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Allonsanfàn
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Dal barbiere Sweeney Todd. Il suo trionfo e il nostro destino

Un grande musical ha successo grazie a grandi interpreti, e Stephen Sondheim e Harold Prince sono troppo smaliziati per non saperlo. La faccia di Sweeney Todd non può più essere quella di Tod Slaughter. Il barbiere di Fleet Street non è più soltanto un sadico e avido omicida. Adesso è diventato, a suo modo, un eroe. Sweeney è uno di noi e noi vogliamo identificarci con lui.

Stephen Sondheim e Harold Prince non fanno alcuna fatica a trovare il “loro” Sweeney. Il protagonista maschile di A Little Night Music, Len Cariou è perfetto, ha una bella voce profonda, è bravo a recitare – è un apprezzato interprete di Shakespeare, spesso presente al Festival di Stratford – ha quarant’anni, ma sembra anche più maturo, ha la presenza fisica per fare Sweeney Todd. Puoi aver paura di lui, se lo incontri di notte in un vicolo scuro. E poi c’è in lui qualcosa di misterioso: non per caso, qualche anno dopo, sarà Michael Haggerty, un agente dell’MI6 di origini irlandesi, che compare alcune volte a Cabot Cove per aiutare in casi particolarmente complicati la sua amica Jessica Fletcher. Ma è anche un uomo che sa amare, fino alla fine.

Un anziano barbiere, Len Cariou

Semmai è più difficile trovare una Mrs Lovett “perfetta”. Anzi Stephen e Harold sanno benissimo che vorrebbero Angela Lansbury, che lei sarebbe l’interprete ideale di questo personaggio, ma hanno il dubbio che non voglia accettare. Angela ha solo quattro anni più di Len, ma è già una stella, ha ottenuto una nomination agli Oscar, ha vinto due Golden Globe e due Tony, ha sostituito Ethel Merman nel ruolo di Madame Rose e per tutti è zia Mame. Ed è stata la protagonista di Anyone Can Whistle, il grande fiasco di Sondheim – questa volta senza la regia di Prince – che è rimasto in cartellone per solo nove repliche. Il rischio che non voglia accettare un ruolo da coprotagonista in uno spettacolo così particolare è molto forte. Però Stephen vuole Angela, perché il brano con cui il personaggio si presenta, The Worst Pies in London, è difficile da cantare, ha continui cambi di ritmo e tonalità: serve una grande interprete e lui sa che Angela può farlo incredibilmente bene. E soprattutto Mrs Lovett è al tempo stesso il personaggio comico dello spettacolo e la “cattiva”. Per convincere l’attrice ad accettare comunque la parte aggiunge A Little Priest, il lungo e splendido duetto che chiude il primo atto, e le spiega che Mrs Lovett deve avere il carattere di un personaggio da music hall. Angela è cresciuta nel music hall inglese e soprattutto, da artista intelligente e ricca di esperienza, capisce che si tratta di una cosa assolutamente nuova, di un lavoro che sarà nella storia del teatro. E poi ormai, anche a partire dal manifesto, Mrs Lovett assume un ruolo da protagonista: adesso è anche il “suo” spettacolo. Angela accetta, Sondheim e Prince, fidandosi di lei e di Len, li lasciano liberi di sviluppare i loro personaggi. Così Angela crea Mrs Lovett, alternando aspetti buffi e un incredibile cinismo, il desiderio di una vita “normale”, di una famiglia borghese, di essere moglie e madre e una crudeltà assoluta, che non viene giustificata, come quella di Sweeney, da un proposito di vendetta: è Mrs Lovett, nonostante quell’aria svagata, il vero demone della storia.

Una giovane Lansbury

Oltre a Cariou e Lansbury, Harold riesce a scritturare un ottimo cast: la folle mendicante è Merle Louise, che è stata un’acclamata Thelma nella prima edizione di Gipsy e Susan in quella di Company. Edmund Lyndeck, che ha interpretato John Witherspoon in 1776 è il giudice Turpin. Il tenore Joaquin Romaguera è Pirelli, l’inserviente di origini irlandesi di Barker, che si finge italiano e che riconosce il suo vecchio padrone. E per questo sarà la prima vittima di Sweeney Todd. E il primo ripieno dei pasticci di Mrs Lovett.

L’opera è un successo. Vince otto Tony, miglior musical, miglior regia, miglior libretto, miglior musica, migliori scene, migliori costumi, e migliori protagonisti, maschile e femminile. Sbanca anche ai Drama Desk Award, che oltre a premiare Sondheim, Prince, Wheeler, Cariou e Lansbury, riconoscono anche il valore di due non protagonisti, Merle Louise e Ken Jennings, che ha il ruolo di Tobias. E rimane in cartellone all’Uris Theater per 576 repliche, fino al 29 giugno 1980.

Nel frattempo il musical arriva anche a Londra: debutta il 2 luglio 1980 allo storico Drury Lane di Covent Garden, distante appena mezzo miglio dal 186 di Fleet Street. Gli interpreti sono due colonne del teatro musicale del West End, Denis Quilley e Sheila Hancock. Forse il nome di Denis Quilley non vi dice nulla, ma ricordate certamente Gino Foscarelli, il ciarliero rappresentante delle automobili Ford di origini italiane che divide il suo scompartimento con un impassibile John Gielgud nel più celebre e sanguinoso viaggio dell’Orient Express. Mentre Sheila Hancock, oltre a una lunga carriera nei musical, è un’apprezzata interprete shakesperiana, la prima donna a dirigere una tournée della Royal Shakespeare Company e la prima donna a dirigere uno spettacolo teatrale al National Theatre.

The movie con Johnny Depp

Questo spettacolo entusiasma un ventiduenne californiano che sta studiando a Londra: in genere non ama i musical, ma per quello spettacolo va a teatro tre sere di fila. Gli sembra un “film muto con la musica”. E quando ventisette anni dopo ha la possibilità di girare quel film, Sweeney Todd e Mrs Lovett non possono che essere Johnny Depp e Helena Bonham Carter. Francamente non credo che Depp sia il migliore dei Sweeney possibili, ma Helena è davvero la Mrs Lovett più demoniaca: quando uccide gli scarafaggi che invadono la sua cucina, capisci immediatamente chi vuole davvero eliminare. E anche la più conturbante.

E credo sia doveroso ricordare alcune delle tante altre facce di Sweeney Todd. E di Mrs Lovett. Almeno le mie preferite.

George Hearn, che insieme ad Angela Lansbury ha fatto il tour americano agli inizi degli anni Ottanta ed è stato protagonista di alcune importanti rappresentazioni in forma di concerto, è uno tra i migliori interpreti del barbiere di Fleet Street: il suo Sweeney non ti spaventa, sembra un uomo tranquillo, ma quando decide di uccidere si accende in lui qualcosa di davvero terribile. Nessuno come George ci ricorda quanto Sweeney sia uno come noi. E George, dopo Sweeney, sarà Albin, la vedette de La Cage aux Folles nella prima edizione di questo fortunato musical di Harvey Fierstein e Jerry Herman, in cui canta I Am What I Am, diventato un inno della comunità omosessuale, e ancora Max von Mayerling in Sunset Boulevard con Glenn Close. Poi c’è l’attore inglese Alun Armstrong, che nella prima edizione de Les Miserablés è stato un bravissimo Thérnadier. E il baritono gallese Bryn Terfel, mirabile interprete mozartiano e wagneriano, oltre che dei classici italiani: una faccia che davvero preferiresti evitare in un vicolo scuro di Londra.

Ovviamente è difficile essere Mrs Lovett dopo Angela Lansbury. Christine Baranski, Beth Fowler, Imelda Staunton sono state degne interpreti del ruolo, anche se probabilmente Patti LuPone è la migliore, perché la “sua” Mrs Lovett è diversa dal modello creato da Lansbury, forse meno divertente, ma certamente molto intensa nel rapporto con Sweeney e Tobias, una donna che sa amare intensamente, almeno quanto è pronta a uccidere. E grandissima è anche Emma Thompson che in due rappresentazioni in forma di concerto è stata la degna complice di Bryn Terfel.

Uno degli infiniti Sweeney teatrali…

Chi è il Demone di Fleet Street? Non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Ci sono naturalmente Mrs Lovett e Sweeney Todd. Ma anche Rupert Murdoch e Mrs Thatcher. E poi il giudice Turpin e i proprietari delle banche. I giornalisti che mentono ai lettori e Adolfo Pirelli. E tutti noi, quando andiamo a comprare i pasticci di carne di Mrs Lovett, magari approfittando di qualche offerta speciale, vogliamo davvero sapere cosa c’è dentro?

Sarebbe bello se anche noi, come fanno Sweeney Todd e Mrs Lovett, osservando il mondo che scorre davanti alla sudicia vetrina della locanda, potessimo scegliere il nostro prossimo pranzo. Forse Thomas Hobbes non è mai stato in Fleet Street, ma anche lui sarebbe stato d’accordo con il barbiere: who gets eaten, and who gets to eat! E oggi di cosa abbiamo voglia? Un prete o un poeta? Un violinista o un avvocato? Il menu è ricco: possiamo cambiare pietanza ogni giorno. E tutti se la sono meritata. In fondo, come dice saggiamente Mrs Lovett, sarebbe proprio uno spreco far andare a male tutto questo ben di dio. A loro modo, sono anche democratici il barbiere e la locandiera: We’ll serve anyone. Meaning anyone! And to anyone! Parafrasando un altro che probabilmente ha frequentato Fleet Street: da ciascuno secondo i propri bisogni, a ciascuno secondo le proprie capacità.

Culti di massa. Cosplayers travestiti da Edward Mani di Forbice o da Barbiere

Nessuno si salva in Rigoletto. Nessuno si salva in Traviata. E nessuno si salva in questa opera di Stephen Sondheim. Perché non possiamo salvarci. Anthony e Johanna – che vivono la loro intensa storia d’amore con una delle più belle canzoni di Sondheim – sembra riescano a fuggire, ma non possiamo dire che “vivranno per sempre felici e contenti”. E quando devono fuggire dal manicomio dove il giudice ha fatto imprigionare la giovane, è proprio lei, e non Anthony, a uccidere il corrotto direttore Jonas Fogg. Perché lei è la figlia di Sweeney Todd. E in quella scena i pazzi finalmente liberi cantano una lugubre profezia sulla fine del mondo. Perché Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street è in fondo un’opera sulla pazzia. Gli unici che alla fine sembrano capire cosa stia davvero succedendo sono i due folli, Lucy e Tobias, anzi sono diventati pazzi proprio perché hanno capito prima degli altri qual è il nostro destino: diventare l’ingrediente di un pasticcio di Mrs Lovett. Perché pochissimi sono quelli come Benjamin Barker che possono diventare Sweeney Todd.

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