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Allonsanfàn
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Quando io ho vinto i mondiali

Quarantaquattro anni fa, quando io ho vinto i mondiali, non è cominciata proprio bene.

Perché sulla mia squadra pesava ancora lo scandalo chiamato dai giornali Totonero. E soprattutto perché c’erano dei sospetti sul pareggio con il Camerun nell’ultima gara del girone eliminatorio, quell’1-1 che ha permesso alla squadra africana, alla sua prima esperienza mondiale, di uscire imbattuta dai mondiali, e a noi di agguantare per il rotto della cuffia il passaggio al girone successivo. Ma in fondo siamo italiani: da noi ci si aspetta sempre qualcosa del genere.

Poi vi ricordate quel girone terribile, con Brasile e Argentina, in cui, contro tutti i pronostici, siamo riusciti a vincere? E così siamo arrivati alla finale contro la Germania, anzi la Germania ovest, perché quarantaquattro anni fa c’erano ancora due Germanie, c’erano l’Unione Sovietica, la Jugoslavia e la Cecoslovacchia. E la Polonia – che abbiamo battuto in semifinale – era ancora comunista.

Mondiali 1982
La formazione che sconfisse gli argentini

Quando sei un ragazzino fai fatica perfino a concepire che i tuoi eroi della domenica pomeriggio – quarantaquattro anni fa si giocava solo la domenica pomeriggio – potessero aver venduto una partita: anche il “mio” Bologna è stato pesantemente coinvolto in quell’inchiesta, con i suoi due giocatori più rappresentativi, Giuseppe Savoldi e Franco Colomba. Non mi era neppure molto chiaro neppure perché ci fossero due Germanie, anche se sapevo che una delle due era comunista, come mio padre. Sapevo che quella che non era comunista era forte a giocare a pallone, mentre quella comunista era forte nell’atletica, nella ginnastica, nel nuoto (ma forse anche loro baravano, in fondo erano un po’ italiani anche loro).

Comunque l’11 luglio di quarantaquattro anni fa abbiamo dimostrato ancora una volta che la Germania, quella non comunista, non era forte come l’Italia di Dino Zoff e di Paolo Rossi, un altro eroe che era finito nello scandalo. Eravamo ancora più forti di loro, come ai tempi dell’Azteca. Poi i tedeschi erano più forti di noi in tanti campi, ci potevano dare lezioni, ma quando giocavamo al “fotbal” eravamo meglio noi.

Sinceramente non ricordo bene le partite della prima fase e neppure Italia-Argentina. Ricordo invece benissimo Italia-Brasile, ricordo l’altalena dei gol. Noi. Loro. Noi. Loro. Noi. Ricordo i tre gol di Rossi e quelli di Socrates – uno che poi avrei saputo che era comunista, come mio padre – e di Falcao. Tra l’altro i calciatori di quei mondiali giocavano – o avrebbero giocato – tutti in Italia, da Boniek a Rummenigge, da Zico a Platini, e ovviamente Maradona. E poi, anche se meno distintamente, ricordo la finale, ma su questi ricordi pesa naturalmente il fatto che sono immagini che abbiamo visto e rivisto migliaia di volte: l’urlo di Marco Tardelli, le braccia alzate di Sandro Pertini, la coppa in mano a Enzo Bearzot, con quella faccia triste da persona perbene. E ovviamente ricordo la festa, perché anche a Quarto Inferiore, frazione di Granarolo dell’Emilia, avevamo vinto i mondiali.

È così che quarantaquattro fa io ho vinto i mondiali.

Italia Mondiale 1982
Pablito bacia la coppa

Non era un mondo migliore, anche se c’era un ordine che, pur avendone paura, avevamo imparato a conoscere. Non era un’Italia migliore: erano passati meno di due anni dalla strage alla stazione di Bologna. Non era una politica migliore, anche se c’erano indubbiamente uomini migliori (e c’erano ancora i comunisti come Berlinguer e come mio padre). Non era un calcio migliore, anche se c’erano calciatori migliori. Non è un’Italia di cui dobbiamo avere nostalgia, anche se adesso inevitabilmente la ricordiamo con l’indulgenza dettata dal fatto che eravamo giovani. Se adesso facciamo schifo è anche per quello che è stato fatto – o non fatto – in questi quarantaquattro anni. Da quello che tutti noi abbiamo fatto – e non fatto – in questi quarantaquattro anni.

Come sapete io credo che nella mia vita pubblica le cose che ho sbagliato pesino decisamente di più di quelle che ho fatto bene. Ma, nonostante tutto, penso con affetto a quando ho vinto i mondiali dell’82.

In apertura, il presidente Pertini gioca a scopone con Zoff, Causio e il ct Bearzot sull’aereo del ritorno dalla Spagna, con la Coppa del Mondo appena vinta (ANSA)

  • Luca Billi ha pubblicato il romanzo Anything Goes (Villaggio Maori Edizioni)
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