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Allonsanfàn
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Scarnebbia. Carla Reschia racconta il lato oscuro della provincia

Scarnebbia. Dicesi della nebbia allo stato liquido, che sta per trasformarsi in pioggia e spande nell’atmosfera un aerosol di foschia e umidità che offusca i contorni delle cose e alla lunga inzuppa gli abiti. Termine strettamente alessandrino, gergale, di culto. Non cercatelo sul dizionario.

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È un noir, ed è un noir di quelli tosti. Ma a “trascinare dentro” il lettore non sono soltanto gli assassini e gli assassinati: è il racconto che Carla Reschia, nel suo romanzo Scarnebbia (Golem edizioni), fa della provincia. Che non è come di solito si immagina, rassicurante per il senso di appartenenza a una comunità. No, non è così, ma è un luogo in cui tutti sembrano conoscersi e, proprio per questo, nessuno è davvero libero. La rete di relazioni familiari, professionali e politiche crea un sistema chiuso, dove il peso del cognome e della reputazione condiziona ogni comportamento. Il delitto che apre il romanzo incrina questo equilibrio, portando alla luce segreti che erano stati accuratamente nascosti dietro una facciata di rispettabilità.

Scarnebbia Carla Reschia

La vicenda è ambientata nei primi anni Novanta e prende avvio dall’omicidio di una giovane donna incinta appartenente a una famiglia influente della città di Alessandria. Attorno al delitto si muovono un commissario di origini meridionali, che non ama quel nord e da quel nord non è amato, e un giovane aspirante giornalista. Tutto in un contesto molto piemontese, non spettacolare ma sommesso e costruito sul non detto.

Nel romanzo la scarnebbia del titolo – una nebbia sottile e persistente tipica della pianura padana – non è soltanto un fenomeno atmosferico, ma rappresenta l’opacità morale di una comunità in cui la verità è sfumata, nascosta da silenzi, reticenze e convenienze. Le famiglie influenti esercitano un potere che va ben oltre quello economico: incidono sulle carriere, sui rapporti con le istituzioni e persino sul modo in cui vengono interpretati i fatti. Così, come la nebbia impedisce di vedere il paesaggio, i pregiudizi e le dinamiche di potere impediscono ai personaggi di cogliere la realtà. La scarnebbia diventa metafora morale di un luogo dove nessuno è completamente innocente o colpevole, e le certezze si dissolvono man mano che la storia procede.

Scarnebbia Carla Reschia
Carla Reschia

Carla Reschia è nata ad Alessandria e vive a Trieste. Giornalista, scrittrice e traduttrice, ha lavorato per il quotidiano La Stampa. La sua narrazione bene interpreta fatti di cronaca e contesti. Brava nel far crescere la storia in un’inquietudine dove i pettegolezzi, le convenzioni sociali e le ipocrisie della provincia contano e molto: là dove tutti sanno qualcosa degli altri, e proprio questa prossimità rende più difficile rompere il muro del silenzio. E dove l’indagine poliziesca diventa anche scontro con un sistema di protezioni reciproche, in cui la ricerca della verità rischia continuamente di fermarsi davanti a interessi consolidati. Il vero protagonista non è tanto l’assassino quanto la comunità che, con i suoi silenzi, le sue complicità e la sua paura dello scandalo, rende possibile l’occultamento della verità.

credit foto in apertura: “Nebbia in città” by Marco Guadagnuolo is licensed under CC BY-NC 2.0.

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