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Il mostro e la storia di Renzo Rontini, padre di una vittima

Un volto da vecchio lupo di mare, segnato dal dolore. L’altra sera, mentre seguivo su Netflix la prima puntata della serie intitolata Il mostro, mi è tornato in mente all’improvviso.

Mi è tornato in mente il viso di Renzo Rontini, che avevo incontrato tantissimi anni fa (era l’autunno del 1998) per parlare del mostro vero, quello che a Firenze uccise otto coppie tra il 1969 e il 1985. Tra le vittime Pia Rontini, 18 anni, figlia di Renzo, ammazzata (e mutilata) il 29 luglio 1984 con il fidanzato Claudio Stefanacci, che di anni ne aveva 21.

Non sono un’appassionata di serie tv, ne vedo una puntata e poi dimentico di seguire le altre, non so dire se Il mostro rispetti quello che è successo davvero o se abbia romanzato i fatti.

Ma ricordo bene quell’uomo. E la tensione provata durante l’intervista che gli avevo fatto nella sua casa di Vicchio, piccolo borgo del Mugello, a pochi chilometri dal luogo dove la figlia era stata trucidata.

mostro firenze rontini
Renzo Rontini

Lui mi aveva parlato del ritrovamento dei due cadaveri in un piccolo prato, circondato dagli alberi, chiamato La Boschetta. E della promessa che aveva fatto a se stesso e alla figlia che non c’era più: «Cercherò il colpevole, otterrò giustizia».

Fino a quel giorno Rontini era stato un uomo di successo. Sposato con la svedese Winnie, conosciuta nel 1959 e mai più lasciata, lavorava sulle navi di una compagnia importante. Prima come capitano di macchina poi come ispettore. Girava il mondo, guadagnava molto bene.

Poi il mostro.

Per cercare la verità Rontini aveva lasciato il lavoro, detto addio al mare. Perso tutto. E accettato di tutto. Aveva incontrato faccendieri e strani investigatori. Sopportato il tormento di minacce e lettere anonime. Era andato in televisione, fatto appello ai presidenti della Repubblica che si erano succeduti. E non era mancato a una sola udienza dei processi sul mostro celebrati a partire dal 1994. Quattordici anni di ricerche le sue, tra avvocati e tribunali, confronti e scontri, sentenze e appelli. «Mi sono mangiato tutto» mi aveva detto. «I soldi, i quadri di mio padre, un pittore quotato. La mia casa è andata all’asta. Ma non potevo fare altrimenti. Se non avessi vissuto sul mare 27 anni, se non avessi rischiato la vita nelle tempeste più violente, forse non ce l’avrei fatta. Invece ho tenuto duro, non ho abbassato gli occhi neppure quando, in un’aula di tribunale, hanno proiettato le foto dei corpi mutilati di mia figlia e delle altre vittime del mostro».

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La notizia dell’uccisione di Pia Rontini e del fidanzato Claudio Stefanacci

Guardo la serie Il mostro, non ci sono inquadrature violente, si respira un’aria di mistero e inquietudine, è sicuramente un buon prodotto televisivo.

Ma non è la storia vissuta da Renzo Rontini e da chi, come lui, ha visto i figli uccisi nelle campagne intorno a Firenze.

Per quegli omicidi più persone furono condannate, alcune poi assolte, altre solo arrestate ma mai processate. E a decenni di distanza continuano a emergere punti poco chiari, tra presunte nuove prove ed elementi ancora da esaminare. Rontini mi aveva detto: «Rimane da scoprire chi è la mente, quella persona malata che ha pagato perché venissero massacrate le coppiette e ci si impadronisse di feticci umani. Chi è questa persona che forse ora gira indisturbata in strada».

Lo avevo salutato augurandogli di trovare un po’ di pace. «Voglio la fine di tutti i processi, voglio la verità. Poi, quando il silenzio scenderà su questa storia, forse sarò più sereno».

Poche settimane dopo, alle 11.10 del 9 dicembre 1998, Renzo Rontini moriva per un attacco cardiaco in via San Gallo, nei pressi della Questura di Firenze. Aveva 68 anni.

Ancora oggi la verità sul mostro di Firenze non è completamente accertata.

  • Nella foto in apertura, dettaglio della locandina della serie tv Il mostro in onda su Netflix
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