Chi, di Milano, ha una certa età, o diciamo esperienza, in FILMMAKER può trovare il nuovo assoluto o il più eccentrico dei ricordi. Vale per me: per esempio, il posto (filmico) dove andrò a curiosare di sicuro è una sezione laterale, Moderns, dove si raccoglie il cinema sperimentale di Francesco Ballo – lo ricordo con affetto anche come massimo esperto di Buster Keaton – e di un gruppo di spericolati adepti, che agiscono nella terra di nessuno e di tutti della ricerca fra generi e formati. A buoni conti, mi sono segnato qualcosa che credo di abbastanza facile decrittazione: il lavoro “sui bordi della letteratura e della memoria” di Filippo Ticozzi che, con Io mi sono conosciuto nel sogno, esplora il mondo poetico di Guido Morselli unendo alle parole i film in 8mm dello scrittore…

Ma questo è “elitarismo”, parlando di una rassegna, FILMMAKER FESTIVAL 2025, che dal 15 al 23 novembre raccoglie sugli schermi di Arcobaleno Film Center, Cineteca Milano Arlecchino, Cineteca Milano MIC e Careof ben 90 titoli, 38 prime mondiali e 14 italiane, decine di ospiti, sette sezioni: Concorso Internazionale, Concorso Prospettive, Fuori Concorso, Retrospettiva Valie Export, Filmmaker Moderns, Interferenze, Filmmaker Expanded.
FILMMAKER rinnova l’incontro con le espressioni più interessanti del cinema ed è giusto che apra con un dinosauro, venerando e indomabile, il Werner Herzog di Ghost Elephants (un frame nella foto di apertura del post). Questa volta, Herzog si è messo a camminare alle spalle di Steve Boyes, biologo sudafricano a caccia di misteriosi “elefanti fantasma”, creature che abiterebbero gli altopiani dell’Angola e della Namibia, e forse nessuno ha mai visto… Aspettiamo improvvise e inusitate epifanie mentre, qui di seguito, introduciamo al meglio della rassegna, dopo aver saputo che FILMMAKER 2025 chiude in levare e (credo) in leggerezza con Gioia mia, l’esordio di Margherita Spampinato a gettare un ponte tra vecchi e virgulti della iper connessione.
CONCORSO INTERNAZIONALE
Tredici i titoli, tutti in anteprima italiana o mondiale: sceglierò di vedere quelli che più mi promettono attualità. Ma qui per adesso, e per completezza, vi lascio un brano del comunicato di presentazione della rassegna.
“Il corpo delle donne come campo di battaglia dalla traumatica rivoluzione khomeinista del 1979 a oggi è al centro di The Vanishing Point della regista e artista iraniana – con base a Parigi – Bani Khoshnoudi.

Le questioni di genere risuonano in Mater Insula di Fatima Bianchi – uno dei due titoli italiani della sezione, in prima mondiale – in cui la regista mette al centro l’esperienza della maternità nelle sue complessità insondabili. Anouk Chambaz, artista e videomaker, esplora in Di notte le memorie infantili e i loro traumi.
Che cinema fare ai tempi di Gaza? Con questa domanda si confronta Abbas Fahdel, iracheno, autore nel 2015 di Homeland: Iraq Year Zero definito da Sight and Sound uno dei dieci documentari del millennio. Tales of The Wounded Land, premio della Giuria allo scorso Locarno, è un diario che narra a partire dal vissuto del regista l’attacco di Israele al Libano, dove abita con la moglie e la figlioletta.

È invece il paesaggio sociale e politico degli Stati Uniti che indaga James Benning, filmmaker e artista americano in Little Boy. Il titolo, ispirato al nome della bomba sganciata su Hiroshima nel 1945 dagli americani, ne traccia una storia attraverso i discorsi dei presidenti Usa, da Eisenhower a Trump.
Ci pone domande estremamente attuali Kevin B. Lee in Afterlives, un desktop film che si mescola al video essai per indagare la rappresentazione della violenza contemporanea. Mentre Adrian Paci esplora in Merging Bodies la tensione fra il corpo degli operai, la materia e il ritmo della fabbrica in una idea di “reincantamento” della propria attività quotidiana.
Le distopie delle emozioni sono la materia su cui lavora Denis Coté in Paul. Il pluripremiato regista del Quebec si relaziona con un ragazzo sovrappeso e depresso che ha trovato la sua dimensione nel nickname social con cui si propone come slave.
Parlano di migrazioni i lavori di Sylvain George (Nuit obscure – Ain’t I a Child?) e di Basma al-Sharif (Morgenkreis). Nel primo, che conclude la trilogia Nuit obscure, il cineasta francese ritrova i ragazzi che ha filmato per diversi anni da Melilla a Parigi, dove le loro strategie di sopravvivenza rivelano la crisi delle democrazie europee. La stessa messa in evidenza da al-Sharif nella vicenda di un padre e di un figlio in Germania alle prese col questionario dell’integrazione.
Come sarebbe un mondo senza adulti? Prova a immaginarlo Ben Rivers in Mare’s Nest, ispirato a un racconto di Don De Lillo.

L’invenzione di un territorio modula la narrazione di Maureen Fazendeiro nel suo lungometraggio di esordio, As Estaçoes (Le stagioni). Girato nell’Alentejo, in Portogallo, in 35 mm, ritrova le tracce della Rivoluzione portoghese del 25 aprile, i miti, le leggende di una terra e dei suoi abitanti, le contraddizioni del presente.
Bari ieri e oggi, le incessanti gentrificazioni. Fabrizio Bellomo con L’albero di trasmissione 2-La vendetta – secondo titolo italiano del concorso in prima mondiale – indaga le trasformazioni forzate di un quartiere e dei suoi abitanti”.
CONCORSO PROSPETTIVE
È riservato ai giovani filmmaker italiani fino ai 35 anni ed è quindi pronto a accogliere nei venti titoli in prima mondiale o nazionale il pensiero visivo della cosiddetta Generazione Z.

Per orientarmi, scelgo la bussola del cosiddetto “territorio”, e mi segno: la Liguria che smotta (Frana futura di Sofia Merelli), la Laguna in pericolo sempiteterno (Le isole non si sentono mai sole di Andrea De Fusco) prima di fare quattro passi d’obbligo nella Milano soggetta alla gentrificazione (Il Passaggio di Giovanni Santostasi).

Mi segno anche Imaging di Chiara Ferretti, che sceglie come terreno di indagine la moda e sono interessato a una trasferta romena – un Paese raccontato in chiave familiare – offerta da The Silent Majority of Good Romanian di di Luca Pinteala.
FUORI CONCORSO
Cinque proposte. Segnalo Put Your Soul in Your Hands and Walk che narra Gaza e il genocidio attraverso il dialogo fra la regista Sepideh Farsi, iraniana della diaspora, e Fatima Hassona, giovane giornalista e fotoreporter palestinese che sta a Gaza City assediata dagli israeliani.
“Come mostrare il genocidio, la tragedia del nostro tempo? Put Your Soul on Your Hand and Walk osa guardare nell’inferno della guerra senza filtri, attraverso semplici videochiamate. Fino al finale, quando Fatima e la sua famiglia vengono uccise dall’esercito israeliano, lo scorso aprile”.

Alla stessa domanda, “come parlare del genocidio?” prova a rispondere dall’interno di Israele Nadav Lapid in Yes “uno spietato smascheramento della società israeliana, delle sue viltà, delle sue responsabilità. Lapid, israeliano che ha scelto di vivere a Parigi, da sempre molto critico verso il suo Paese, in uno stile punk e dissonante, accetta senza compromessi la responsabilità di realizzare un film nell’oscenità di un paese genocidario”.

Fuori dal tema (inevitabile, necessario, che altro si può dire di sensato?) mi incuriosisce il lavoro di Claire Simon in Ecrire la vie. Annie Ernaux racontée par des lycéennes et des lycéens. Lo sguardo della regista francese incontra la scrittura egoriferita di Annie Ernaux. Filmando in diverse scuole della Francia, fra le giovani e i giovani liceali che leggono i testi del controverso Premio Nobel 2022.
Last but not least, avendo appena recuperato Heimat su MUBI, punto sul film saggio Leibniz-Chronicle of a Lost Painting di Edgar Reitz, nel quale il regista tedesco esplora il ruolo delle immagini e il loro potere di rappresentazione. Al centro, vi è la figura di Leibniz che la regina Carlotta di Prussia vuole far ritrarre da un famoso pittore…
BODY DOCUMENTS
E ancora: è dedicata alla artista austriaca Valie Export la retrospettiva di Filmmaker 2025. Il focus curato da Tommaso Isabella, e realizzato con la collaborazione del Forum Austriaco di Cultura a Milano, vuole esplorare l’opera di un’icona dell’arte contemporanea, riferimento per artiste delle generazioni successive – da Marina Abramovic a Cindy Sherman – fra le prime a mettere in discussione lo sguardo maschile e il patriarcato attraverso la pratica della performance.
INTERFERENZE BERIO
È la sezione dedicata al centenario della nascita di Luciano Berio (1925-2003), geniale compositore del Novecento. FILMMAKER lo omaggia tra l’altro con il prezioso Il canto d’amore di Prufrock (1967) di Nico D’Alessandria, ispirato al poema di T.S. Eliot, che unisce la recitazione di Carmelo Bene alla musica del maestro. Ma in programma c’è molto di più.
FILMMAKER EXPANDED
Conclude o con la sezione dedicata alle esperienze immersive e XR Filmmaker Expanded, iniziativa organizzata in collaborazione con XR Lab (Centro di Ricerca Coordinata EXT – Extended Realities) e ERC Advanced Grant AN-ICON, ospitati dal Dipartimento di Filosofia Piero Martinetti dell’Università degli Studi di Milano.
INFO e PROGRAMMI
Associazione Filmmaker. Tel. 02 49445934 – segreteria@filmmakerfest.org
Website, qui #FilmmakerFest2025 – #FMK2025



