UN BLOG
IN FORMA DI MAGAZINE
E VICEVERSA

Allonsanfàn
{{post_author}}

Jafar Panahi. Un semplice incidente nel cupo Iran della tortura

Sembra un paradosso che da un Paese buio come l’Iran arrivino film così luminosi e capaci di costruire la loro ragion d’essere sui dilemmi morali della contemporaneità. Ma forse ciò accade proprio perché, a quel buio ottuso e crudele, i metri di pellicola (pardon, le immagini digitali) sono con grande coraggio e fatica sottratti. Né è più una sorpresa vedere ribadita, in un luogo dominato dal cupo fanatismo religioso, un’idea di cinema civile che chiama in causa, nessuno escluso, anche l’ultimo degli spettatori seduto in una tranquilla (si fa per dire) platea dell’Occidente.

Dopo Mohammad Rasoulof, di cui abbiamo amato e applaudito la versatilità di racconto e la capacità critica nel monumentale Il seme del fico sacro – e peccato non averlo visto vincere una statuetta agli Oscar 2025! – tocca a Jafar Panahi, e al suo vorticoso talento di narratore, prendersi la ribalta internazionale con Un semplice incidente.

Un semplice incidente Jafar Panahi

Jafar Panahi, classe 1960, già assistente alla regia per Abbas Kiarostami (che sceneggiò per lui Il palloncino bianco e Oro rosso), è uno dei maggiori cineasti iraniani e, tra gli altri premi, si è ampiamente meritato la Palma d’oro alla 78esima edizione del Festival di Cannes con questo film girato clandestinamente, senza il permesso ufficiale delle autorità, a conferma dell’impegno nel difendere l’integrità e l’indipendenza del suo “cinema che non mente”. Comunque: questo è il primo film da lui diretto dopo l’incarcerazione nella prigione di Evin, dal luglio 2022 al febbraio 2023.

Fuori dai luoghi comuni e lontani dalle lodi comuni, Un semplice incidente inscena una dilaniante vicenda sul tema della violenza e della vendetta, imperniata su una ferita rimasta aperta, anzi spalancata, nella guerra fratricida che in Iran si combatte tuttora.

Ecco la trama (con l’aiuto di Wiki). Tornando a casa la sera con la moglie e la figlia piccola, un uomo sfascia la sua auto investendo un cane e cerca aiuto nei paraggi. Questo incidente avrà conseguenze inattese, poiché Vahid, un meccanico dell’officina a cui l’uomo si rivolge, crede di riconoscere nel suo passo strascicato, dovuto all’uso di un arto artificiale, quello dell’anonimo ufficiale dei servizi segreti che anni prima l’ha torturato in carcere.

Un semplice incidente Jafar Panahi

Desideroso di vendetta, Vahid lo rapisce ed è in procinto di ucciderlo e seppellirlo nel deserto quando viene assalito dal dubbio: essendo rimasto sempre bendato durante le torture, non può essere sicuro di aver imprigionato l’uomo giusto. Riunisce quindi altri ex prigionieri come lui per farsi aiutare nell’identificazione del presunto aguzzino, soprannominato Eghbal (Gamba di Legno). La fotografa di matrimoni Shiva se ne ricorda il puzzo di sudore; l’operaio Hamid è certo di riconoscerne la voce; la sposina Golrokh è pronta a non presentarsi all’altare pur di vendicarsi dello stupro subito. Ma le cose si complicano di continuo mentre anche noi ci dibattiamo nell’incertezza riguardo l’identità di Gamba di Legno e riguardo la liceità della sua punizione…

Il segreto di Jafar Panahi è il suo marchio di fabbrica: sa unire dramma e brillante ironia, muovendosi nella più drammatica delle trame sul sottile confine tra tragedia e grottesco. Ed è proprio l’ironia, cifra distintiva del suo “vedere attraverso il cinema”, che gli permette di portare in scena l’assurdità dei meccanismi di potere – qui ci sono anche guardie corrotte che accettano prebende munite di pos – e la fragilità dei giudizi morali, quella dei suoi personaggi e di chi siede in platea. Ancora: è l’ironia che ci consente di arrivare ai quasi intollerabili 20 minuti finali.

Nella parte conclusiva, infatti, il film cambia tono: lascia ogni tentazione di affabilità da black comedy e, alzando al limite la tensione, si trasforma in un feroce corpo a corpo tra bene e male, per poi lasciarci nelle orecchie l’eco di una minaccia che non si dissolve al the end e ci accompagna anche una volta usciti dalla sala, per strada.

Un semplice incidente Jafar Panahi

Dopo aver vinto a CannesUn semplice incidente è stato designato dalla Francia come candidato ufficiale agli Oscar 2026 per il Miglior Film Internazionale. Una buona notizia.

I social: