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Allonsanfàn
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Ricordando Angelo Foletto, che raccontava la musica e la vita

Adesso che non troverò più le sue recensioni su Repubblica, la scrittura sobria, nitida, mai accademica con la quale Angelo Foletto raccontava la musica “Classica” e i musicisti che la eseguivano e anche, nel mentre, la vita che si muoveva intorno a loro e a tutti noi.

Adesso che lui non c’è più, col suo raro talento di portarci dentro le cose che scriveva come dentro a un racconto che attirava anche i non cultori di quel genere musicale; ecco, adesso (che oggi non ho trovato neanche Repubblica in edicola), ho recuperato i suoi ultimi due libri, La musica non si ferma. Maurizio Pollini, pianoforte e battaglie civilistampato nel 2025 dopo la morte del pianista, e Ho piantato tanti alberi. Claudio Abbado, ritratti recensioni interviste (2024), entrambi editi da Libreria Musicale Italiana: due volumi che raccolgono innumerevoli articoli di Foletto. 

Foletto
Il saggio su Maurizio Pollini

A leggerli oggi, delineano una sorta di colonna sonora di eventi epocali del secolo scorso: i concerti portati nelle fabbriche delle periferie cittadine negli anni Settanta perché anche gli operai potessero godere della bellezza della musica, per esempio. O il concerto mai eseguito da Pollini il 19 dicembre del 1972 nella sala Verdi del Conservatorio di Milano quando, arrivato sul palco per leggere una dichiarazione contro la guerra in Vietnam (poche ore dopo i bombardamenti americani su Hanoi) venne sommerso dai buuu del pubblico disturbato da quel gesto considerato “fuori luogo”, che gli impedirono di continuare a leggere il messaggio: il giovane pianista Maurizio Pollini se ne andò rifiutando di suonare per quel pubblico. 

Innumerevoli i ricordi che vengon fuori da Ho piantato tanti alberi, titolo voltairiano (fu Voltaire a riflettere sul letto di morte: “Sì, nella mia vita ho fatto qualcosa: ho piantato molti alberi – quattromila, per la cronaca, nella sua tenuta di Ferney – ma qui il titolo si riferisce a Claudio Abbado, che si definiva “un agricoltore prestato alla musica”,  quando venne richiamato alla Scala e provocatoriamente chiese come emolumento che il Comune mettesse a dimora novantamila alberi in città (e chissà se li avranno poi piantati davvero, tutti quegli alberi, verrebbe da chiedersi adesso). 

Foletto
Angelo Foletto

Claudio Abbado fu il primo musicista che incontrai arrivando a Milano nel ’68”, scrive Foletto, che ricorda anche quando si trovarono insieme a Berlino, Abbado appena insediato alla Philarmonic, mentre poco lontano si stava smantellando il Muro. 

Angelo Foletto aveva studiato Composizione al Conservatorio di Milano con l’insegnante Luciano Chailly, padre dell’attuale direttore dell’Orchestra della Scala, Riccardo (compagno d’infanzia e dei viaggi giovanili di entrambi in giro per l’Italia con la 500 a sentire concerti, amici per tutta la vita: “Ha appoggiato la non facile decisione di inaugurare la scorsa stagione scaligera con Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk”ricorda oggi Chailly).

Era un critico che davvero amava la musica, era la sua passione, e fino all’ultimo l’ha voluta diffondere.

Qualche giorno prima  della presentazione di Ho piantato tanti alberi nel ridotto del Comunale di Ferrara ora denominato Teatro Claudio Abbado (nel 2012 c’era stato il concerto Pollini-Abbado per aiutare il teatro messo in difficoltà dal terremoto) Foletto aveva chiamato scusandosi per non poter essere presente, non stava bene, chiedendo comunque che la presentazione fosse fatta. Come poi è avvenuto. 

Angelo Foletto è morto il 30 gennaio scorso a Milano.

Nella foto in apertura, Foletto con Claudio Abbado sulla cover del libro Ho piantato tanti alberi

Jonne Bertola ha pubblicato il romanzo Fuori Copione (LuoghInteriori)

 

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