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Cine-Muccino. Gli anni più belli e l’opzione C’eravamo tanto amati

Avete un’alternativa in questo pigro fine luglio. Potete stare tappati in casa e frugare sul web o sulla tv on demand, girando tra un vecchio film e l’altro. Oppure tornare in sala, spinti dal ritorno della grande produzione. Ecco, per voi due alternative, entrambe sotto il segno di Muccino.

SOLUZIONE CASALINGA Recuperate C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, capolavoro di commedia a intreccio: tre uomini e una donna si inseguono per tot anni di vita nel Belpaese. Ma se non siete troppo schizzinosi, può andar bene pure un tardo Vanzina d’ambientazione romana, tipo quello di famiglia in una domenica borghese. Altro? Chi ha scelto Vanzina – lo suggerisce gentile l’algoritmo – può pure svagarsi con un Moccia doc (tratto da…, non girato da…, quello sarebbe troppo).

SOLUZIONE CINEMA Se decidete di ardire, potete avere in esterno un cocktail simile a quello sopra descritto, imboccando la porta della sala dove proiettano l’ultimo film di Gabriele Muccino (già uscito il 13 febbraio e poi sparito in una nuvola di Covid-9). Certo, nel cocktail di Gli anni più belli l’ingrediente C’eravamo tanto amati è taroccato, è puro Parmesan, presente solo sull’etichetta nella dicitura “tre uomini e una donna si inseguono per tot anni di vita nel Belpaese”. Ma amen, questo Muccino-Vanzino-Moccino è colorato e popolare, nel senso di romanzo o di novela, oltre che denso di sentimento e nostalgia, ed in più si rivela estremamente riposante, come se fosse scritto senza sforzo da voi mentre lo vedete – ossia non c’è niente che non potete prevedere e che non va come vi aspettate.

TRAMA Tre amici (Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Kim Rossi Stuart) si incontrano nell’80, e passano quarant’anni a girare attorno a se stessi e alla stessa ragazza (Micaela Ramazzotti): il più povero diventa il più ricco e stronzo alla corte di un suocero canaglia, il più simpatico fa la fame, anche se a un certo punto s’inventa pentastellato, il più intellettuale tiene botta nonostante ci metta una vita a entrare di ruolo, mentre la ragazza, ignorante e sensuale, va a zig zag e quasi allo sprofondo prima di “crescere” e imboccare una vita che vale.

Fuori intanto tutto cambia (ci sono inserti filmati del Muro che cade, di Mani Pulite, dell’11 settembre…), ma ci fosse pure lo sbarco dei marziani, che cosa importerebbe ai “tre più una” che giocano con lo schema dello sceneggiatore più pigro del mondo? Canzone finale dopo molto Piovani: un Baglioni a gola spiegata.

Posto che è uno strazio vedere i cinquantenni maschi, quando fanno i neolaureati, levigati in viso come in The Irishman ma muniti di improbabili corpaccioni, gli attori sono credibili e bravissimi. Favino un po’ di più, come sempre. Speriamo che “quelli di destra” sui social non ricomincino a dire che fa tutto lui perché è raccomandato da “quelli di sinistra”. Se ricominciano, finga di essere sovranista, che tanto gli viene bene qualsiasi performance. Grande Picchio, insomma, in piccolo Muccino. Ma qualcuno, senza scherzi, regali a Favino un film davvero alla sua altezza.

A onore del regista, va detto che il debito contratto con Scola è ammesso con rispetto, quasi reverenza.
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