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Letteratura in pillole. Schedario francese di Pierluigi Pellini

Gli appassionati di letteratura francese hanno un piccolo tesoro critico a portata di mano e non lo sanno. È un cofanetto contenente tre volumi, edito il mese scorso da Mauvais Livres: Schedario francese, di Pierluigi Pellini, con scritti su La Fontaine, Chateaubriand, Balzac, Baudelaire, Gide, Céline, Perec, Duras, Ernaux, Houellebecq e altri. Per arrivarci – per dissotterrare il tesoro fra le tante novità che affollano e talora infestano le nostre librerie – ho seguito la mappa dei tre Meridiani dedicati a Émile Zola: mi hanno portato prima a cercare qualche traccia online del curatore, Pierluigi Pellini, e quindi a ordinare in libreria questo piccolo cofanetto di critica militante, davvero prezioso.

Pelllini Schedario

Per invogliare il lettore direi di cominciare da un grande scrittore francese che con gli anni sembra essere diventato un “intoccabile”: Louis-Ferdinand Céline. Pellini gli dedica tre capitoli. Mi soffermerò sugli ultimi due, che riguardano gli inediti céliniani: Guerra e Londra. Questi due libri, editi da Gallimard in Francia e da Adelphi in Italia, sono stati celebrati quasi ovunque in guisa di irrinunciabili capolavori. Pellini invece non si lascia intimidire dalla reputazione dell’autore (o degli editori?) e dice su di essi delle cose anche dure ma giuste. Per esempio: la trascrizione di Guerra, osserva, è “problematica”, perché il manoscritto è una stesura “di primo getto, costellata di ripensamenti, cancellature, parole illeggibili”, e avrebbe richiesto anni di lavoro filologico; mentre Gallimard è voluta andare quasi subito alle stampe, anche per ragioni di mercato.

Poi, per dirne un’altra, nell’incipit di Guerra ci sarebbe un “Pas tout à fait” – “Non del tutto”, “Non proprio così” – inspiegabilmente ignorato dai trascrittori. A fare queste osservazioni si può essere additati quali puntigliosi guastafeste, magari con l’accusa di lesa maestà gallimardiana o adelphiana o céliniana; Pellini decide di correre il rischio e di ciò gli siamo grati. Non bisogna fare critica per coltivare amicizie, con un occhio al pubblico e l’altro all’autore del libro preso in esame o peggio all’editore che lo pubblica; per fare buona critica, credo, occorre avere sia talento e acume che passione e carattere. Tutta la grande critica è una questione di carattere.

D’altra parte Pellini non scivola nemmeno su quella buccia di banana che è il “piacere di stroncare”, altrettanto nefasto, perché oggi in Rete è pieno di supposti critici sempre impegnati a tener su la loro maschera di burberi musoni piuttosto che a fare delle critica onesta o almeno decente. Ancora: non si deve essere critici – né scrittori – per promuoversi e catturare clic online. Quella del critico è una vocazione che richiede non soltanto un certo estro ma anche una forte rettitudine morale.

Il primo Meridiano di Zola

Il lettore appassionato di questo Schedario francese si precipiterà a leggere le voci riguardanti i nomi “di grido”: il maledetto Céline, appunto, ma anche Ernaux o Houellebecq. Tuttavia i tre libriccini comprendono pure delle gemme quali un Napoleone “narratore”, o le belle pagine su Chateaubriand, o il capitolo sul Baudelaire di Giorgio Caproni, o qualche chiosa dilettevole come l’appunto su Philippe Sollers (“sopravvalutato”). Insomma, ci si diverte e ci si istruisce, specialmente grazie ai raffronti fra le traduzioni e i testi originali; qui le letture di Pellini eccellono, come quando confessa che leggere linearmente le Féerie di Céline nella versione di Giuseppe Guglielmi è irritante e frustrante, una pessima esperienza.

Sebbene i tre libretti non abbiano alcuna pretesa di esaustività, li ho finiti domandandomi cosa direbbe Pierluigi Pellini di tutta la scena francese contemporanea. Nell’ultimo volume scrive di Jean-Jacques Langerdorf, di Le Clézio, di Ernaux, di Houellebecq, di Michon (con troppa benevolenza?), di Pierre Jourde, di Hervé Le Tellier, di Laurent Mauvigner e di Mathias Énard; avrei voluto vederlo alle prese anche con autori “problematici” – che pongono cioè dei problemi anche etici – e di peso quali Richard Millet o Marc-Édouard Nabe o Gabriel Matzneff, o con lo straordinario Régis Jauffret delle Microfinzioni, o con Jonathan Littell, o con Marie Ndiaye, o con il Mohamed Mbougar Sarr di La plus secrète mémoire des hommes, per me fra i più bei romanzi in lingua francese dei nostri anni. Magari in futuro avremo altri “schedari”. Per il momento, comunque, godiamoci questo.

Nella foto in apertura, Louis-Ferdinand Céline nel 1934, via Wiki).

  • Edoardo Pisani è nato a Gorizia nel 1988. Ha esordito con E ogni anima su questa terra  (Castelvecchi, 2022, finalista premio Berto, finalista premio Flaiano Under 35). Il suo ultimo romanzo è Ho servito la regina di Francia (Marsilio, 2026)
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