente chitarra elettrica e sezione ritmica (con contrabbasso e piatti). Con la presenza fissa della brava Caterina Gabanella, che dal pattinaggio artistico (è stata anche medaglia di bronzo ai Campionati italiani del 2006) è ormai da diversi anni passata alla recitazione.
Ma Paolo Rossi è un vero animale da palcoscenico, come Gaber. Regge le quasi due ore di spettacolo senza mai ripetersi e con un piacere per l’affabulazione che indubbiamente rimanda al teatro di Dario Fo. Il gusto per l’assurdo e per il paradosso, invece, lo avvicina a Jannacci. Al suo stralunato modo di muoversi e di cantare. Ed è emblematico che le ultime, profonde riflessioni dell’artista di origini pugliesi, siano state consegnate dal figlio Paolo, proprio a Rossi, perché se le portasse in giro.
«(…) La vita è incomprensibilmente una sola. La vita è un avvicendarsi di fatti crudi, nudi, curiosi, gioiosi, musicali, che ci girano tutti intorno mentre noi invece pensiamo ad altro. Per quello che mi riguarda non esistono né vita né morte ma solo varietà e monotonia, praticamente un musical».

Parola di Jannacci, che in fatto di canzoni era indiscutibilmente un innovatore. Forse tra i più importanti del secolo appena trascorso. Precursore del filone demenziale, ma capace anche di scrivere e interpretare canzoni d’amore indimenticabili e originali, come Io e te del 1979. O La mia morosa la va alla fonte, da cui Fabrizio De André – come riconoscerà anni dopo – ricaverà una delle sue ballate più famose, Via del Campo.
Quando erano in tre ad aspettare Godot
Nella sua unica vera prova teatrale, Jannacci ha messo in scena, con l’amico Gaber Aspettando Godot di Samuel Beckett. Era il 1990 ed al Carcano (cinema e teatro di Milano in cui è ambientata la sua famosa Veronica che faceva l’amore in pè) sul palco, in quella incredibile pièce, c’era anche Paolo Rossi.
Che effetto fa lavorare su un autore classico come Beckett? Jannacci: «All’inizio ero un po’ sorpreso, un po’ stravolto, perché… ma qua non si ride mai? Com’è, è un sopruso, è un falso. Cioè, non per presunzione, ma Giorgio (Gaber) sa fare cose più belle!». Gaber: «Ah, ah, ah. È pazzo, è proprio pazzo…». Jannacci: «Sì, io sono pazzo ma non sono mica scemo» (intervista di Daniela Cohen, da Chorus, 1990).
Che peccato che di questa esperienza non resti quasi traccia. Spezzoni li abbiamo visti nel docu film Enzo Jannacci: vengo anch’io di Giorgio Verdelli del 2023, ma purtroppo chi l’ha persa dal vivo, e siamo in tanti, non può più recuperarla.

Jannacci è nelle vesti di Estragone, che secondo una recensione dell’epoca, sembra il suo fratello gemello: schizzatissimo, paradossale, improbabile (L’Europeo del 2 giugno 1990).
A Gaber invece spetta il ruolo più “quadrato” di Vladimiro. Mentre il piccolo Rossi sta nelle vesti dell’enigmatico Lucky.
Nella foto in apertura, Paolo Rossi con Orciari e Dell’Aquila in Operaccia satirica



