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Valentina Berengo. Raccontare libri, un’arte tra letteratura e mercato

Lo scrittore ha scritto il libro (frutto del suo ingegno), l’editore (fortunatamente) glielo ha pubblicato… e ora? Ora mo’ quel libro deve vedersela col suo destino di “prodotto editoriale” tra migliaia di altri suoi consimili, ottantamila nuovi titoli ogni anno: una breve vita pubblica (probabilmente nel giro di tre mesi scadrà obsoleto nel retro delle librerie) e intanto però assai movimentata, su e giù per l’Italia in Book Store, Saloni, Fiere, Circoli Letterari, in ogni luogo dove la contemporanea editoria major, ma anche quella media e piccola, celebra i propri imprescindibili riti: la presentazione con firmacopie, l’intervista allo scrittore. Eventi che richiedono la presenza (per contratto) dello stesso autore/autrice nonché di un intervistatore/intervistatrice. Che ha il compito, quest’ultimo/a, di presentare il libro in pubblico, raccontarlo ma non troppo, leggerne dei brani che avrà estrapolato con cura, dialogare per cinquanta minuti con l’autore senza porre questioni accademiche pertinenti alla critica letteraria (che è un altro mestiere), ma esprimere con parole possibilmente semplici e sincere, come in un colloquio privato, le domande vere che forse farebbe ma non osa fare il pubblico presente, e incuriosirlo, questo pubblico auspicabilmente numeroso, a comprare e leggere il libro.

Berengo Raccontare

Mettere in atto tutto questo è un’arte che richiede “mestiere”. Lo afferma Valentina Berengo in Raccontare librsottotitolo L’arte dell’intervista letteraria (Ronzani Editore, prima edizione aprile 2025, seconda giugno 2025), descritto nel risvolto di copertina come “una guida per il professionista dell’intervista letteraria”, al quale si propone di fornire gli strumenti tecnici necessari per entrare in profondità in un testo, coglierne i principi compositivi, la scrittura, lo stile, la voce che, scrive Berengo, «è il tratto inconfondibile di un romanzo, potremmo dire che è il mood nel quale l’autore scrive, una sorta di tic costante, il modo particolarissimo in cui quella singola storia aveva bisogno di essere raccontata perché tutto “suonasse bene”. Può essere ruvida, stringata, molle, più o meno formale, emotiva, secca, balbuziente, sicura, ubertosa, lacunosa… Se una stessa storia fosse raccontata con diverse voci ne emergerebbe un romanzo ogni volta diverso. Ma è solo una la voce giusta per un romanzo, qualunque scrittore lo confermerebbe».

Una guida, un “manuale”: Raccontare libri certamente lo è (per la cronaca: il primo del genere, dunque un prototipo/archetipo) scritto con rigore ingegneresco dall’autrice Berengo, trentaquattrenne veneziana, che, dopo aver lavorato per qualche anno come ingegnere civile – laurea conseguita con 110 e lode all’Università di Padova – ha smesso tale professione per dare via libera alla sua connaturata passione per la letteratura diventando giornalista culturale (scrive sul Foglio, minima&moralia, Il Bo Live eccetera).

Berengo Raccontare
Valentina Berengo

Sarà per questa sua passione che, con l’avanzare delle 286 pagine, Raccontare libri sconfina dai limiti del manuale sfociando con verve del tutto naturale in una dichiarazione d’amore per la letteratura, tra romanzi e scrittori, editori ed editors, regole di scrittura tipo il famoso show don’t tellaneddoti, incipit folgoranti, frasi degli autori che più ama (in particolare Javier Marías e il suo Un cuore così bianco), ricordi affioranti dalle oltre ottocento interviste fatte nella sua “seconda vita”: alcune, da quella a Paolo Giordano sul romanzo Tasmania, a Claudia Durastanti all’uscita di La straniera, alla poetessa Maria Grazia Calandrone sul suo romanzo Magnifico e tremendo stava l’amore, sono riportate per intero.

Per chi in un modo o nell’altro si interessa di letteratura questo saggio davvero “a tutto tondo” è una miniera di informazioni. Per dire: io l’ho trovato per caso al Più libri più liberi di Roma, mi era piaciuta la copertina che riporta tracce di lettere dell’alfabeto, vocali e consonanti sfilacciate, sfrangiate dall’inchiostro colante nero sul bianco lucido della copertina. Poi all’interno ho letto che si tratta di un’opera del filologo Franco Zabagli, già curatore dell’archivio dei manoscritti di Pasolini a Firenze, dunque un custode di letteratura evidentemente affascinato persino dalle lettere che ne sono il corpo.

  • Jonne Bertola ha pubblicato il romanzo Fuori Copione (LuoghInteriori)
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