Che Hen non sia l’amabile storia di una simpatica gallinella, sperduta nel mondo degli umani e in attesa di un salvifico lieto fine, è chiaro sin dall’inizio. Nel film dell’ungherese György Pálfi (la pellicola è di nazionalità ibrida: Germania, Grecia, Ungheria), le prime immagini sono quelle di un allevamento intensivo greco dove, tra rulli e macchinari che mescolano e agitano uova e pulcini, una marea piumosa, cinguettante e tutta gialla, nasce all’improvviso un affarino nero.

Scampato a un destino presumibilmente infame, il pulcino diventa una gallina che, dopo essere stata scartata dall’allevamento per il suo colore sgradito, riesce a sfuggire in modi rocamboleschi a una serie di guai e di imprevisti tra volpi, falchi e camion (le sue fughe starnazzanti e terrorizzate sono tra le scene più toccanti). Così, osservando il mondo intorno a lei attraverso i suoi occhi di sfinge allarmata, quest’ultimo ci appare per quello che, in fondo, è: un insieme confuso e insensato di rumori, agitazione, pericoli, grovigli casuali di eventi.
La gallina nera, curiosa, incauta e abbastanza stolida da evitare il facile tranello di una forzata umanizzazione, incappa nelle fauci di un cagnone simil pitbull e, da lì in poi, la sua vita si intreccerà con quella di un anziano proprietario di un casolare/pollaio nel cui retro avvengono loschissimi traffici.

Ed è qui, nella seconda parte del film, che tutto si fa più cupo, più tenero, più triste, più divertente, più cinico. Il pollaio dove Hen viene relegata dal nuovo padrone, non troppo compassionevole ma a modo suo un brav’uomo, rispecchia il recinto esistenziale dove il vecchio vive con la figlia, la nipotina e il fidanzato criminoso. Lei evade, viene riacchiappata, soccombe alle mire sessuali del gallo del pollaio, sforna un uovo dietro l’altro, scappa di nuovo, si intrufola in casa, e sempre viene raggiunta dal suo destino di gallina ovaiola.

Man mano che le sue giornate trascorrono così, scopriamo insieme a lei che la vita degli umani, o almeno quella vita di disperati che ne sfruttano altri in una lotta di sopravvivenza tra predatori e prede, è un piccolo inferno sordido, dove il male non ha nessuna epica grandezza, e dove i furgoni che trasportano polli di allevamento non sono dissimili dai camion che trasportano clandestini disperati e affamati.

Il vecchio padrone e la giovane gallina alla fine si vorranno quasi bene, un legame che, sia pure per poco, li isolerà dalle onde cattive della tempesta in arrivo, ma la tempesta arriverà a suon di pistole, qualche bipede si salverà, altri soccomberanno. E ciò che resta di quel piccolo mondo, scrutato nelle ultime sequenze a 30 centimetri di altezza, sarà la desolata e terribile versione domestica di un paesaggio post-apocalittico, abitato solo da gattini e pulcini.
(Credit: Pallas Film 2025 film still by DOP Giorgos Karvelas)



