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The Who stanno bene. A Piacenza, la mostra italiana per i 60 anni della band

Cammini per il centro di Piacenza e ti trovi faccia a faccia con una Vespa 150 GS Douglas precisa identica a quella guidata da Ace Face (Sting) capo dei mods nel film Quadrophenia, con i sei specchietti retrovisori e tutto il restante accessoriamento: eh sì, è proprio quella. È in carne e ossa, per così dire, che si fa ammirare – sembra quasi che ti guardi anche lei – da una vetrata della Galleria Biffi Arte. Dove si prende il suo bello spazio anche un Flipper: è quello, dice la scritta applicata, che usavano The Who negli Studi di Battersea per rilassarsi nelle pause delle registrazioni (non è, invece, il gigantesco flipperonefeticcio voluto da Ken Russell per il film Tommy).

Memorabilia in mostra

Comunque: la Vespa, il Flipper. Oggetti di culto della mod generation anni 60 che ti riportano di colpo nella Londra di allora, nei quartieri-dormitorio di Shepherd’s Bush o di Stepney, con gli scontri Mods versus Rockers che alimentavano le cronache quotidiane in un conflitto che forse era soprattutto di “stili” estetici: il dandismo impiegatizio degli uni – scooter, parka militare decorato con il bersaglio rosso blu cerchiato della Royal Air Force, abiti di taglio italiano – contro la selvaggeria delle moto Triumph-Norton-Bsa e i “chiodi” degli altri (e comunque tutti appartenenti alla subcultura giovanile della working class alla quale The Who hanno dato voce con canzoni come Won’t Get Fooled Again, diventata poi colonna sonora di NCIS.

Ma qui, ora, siamo nella tranquilla via Chiapponi di Piacenza – poche centinaia di metri tra la piazza del Duomo con la Cattedrale dedicata alla Vergine Maria Assunta nonché a Santa Giustina, e la piazza Sant’Antonino Protettore della città con la omonima basilica, dove la Biffi Arte ospita fino al 5 novembre The Kids Are Alright. 60 anni di The Who. È la prima mostra in Italia dedicata alla lunga carriera della band britannica portavoce della generazione che “sperava di morire prima di invecchiare. Così cantava, balbettandola voce abrasiva di Roger Daltrey nel brano My Generation scritto da Pete Townshend, oggi settantottenne. Il quale ha poi chiarito che dicendoold” intendeva direrich, che cioè quei ragazzi, the kids, volevano morire prima di diventare “ricchi” (l’ho letto da qualche parte e non so se è vero: di certo, una volta diventati ricchi, The Who, che secondo la rivista Rolling Stone “formano con i Beatles e i Rolling Stones la Trinità della musica rock“, hanno “restituito” parecchio in iniziative benefiche come Teenage Cancer Trust di cui sono forti sostenitori).

Matt Dillon: Happy Jack, trittico matita a olio su tela, 2021

Artefice della mostra a Piacenza – della serie, cioè, “dove non te l’aspetti” – è stata Eleonora Bagarotti, giornalista e scrittrice (è uscito a marzo il suo 100 anni di Maria Callas nei ricordi di chi l’ha conosciuta, Arcana ed.), critica musicale e musicista (arpista) che “è salita da ragazzina sul Magic Bus degli Who e non ne è mai più scesa , come dice lei stessa. Partita giovanissima per Londra dopo aver ascoltato la loro musica (già cercava di arrangiare qualche loro brano sull’arpa), è riuscita a frequentare la band creando con Pete Townshend un’amicizia che dura tuttora.

A lei si deve l’idea della raccolta di memorabilia, cimeli, indumenti, immagini inedite concesse dai fotografi e dalla stessa band e opere di artisti contemporanei ispirati dagli Who: esposte nelle sale sotterranee tutte archi e volte dell’Antico Nevaio della Galleria, queste cose vive” arrivate da varie parti del mondo cariche dei ricordi e delle emozioni di chi le ha messe a disposizione danno l’idea di trovarsi nella stanza del tesoro evocando una canzone, un simbolo, un’immagine del gruppo che per primo ha concepito, e realizzato con Tommy, l’opera rock più famosa al mondo. Sarà per questo che gli Who continuano a ispirare artisti di ogni arte e di ogni età, come quelli presenti in mostra tra i quali l’attore e regista Matt Dillon (non lo sapevo anche pittore), autore del trittico dedicato a Happy Jack.

Mauro Di Silvestre: See Me, olio su tela, 2023

È un evento “in divenire”, questa mostra, con interventi già programmati in cui si parlerà dell’impatto artistico e visuale che il gruppo britannico ha avuto sulla società, come quello, sabato 14 ottobre con Carlo Massarini, conduttore tv e radiofonico, presente anche con i suoi scatti fotografici sulla band. In programma, l’incontro con il fotografo e regista Francesco Cabras, e visite guidate le cui date verranno annunciate in seguito. L’ingresso è gratuito, il catalogo e le opere in mostra sono in vendita: i proventi andranno totalmente devoluti al Teenage Cancer Trust.

Kosmo Vinyl: High Number vs Small Faces, 2015

Info Galleria Biffi Arte, via Chiapponi  39, Piacenza, tel 0523 324902, galleria@biffiarte.it

 

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