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Jack Vettriano: che cosa canta il maggiordomo?

L’attesa del piacere è essa stessa piacere”, frase attribuita al filosofo tedesco Gotthold Ephraim Lessing (1729-1781), utilizzata anche nella campagna pubblicitaria della Campari nel 2014

A un tabagista come me, guardare i quadri e le foto di Jack Vettriano (1951-2025; autodidatta; all’anagrafe Jack Hoggan, Vettriano è il cognome della madre) si allarga il cuore e scatta subito l’identificazione.

L’allestimento della mostra è basico: muri bianchi, luci quanto basta. Si passano in rassegna tranquillamente le opere esposte e quasi tutte ritraggono uomini, donne e lui stesso con la sigaretta tra le dita o in bocca. Anche nelle foto che gli ha scattato Francesco Guidicini, Jack fuma. Sempre.

Vettriano
Vettriano ritratto da Francesco Guidicini

Non sono un critico d’arte e mi scuso per l’incursione (non critica) in questo campo. L’arte contemporanea in genere mi provoca solo sconfortanti interrogativi (Ist alles kunst?, si chiederebbe un tedesco). Perché anch’io sono basico, uno dei tanti adepti del culto di Edward Hopper e qualcuno mi capirà se il collegamento tra Vettriano e il sommo Maestro americano per me è immediato, pur con le dovute distanze.

Silenzio, attesa, solitudine sono le acque chete ma inquietanti che scaturiscono dalla loro produzione artistica.

Già, l’arte. Per anni Vettriano non è stato preso inconsiderazione dall’establishment dei critici e dei galleristi: troppo “facile”, popolare. Un bravo illustratore ma niente più. È diventato famoso e apprezzato a furor di popolo e ha iniziato a vendere bene e poi benissimo i suoi quadri senza l’appoggio di nessuno. Piacevano a un vasto pubblico, e questo incontrare il favore della gente comune e di qualche collezionista preveggente è bastato, con buona pace dei tanti autori di qualsiasi arte riconosciuti solo dopo la morte.

Vettriano
In mostra a Milano (credit: arch. Simone Canepa)

Il suo quadro più famoso è The Singing Butler, dove una cameriera e un maggiordomo con l’ombrello cercano di riparare dalla pioggia una coppia elegantissima che balla su una spiaggia. Acquistato da un anonimo compratore all’asta di Sotheby’s nel 2004 per 744.800 sterline (circa 1.100.000 euro), è stato ed è riprodotto in tutti i modi e supporti: libri, manifesti, matite, cartoline, piatti… Non si dovrebbe mai dire “è bello” eppure per tantissimi è la prima considerazione. E in qualche modo colpisce, specie l’osservatore meno superficiale che inizia a chiedersi: che cosa canta il maggiordomo? Perché i due danzano proprio lì, sulla sabbia, frustati da vento e pioggia, quando è evidente che potrebbero permettersi un luogo riparato e confortevole? Sono ballerini professionisti? Amanti…? Non è questa una delle caratteristiche che distinguono un’opera d’arte da una artigianale? Davanti ai quadri di Hopper e Vettriano non si resta indifferenti. Prendete The Night Hawks, il più celebre dipinto di Hopper: non si può non pensare a quei termini (silenzio, attesa, solitudine) e quindi chiedersi: che cosa è successo prima, che cosa sta succedendo e cosa succederà alle persone ritratte (anche qui, quattro)?

Vettriano
The Last Great Romantic

L’attesa è presente in moltissimi artisti. Madri e figli che aspettano il ritorno del marito e padre; donne (quasi sempre, lo dice Roland Barthes) che attendono qualcuno o qualcosa. Mano non si sa mai chi o che cosa, e questo rende per esempio Automat, Hotel Room o Summertime di Hopper, come Suddenly One Summer, Model in Black o Yesterday’s Dreams di Vettriano, sature di tempi immobili, angosce, vaghe speranze. Per che cosa, non è dato sapere: deve rispondere l’osservatore.

E ancora, quali saranno i pensieri che attraversano il Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich (1774-1840), che col suo bastone da passeggio è fermo in cima a una rupe e davanti alle nuvole?

Senza dimenticare le tante pagine che hanno regalato alla letteratura le attese burocratiche di Kafka, quelle stralunate di Beckett, quelle annoiate e ansiose di Madame Bovary o quelle tenere della donzelletta di Leopardi che vive il suo sabato aspettando “il dì di festa”.

Vettriano
L’allestimento milanese

Ma un tratto fondamentale fa sì che le opere di Vettriano siano totalmente differenti da quelle degli autori citati: l’erotismo. Anche l’eros è fatto di attesa, di silenzio, di solitudine, questa triade che fa da levatrice alle nostre ansie quotidiane. Jack dipinge sempre sé stesso, quello che fa e quello che vorrebbe fare, i suoi desideri, la sua natura intima. È un uomo che vive nell’ideale di un passato esteticamente ed eroticamente tutto suo. Da artista, inventa mondi, luoghi e personaggi. Soprattutto le donne. Bellissime, misteriose, disponibili o distanti, sensuali, trucco marcato e labbra rosso fuoco, seminude o vestite in modo elegante, old fashion con quelle giarrettiere che nessuna porta più e che lui, da maschio rétro, adora. Forse le ha incontrate nelle balere scozzesi che frequentava quando, da giovane figlio di un minatore, si immaginava in ritrovi pieni di “donne, sesso e alcol”, e hanno marchiato il suo desiderio; forse le ha create dal nulla per incontrarle, almeno sulla tela, mentre da discreto feticista guardava gli abiti femminili che aveva acquistato per tenerli sotto mano nell’armadio. Feticismo, e va bene. Ma l’immaginario di Vettriano non è certo popolato di bimbe, ancorché seducenti. Le sue sono donne-donne che la sanno lunga, quelle che gli americani hanno siglato come Milf e che si aggirano nella mente di Jack, sul quale Eros ha scatenato piogge di frecce, trasformandolo in una sorta di san Sebastiano molto laico e per nulla martire.

Nelle sale della Permanente

Sottomesse, dominatrici, altezzose dark ladies, solitarie o piene di allettanti promesse, le donne di Vettriano per un osservatore maschile sono sexy, attraenti e insieme perturbanti: davanti a molti quadri (per esempio Artist and Model, Just the Way It Is, Suddenly One Summer) la questione è: che cosa mi dovrei aspettare da lei? Sono in pericolo? Più brutalmente: ci starà? Ancora più esplicitamente. Sì, ci sta. E qui mette fuori la testa il ragazzo che, da apprendista nelle miniere, passava il tempo a fumare e correre dietro alle donne, reali o di fantasia che fossero, Nella mostra alla Permanente di Milano si vedono pochi ritratti di queste signore. Probabilmente i proprietari non li hanno concessi; spero non si tratti di pudore, sentimento che con l’arte non deve aver nulla da spartire.

Ovviamente il matrimonio di Jack con Gail è fallito. Lui viveva in un mondo ideale ma non suo, degli altri s’interessava poco, era un solitario cacciatore di femmine e di anni che furono. E nelle loro atmosfere, come ogni artista di qualunque genere, Vettriano ha cercato di immergerci. Non le atmosfere romantiche evocate da crooner come Frank Sinatra o Tony Bennett (che sarebbero perfetti come colonna sonora di certi quadri di Jack), o quelle lente ma inesorabili del Bolero di Ravel. Tantomeno quelle pubblicitarie da camino acceso del famoso brandy italiano che “crea un’atmosfera” (anche se certi dipinti sembrano fatti apposta per essere legati a qualche marchio).

Love Italia

In questi mood vettrianeschi nessuno sorride o addirittura ride. Non è una novità. Il Fauno di Vienna (50-75 d.C.) e il Ritratto di ignoto marinaio di Antonello da Messina (1460 ca.), la Gioconda e la Coppia nella taverna di Hans von Aachen, l’angioletto malizioso del Caravaggio (Omnia vincit amor, 1601) e L’uomo che ride di Rembrandt (1629-30) sono alcuni dei rari esempi di persone ilari o anche solo sorridenti nell’arte. Vettriano non fa eccezione. Il suo eros è un circuito ondeggiante dove si insegue, si sbanda, si vince o si perde ma non si ride. Quello semmai potrebbe esserci stato in un prima che non vediamo, come succede spesso: “Mi piace perché mi fa ridere” non è forse un mantra di molte donne, avvolte nel rituale del corteggiamento? C’è incontro, complicità, promiscuità, dominio non necessariamente maschile.

Jack, poi, ama molto sé stesso, e anche nelle foto che lo ritraggono non accenna mai un sorriso. Si è corteggiato e ha corteggiato a lungo prima. Dopo, ha varcato la soglia dell’arte e dipinto i suoi mondi che ora noi possiamo esplorare. E intanto fumava (nella foto in apertura, The Singing Butler).

Jack VettrianoMuseo della Permanente, Milano, via Turati 34, fino al 25 gennaio. La mostra, curata da Francesca Bogliolo, organizzata da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci di Pallavicini s.r.l., in collaborazione con Jack Vettriano Publishing e il coordinamento di Beside Arts, propone oltre 80 opere, tra cui otto olii su tela, una serie di lavori su carta museale a tiratura unica, il ciclo di fotografie scattate nello studio dell’artista da Francesco Guidicini, ritrattista ufficiale del Sunday Times, le cui opere sono presenti alla National Portrait Gallery di Londra, e un video in cui Vettriano parla di sé e della sua evoluzione stilistica. Catalogo 19,90 euro. Jack Vettriano, a cura di Anthony Quinn e Tom Rawstorne, L’Ippocampo edizioni, 29,90 euro

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