UN BLOG
IN FORMA DI MAGAZINE
E VICEVERSA

Allonsanfàn
{{post_author}}

Pippo e Simone Inzaghi. Due fratelli e un vecchio scudetto

È un assolato lunedì di febbraio, è quasi l’una e mi appresto a scendere dalla redazione per mangiare qualcosa quando squilla il cellulare. “Ecco fatto, addio pranzo” penso prima ancora di vedere chi mi sta chiamando. Il dubbio diventa certezza quando leggo il nome: Enrico Mentana, il direttore del TG5.

Prendi una troupe al volo – mi dice – e vieni al ristorante Il Caminetto di viale Parioli: ci sono i due fratelli Inzaghi a pranzo. Se arrivi in tempo, magari riusciamo a fare unintervista in coppia per l’edizione delle 20. Loro non mi hanno visto, se hai bisogno io sono in una saletta interna”.

Ma perché era così importante realizzare questo piccolo scoop in esclusiva? Perché Pippo e Simone Inzaghi erano in corsa per lo scudetto e di lì a qualche settimana, il 1° aprile, si sarebbero ritrovati allo stadio Delle Alpi da avversari in un importantissimo Juventus-Lazio. È stagione 1999-2000, quella che culminerà con lo scudetto vinto dalla Lazio di Eriksson allultima giornata, mentre la Juventus di Ancelotti affogava nel diluvio di Perugia, battuta da un gol di Calori.

Nel giro di un quarto d’ora il coordinamento delle troupe Eng mi manda un operatore e uno specializzato. Mentre andiamo, mi preparo mentalmente le domande, visto che non ho avuto il tempo di scriverle. Voliamo verso i Paroli, sperando di essere graziati dal traffico romano e verso le 13 e 45 arriviamo al ristorante. Dal marciapiede localizzo subito allinterno i due fratelli Inzaghi, che fortunatamente stanno ancora pranzando. Forse ce la facciamo, ora dipende solo dalla loro disponibilità. Ma sono ottimista, perché con Pippo ho un eccellente rapporto sin dai tempi dell’under 21 di Cesare Maldini, mentre conosco Simone, dato che seguo spesso la Lazio in casa e fuori.

Entriamo al ristorante e subito il proprietario ci blocca dicendo che per ragioni di privacy non possiamo accendere la telecamera all’interno del locale. Lo tranquillizzo: “Vado solo a salutarli, caso mai li intervisto fuori”. È un tavolo a quattro, con Pippo e Simone ci sono Massimo Giletti, con cui abbiamo giocato un doppio giallo in un torneo per giornalisti, e Giuseppe De Mita, il capo ufficio stampa della Lazio. Sulle prime sono sorpresi di vedermi, gli dico che ho avuto una soffiata, ma naturalmente mi guardo bene dal rivelare la mia fonte. Sorridono, si complimentano per il fiuto (che non è mio, come detto) e quando propongo una sorta di intervista doppia, i due fratelli accettano subito di buon grado: “Prendiamo il caffè e usciamo” mi dice Pippo.

E mantengono la promessa: dopo cinque minuti sono fuori. Spiego che vorrei fare una sorta di rimpallo con una domanda a Pippo e una a Simone, io in mezzo e loro due ai lati.

Partiamo con l’intervista, mentre camminiamo sul marciapiede in discesa verso piazza Euclide. Le domande risultano azzeccate, le rispose sono brillanti, insomma sono soddisfatto del lavoro. Mentre do lo stop alloperatore e saluto i fratelli Inzaghi, rigraziandoli per la disponibilità, sbuca alle loro nostre spalle Enrico Mentana, che tende loro la mano e, quasi a scusarsi, esclama: “È tutta colpa mia, sono io la spia, Daniele è innocente”. Scoppiamo tutti a ridere e ci lasciamo, mentre Enrico mi fa i complimenti per uno scoop che è solo merito suo. Lui la mente, io il braccio. Ma il giorno dopo ne parleranno tutti i giornali.

Nella foto, i due Inzaghi nel 1998, Simone giocava nel Piacenza

I social: