Benvenuti a Shelby Oaks. È una città fantasma di cui sono rimasti “in vita”, dopo il tracollo, solo il luna park, la cui grande ruota panoramica è stata inglobata dalla vegetazione, e un turrito carcere molto dark e molto old fashion, ora pure molto diroccato, emblema certo del buio dell’anima di chi vi era rinchiuso.
Da queste parti, intorno alla ghost town, indagavano degli investigatori dell’incubo, gli youtuber del gruppo Paranormal Paranoids, degni di una precoce fama web, cresciuta a dismisura quando scomparvero nel nulla proprio a Shelby Oaks. E sì che erano stati avvisati di un nascosto pericolo dalla più nervosa e sensitiva dell’équipe, la ragazza Riley (Sarah Durn), bella, bionda, innocente ma forse predestinata. Comunque: è sparita anche lei.

Prima dei titoli di testa, un (falso) docu ricostruisce con professionalità il mistero, “montando” ponderate dichiarazioni di poliziotti amareggiati e le lacrime indomite di Mia (Camille Sullivan) – era la sorella di Riley, la sorella maggiore che cerca ancora la minore.
Niente succede finché si presenta alla porta di Mia un uomo che sa qualcosa – si capisce subito, prima di uno sparo, che è un uomo terribile, pericoloso. E il film, fino a allora vissuto tra interviste e falsi tg, decolla davvero, lanciato da registrazioni very rough di una cassetta ritrovata…
A poco a poco, prende forma nella mente di Mia l’idea che Riley non sia stata semplicemente una bambina soggetta agli incubi, ma che fosse davvero perseguitata da qualcuno o da qualcosa che fin da quand’era piccola la guardava minaccioso dalla finestra… Basta. Ho detto fin troppo. Aggiungo solo che un cane nero dagli occhi luminosi farà da psicagogo (cattivo) quando Mia, ardita e assai avventata, si perderà indagando nella notte scurissima di Shelby Oaks…
Mike Flanagan, gran cerimoniere dell’horror cinematografico secondo Stephen King, benedice qui un progetto ruspante del critico e youtuber Chris Stuckmann – oltre 2 milioni di spettatori per le sue recensioni cinematografiche – fondato sul crowdfunding. Per meglio dire: Shelby Oaks – Il covo del male è il film horror con il più alto finanziamento mai realizzato su Kickstarter, con oltre 14.000 sostenitori e 1,4 milioni di dollari raccolti.

Il denaro è servito a stipare di tutto e di più nel film, che si abbevera nella varietà dei linguaggi alle fonti di The Blair Witch Project e Rec per poi imparentarsi a classici del tipo di Hereditary e The Conjuring. Stuckmann tiene a far sapere che per Shelby Oaks si è ispirato alla propria esperienza personale, segnata da un’infanzia trascorsa in un ambiente religioso oppressivo e da una lunga separazione dalla sorella: “Dietro questo film c’è il bisogno universale di ritrovare chi abbiamo perduto. La paura qui non nasce solo da ciò che si vede, ma da ciò che non possiamo più capire o controllare”. Sia detto per nobilitare, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il veicolo dell’horror.
Comunque. Dal positivismo del docu Stuckmann ci traghetta fino all’incubo del demoniaco, fornendoci un vero finale – da prendere o da lasciare, ma tante grazie a lui che non se la cava lasciando, come spesso accade, lo spettatore perplesso davanti a uno schermo nero. Ovvero: ci si diverte. Ci si inquieta ecc. ecc. Manca solo un colpo di genio.



