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Allonsanfàn
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I podcast di storia. Dalla rockstar Barbero al quasi sapiens Damini

Ti racconto una storia. Anzi, ti racconto la Storia. Infilati un paio di cuffie, scegli il podcast che ti pare, e ascolta.

Si, ma quale podcast? L’offerta è abbondante, pure troppo (anche se non supera, come potrebbe, quella dei vari Crime), e non sempre ottima, con voci assortite che vanno dal professionale allo spontaneo, dall’impostato al retorico, dal soporifero all’enfatico.

Se siete di quelli che rimpiangono le superbe affabulazioni di Alessandro Barbero, sappiate che in giro, nel web, non c’è nulla di simile. Detto questo, c’è tuttavia parecchio, e vale la pena farci un giro. Abbiamo trovato fascino da vendere, per esempio, nei podcast di Paolo Colombo (su Chora Media e sul Sole24), scapigliato, trascinante, sorridente e assai ironico docente di Storia contemporanea, capace di inchiodarti a personaggi, vicende, rievocazioni scritte con estrema maestria (e uno stile che ricorda, a tratti, quello di Marco Paolini).

podcast stopria
Alessandro Barbero al Festival della Mente 2012

Abbiamo seguito diligentemente tutte le lezioni (oltre 300) del volenteroso Ermanno Scrip Ferretti, anche lui docente di storia, che con piglio più classico, ma impegno commovente, voce gentile e ottimi risultati, parte dall’anno Mille e finisce ai nostri giorni.

Abbiamo apprezzato anche ciò che spiega Mauro Lanzi, che dopo una vita da dirigente industriale si è tuffato nella sua antica passione per la storia, e con voce piacevolmente cantilenante, qualche inciampo sulle parole (il che lo rende ancora più autentico) e profonda cognizione di causa, si fa seguire senza sforzi dall’inizio alla fine, anche quando riepiloga con entusiastici dettagli tutte le principali battaglie della Seconda guerra mondiale.

Ogni tanto ci affidiamo pure, con il dovuto rispetto, alle divagazioni geopolitiche di Dario Fabbri, «Colui che sa» e, per nostra fortuna, ci illumina, liberandoci dai legacci mentali di un insegnamento storico tradizionale (e, a suo dire, del tutto inadeguato). Lo fa benissimo, va ammesso, sprezzante del rischio incombente della supercazzola erudita.

Alla fine, siamo incappati in Guido Damini, il più giovane tra i podcastisti di Storia. Il più scanzonato, sarcastico, fintamente umile (si definisce “storico da bar”, pur essendosi laureato con lode), che racconta ogni cosa all’insegna del più sfrenato sfottò. I suoi “Cenni storici per fare lo splendido” sono pillole di umorismo degne di un cabarettista, dove una raffica di spiritosaggini trasforma il Medioevo (il suo bersaglio preferito) in un periodo demenziale e meravigliosamente trash.

Podcast storici

Il successo forse imprevisto del podcast lo ha convinto ora a scrivere un libro (Quasi Sapiens, dalla scimmia a Trump, edito da Utet), in cui la storia dell’umanità si dipana in “cento cenni storici” sempre all’insegna dello stesso mood, prendendo per il culo un po’ tutti, da Cesare a Voltaire, da Robespierre a Churchill e così via, ma appena sotto le innnumerevoli battute si intravede una conoscenza del passato affilata come un bisturi.

Qua e là, tra una rivoluzione, la fine di una dinastia e una dichiarazione bellica, non mancano frecciatine ad Alessandro Barbero, Dario Fabbri, Alberto Angela, Noah Harari Yuval (quello di Sapiens, cui Damini non a caso fa il verso nel titolo del suo libro), segno che di rivalità, competizione e pretese territoriali – sia pure metaforiche – è fatta non solo la grande Storia ma anche quella di chi la racconta, guardando un po’ in cagnesco gli altri “colleghi” e pensando in cuor suo l’eterno “cos’ha lui che io non ho?”.

(Credit:  The Hellenistic Sculpture by Tilemahos Efthimiadis is licensed under CC BY 2.0.)

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