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Put Your Soul On Your Hand and Walk. In morte di una reporter di Gaza

Put Your Soul On Your Hand and Walk è insieme un docu sulla guerra e un dialogo, un incontro telefonico via video, in precaria connessione, tra due donne, entrambe portatrici di una storia particolare.

Sepideh Farsi è una regista iraniana che vive a Parigi e, anche se non conosciamo nei particolari gli eventi della sua vita, veniamo a sapere che è stata in carcere nel suo Paese. La seconda donna è Fatima Hassouna, giovane fotografa che abita con la sua famiglia nel nord di Gaza: con le immagini, sta documentando l’assedio feroce cui è costretta la sua terra.

Nell’aprile del 2024, impossibilitata a entrare a Gaza, Farsi si era recata al Cairo, dove aveva filmato i rifugiati palestinesi nella capitale egiziana. Al Cairo, un uomo che aveva da poco lasciato Gaza le nomina Fatima Hassouna, “brillante e talentuosa fotografa”. Si stabilisce un primo contatto tra le due donne.

Farsi progetta di realizzare con Hassouna un docu sulla situazione palestinese per denunciare la tragedia meno raccontata – e più occultata ai giornalisti – dell’evo contemporaneo.

Put Your Soul On Your Hand and Walk

Le videochiamate preparatorie, che durano circa un anno e che ora vediamo sul grande schermo, sono esse stesse parte di un dramma e del suo epilogo, sono il risultato per certi versi tragicamente frustrante di un forzato silenzio. Che cosa accade? Un giorno Farsi comunica a Hassouna che avranno la possibilità di presentare il loro progetto al Festival di Cannes e che sono entrambe invitate sulla Croisette. Fatima è felice della notizia. Il giorno dopo, il 16 aprile 2025, la casa degli Hassouna viene distrutta da missili di precisione che uccidono Fatima e gran parte della sua famiglia. Commenta Farsi: “L’edificio è stato preso di mira, visto l’alto numero di giornalisti e fotografi uccisi dall’esercito israeliano a Gaza”.

Ecco così che le telefonate “preparatorie” diventano per Farsi l’unico materiale disponibile per un film, che viene egualmente alla luce nella sua semplicità. Put Your Soul On Your Hand and Walk raccoglie le discussioni tra le due donne, una che domanda, l’altra che racconta: Fatima parla del quotidiano, di ciò che vede attorno a sé, mescola notizie d’attualità con i progetti di una ragazza che vorrebbe viaggiare con la sua macchina fotografica. Descrive le dure condizioni di vita imposte alla popolazione di Gaza e nomina le vittime civili, tra cui alcuni dei suoi familiari. Le videochiamate, spesso interrotte dalla cattiva connessione Internet, si intrecciano con il lavoro di fotogiornalista di Fatima, incentrato in particolare sulle sofferenze dei bambini, e con i notiziari tv che forniscono il contesto internazionale al genocidio in corso.

Gaza nel 2024, durante la preparazione del docu

Dice Fatima Hassouna: “Se muoio, voglio una morte rumorosa, che sia sentita da tutto il mondo”. Le è concessa qui, purtroppo.

La voce e l’immagine spesso sorridente di Fatima (1999-2025) rimangono anche dopo che il film è terminato, restano vive negli spettatori come la straziante richiesta di aiuto di una bambina, quella che abbiamo appena ascoltato ne La voce di Hind RajabEra il 29 gennaio 2024 e la piccola Hind veniva trucidata insieme alla sua famiglia da un carro armato israeliano. Lunga vita a questo cinema fatto con le realtà scomode e nascoste di un massacro.

In apertura, Fatima Hassouna 

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