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RESTO. La mostra di Cesvi contro le mine in Ucraina

La mina è il soldato perfetto. Non fa rumore, può rimanere nascosta per anni e anni. La mina è il soldato che continua a combattere in una guerra senza limiti.

Sono le parole di Stefano Piziali, direttore generale di Fondazione Cesvi, a quattro anni dal 24 febbraio 2022, quando i carri armati russi entrarono in Ucraina dando il via a un conflitto che sembra non avere fine.

Nel quarto anniversario Cesvi, a fianco della popolazione ucraina fin da quei primi giorni, porta al Teatro Carcano di Milano l’installazione RESTO, esperienza immersiva che racconta l’emergenza degli ordigni inesplosi e delle mine nel Paese.

Una piccola mostra ma straordinaria, realizzata da Mariangela Bombardieri e curata da Christian Gancitano, che propone due installazioni interattive, Auris e Nimbus.

Resto Cesvi mine
Nimbus. Uno dei due caschi militari in mostra

Nimbus entra in contatto con i visitatori attraverso due caschi militari, dotati di elementi e di dischi luminosi, ciascuno con un riferimento al tema del sacro, il primo con un chiodo che richiama la passione ma anche il “tenere fermo”, il non dimenticare, il secondo con una spiga riferita all’Ucraina granaio di Europa, alla sua terra e anche ai campi minati.

Auris è composta da tappeti su cui sono appoggiate sei riproduzioni di mine antiuomo, oggetti nati per mutilare e uccidere, che qui hanno subito una metamorfosi radicale. Mariangela Bombardieri le ha rielaborate trasformandole in dispositivi narrativi: non più strumenti di morte, ma custodi di vita. Ci si avvicina e si sentono storie vere con voci di persone reali raccolte in Ucraina dagli operatori di Cesvi a Kharkiv, nei villaggi e nelle zone di confine. Sono frammenti di esistenze, racconti di chi ha deciso di restare, voci di chi ogni giorno cammina su una terra ferita.

Resto Cesvi mine
Auris. Una delle mine da cui escono le voci e le storie della popolazione ucraina

Anch’io mi sono avvicinata e ho ascoltato il bambino che cantava con la sua mamma, la donna che spiegava la ricetta del suo piatto preferito, l’anziano che raccontava il suo dipingere le icone per mandarle ai soldati al fronte…

“Si entra” così in guerra, ma in modo diverso rispetto al guardare un servizio in televisione. «Un’esperienza tattile, sonora e visiva può far capire davvero cosa significa vivere in un contesto di conflitto così lungo» dice ancora Piziali.

In Ucraina la guerra c’è anche dove non si vede. Nel Paese, le mine antiuomo e gli ordigni inesplosi si nascondono nei campi, lungo le strade, nei cortili delle case. Dal 2022 hanno causato quasi 500 morti e più di 1.000 feriti. L’Ucraina è il Paese più minato del mondo. Circa 137mila chilometri quadrati di territorio sono contaminati, una superficie più grande di quella di una nazione come la Grecia.

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Mariangela Bombardieri, l’artista che ha realizzato RESTA

A quattro anni dall’inizio della guerra il bilancio è drammatico. Sono 12,7 milioni gli ucraini che necessitano di supporto umanitario, inclusi oltre 2 milioni di bambini. Dall’inizio del conflitto su larga scala nel Paese si contano oltre 55.000 vittime (di cui almeno 15.000 morti).

Nelle prime fasi dell’emergenza, Cesvi ha messo in atto interventi di accoglienza, protezione e assistenza per gli sfollati in Ucraina e nei Paesi confinanti, Polonia, Romania e Ungheria. Oggi l’azione della Fondazione è concentrata nelle regioni di Kharkiv e Sumy, aree profondamente segnate dal conflitto, dai bombardamenti e dalla presenza di ordigni inesplosi. In questo contesto opera su 3 pilastri: servizi di protezione, supporto psicosociale e sensibilizzazione sul rischio derivante da mine e ordigni esplosivi. A quest’ultima emergenza Cesvi fornisce una risposta attraverso il progetto Safe steps, finanziato dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) attraverso l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e realizzato in partnership con Mag (Mines advisory Group) e Uda (Ukrainian deminers association).

Complessivamente Cesvi raggiunge oltre 22.700 persone – donne, bambini, sfollati interni, giovani, anziani e persone con disabilità – con servizi salvavita, sostegno psicologico, protezione e attività di prevenzione dei rischi.

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Lella Costa, al Teatro Carcano con Lisistrata

All’incontro di presentazione di RESTO, insieme a Stefano Piziali, Mariangela Bombardieri e Christian Gancitano, anche Lella Costa, direttrice artistica del Teatro Carcano e ambasciatrice Cesvi; Serena Sinigaglia, regista e direttrice artistica; Marco Riccardo Rusconi, direttore dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo. «Senza bonifica dei terreni non si possono riaprire scuole e ospedali né ripristinare infrastrutture essenziale, né garantire la sicurezza alimentare» ha detto Rusconi. «Investire nello sminamento significa favorire il rientro sicuro degli sfollati e creare le basi per una ripresa economica sostenibile e inclusiva. La sicurezza è il primo mattone della ricostruzione: senza sicurezza, non può esserci sviluppo né pace duratura».

«Come possono dormire quelli che le mine le producono, le vendono, le lanciano? Come possono dormire?» ha detto, quasi urlato, Lella Costa. Un interrogativo disperato che è entrato nel cuore di tutti noi presenti. Consapevoli che una risposta non c’è.

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Un operatore del Cesvi spiega il pericolo rappresentato dalle mine

Si può visitare l’allestimento RESTO fino al 1° marzo, al Teatro Carcano di Milano, a margine dello spettacolo Lisistrata, commedia greca di Aristofane che affronta il tema della guerra e della pace da una prospettiva femminile. La rappresentazione è diretta da Serena Senigallia e ha come interprete Lella Costa. Sabato 28 febbraio dalle 11 alle 15 sarà possibile visitare gratuitamente RESTA alla presenza di chi la mostra l’ha allestita. Consigliata la prenotazione cliccando qui.

Credito delle foto della mostra e della presentazione stampa: Gianfranco Ferraro

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