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Allonsanfàn
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Eva Victor: Sorry, Baby. L’indie raffinato negli Usa di Trump

In una deliziosa cittadina del New England, impeccabile per pulizia architettonica e definizione dei colori nelle diverse stagioni, tutti i giovani diplomati fanno le valigie per correre verso il futuro. Meno Agnes, la ex prima della classe, che rimane lì, in una vita tutta cottage e college, per insegnare letteratura. Scelta significativa: Agnes non può scappare, sente di dover elaborare in loco il tradimento subito dal professore più amato. Nel frattempo può regalare a noi spettatori, in un frammento di lezione, un acuto intervento su Lolita di Nabokov (il romanzo non piace proprio ai suoi studenti codini, molto woke).

Sorry, Baby
Eva Victor in Sorry, Baby

Il tradimento. Agnes è stata oggetto di una grave molestia sessuale e il suo ordinato universo è andato in pezzi: è accaduto tutto all’improvviso, senza clamore, quasi in punta di piedi (e forse per questo l’odioso stupro ci è raccontato con un’ellissi, inquadrando semplicemente la linda facciata della casa dove la serata impropria si sta svolgendo). Morale solo parziale: anche tra gli intellettuali che ti consigliano di leggere in prima edizione To the Lighthouse di Virginia Woolf si può nascondere un lupo, feroce e astuto.

Comunque. Agnes raccoglie le forze per elaborare l’accaduto, e non è sola: con il supporto affettuoso e prezioso dell’amica di sempre, Lydie, a poco a poco capisce che può mettersi alle spalle un evento impossibile da dimenticare ma con cui può in qualche modo fare pace.

Ha detto Eva Victor, interprete e regista debuttante di Sorry, Baby, premiato per la sceneggiatura al Sundance Festival e poi applaudito a Cannes: “Non volevo scrivere di violenza o di aggressione, quanto piuttosto esplorare il modo in cui una persona guarisce. Ciò che mi interessava di più era approfondire quella sensazione di blocco […] mentre tu sei intrappolata nella brutta esperienza che ti è capitata. Ho iniziato a scrivere il film per la persona che ero un tempo”.

Quindi: niente volgarità di trama da psico thriller sessuale, né patetismi di maniera, e neppure strizzate d’occhio alla black comedy. Sorry, Baby è un’opera cristallina divisa in cinque grandi quadri, legati e slegati a tempi diversi, con titoli che richiamano lo stile di Joan Didion (The Year of…) e l’introspettiva vaghezza minimalista di certi racconti da New Yorker, mescolando con disinvoltura l’episodio dello stupro e gli eventi minuti di una vita, senza disdegnare i toni leggeri.

Difficile compito, ma riuscito. Spiega ancora Victor: “I momenti divertenti del film non sminuiscono mai l’esperienza o il trauma di Agnes. La comicità è sempre a spese di chi detiene il potere, di chi è scortese o offensivo nei confronti di Agnes, oppure serve a mettere in evidenza l’assurdità di ciò che lei sta vivendo”.

Sorry Baby
Eva Victor con Naomi Ackie

Il film è anche la love story di Agnes e Lydie, che narra quanto è vitale l’amicizia, “quel genere di amore in cui ti siedi accanto a qualcuno, lo ascolti e vegli su di lui mentre attraversa qualcosa di indescrivibilmente intenso. È una delle esperienze più potenti che io abbia mai conosciuto”.

Aiutano Agnes pure gli incontri che si incarnano nella gentilezza di due uomini. Il primo è uno sconosciuto, impersonato da John Carroll Lynch (Fargo), che compie un gesto empatico verso Agnes, una cosa tipo dividersi un panino. Il secondo è un vicino di casa assolutamente rispettoso: finirà a fare il bagno con lei, dopo essersi quasi scusato del fatto di avere un pene (Lucas Hedges).

Alla fine del film, la frase del titolo, Sorry, Baby, svela il suo significato.

Agnes è Eva Victor, come detto, sempre vestita con la moda sofisticata e minimalista dell’understatement, Lydie Naomi Ackie, la brava attrice britannica vincitrice di un BAFTA che abbiamo visto in Mickey 17 di Bong Joon Ho.

Sorry Baby
Eva Victor in Sorry, Baby

Fa specie che un film così educato, intelligente e sofisticato esca negli USA survoltati, violenti e discriminatori, ignoranti e razzisti di Donald Trump, e reca piacere il fatto che non ne sia stato contaminato. Nella foto in apertura, Eva Victor con John Carroll Lynch

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