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Un libro su Graham Greene per scoprire che i complotti e i poteri occulti esistono ancora

Questo pezzo, un “pezzullo” direbbero i napoletani, nasce come recensione di un libro che non ho ancora finito di leggere, ma già ve lo consiglio: Richard Greene, Roulette russa – la vita e i tempi di Graham Greene, Sellerio, Palermo 2021. Si tratta di un ponderoso volume (forse il più ponderoso, 876 pagine, mai pubblicato da questo editore) di tal Richard, omonimo ma non parente dello scrittore Graham Greendefinito …uno dei più importanti, influenti e prolifici autori del Novecento. Amato da Sciascia, Dürrenmatt, le Carré, McEwan, per l’affinità di temi in cui il mistero ammanta l’immagine sulla giustizia, per la coltivazione del dubbio elevato a morale dei suoi romanzi pieni di colpevoli, per la prosa ricca e avvincente”.

Ecco: l’ho detto. Questo è quanto si legge e, credetemi, è facilmente verificabile nelle prime dieci righe del risvolto di copertina. Non sto leggendo questo libro nella lingua originale e posso dire soltanto, per ora, che la traduzione di Chiara Rizzuto è eccellente e, più ancora, assai intrigante appare la figura delineata dall’autore, che utilizza una gran messe di documenti riguardanti lo scrittore, sebbene non sempre pertinenti a questa sua attività perché prima di scrivere romanzi egli aveva vissuto un’infanzia difficile, poi era stato studente dissoluto, frequentatore del jet set, giornalista, grande viaggiatore e molto altro ancora. Ma, soprattutto, più volte al limite tra il trovarsi fra gli agenti dei servizi segreti britannici e/o dalla parte dei doppiogiochisti.

Da tutto questo, è opinione dell’autore, è scaturita l’opera di Graham Greene, cioè dalle contraddittorietà e dal dubbio che ispireranno i suoi personaggi e provocheranno l’interesse di milioni di lettori o spettatori dei film che ne trarranno spunto. I titoli sono numerosiNe cito alcuni e chissà quanti altri ve ne torneranno subito a mente: Il potere e la gloria, Il fattore umano, Il nostro agente all’Avana, Il console onorario. Tutto ciò a coprire quasi l’intero Novecento fino a poco più in là della caduta del muro di Berlino perché nel 1991 lo scrittore muore. E chissà quanto altro avrebbe avuto da raccontare, o da immaginare, se fosse arrivato fino ai tempi nostri.

La domanda me la sono posta per la vicinanza con alcune questioni che dobbiamo affrontare ancor oggi e che non mi sembra improbabile possano riallacciarsi ai tempi, ai modi e all’ispirazione di scrittori come Graham Greene o come John le Carré. E così viene fuori quest’altro nome: le Carrè, autore anch’egli di libri definiti di genere (ma nella fattispecie vera e propria letteratura) da cui furono tratti film di cui ricordo alcuni titoli nella certezza che altri ve ne verranno alla memoria: La talpa, La spia che venne dal freddoLa casa Russia. Anche lui, scomparso nel 2020, con esperienza di ex agente dei servizi segreti britannici.

Vediamo, ora, perché scrivo questo pezzo prima ancora di aver ultimato Roulette russa. Sarò esplicito: non tanto per le 876 pagine, bensì perché mi sono stufato di sentir dire che dietro i tentativi di comprensione di eventi altrimenti incomprensibili, a vederci manine più o meno occulte sebbene interessate o guidate da interessi concreti ma necessariamente poco palesi, si appare complottisti. Lo dico, anche perché ho visto il 15 aprile scorso la puntata di Atlantide di Andrea Purgatori La guerra delle spie, andata in onda su La7. Qui abbiamo sentito Alfredo Mantici, ex capo del dipartimento Analisi del Sisde, o Eric Salerno, giornalista e noto esperto di questioni africane e mediorientali, che di cose da raccontare sulle tecniche, sugli effetti e sui mandanti (governi e non solo) di certe storie politiche ed economiche ci hanno mostrato di saperne tanto.

Naturalmente non hanno parlato della Spectre, luogo della malvagità inventato da Ian Fleming per porlo a contrasto con il fascino risolutore di James Bond, ma di esperienze concrete: la guerra tra un Occidente capitalista che ha interessi da tutelare e promuovere rispetto a un Oriente oggi altrettanto capitalista (oscillanti, entrambi, fra aperture liberiste e chiusure autocratiche con maggiore o minore incidenza), populismi e nazionalismi spacciati per amor di patria e più realisticamente, invece, impegnati in opere di conquista di territori e mercati. Problematiche afferenti ai modi di produrre e di consumare che indirizzano azioni in contrasto fra di loro con la prospettiva di difendere il pianeta di tutti o il vantaggio immediato di pochi.

Si potrebbe parlare ancora molto di queste cose e rammentare soggetti e attori cogenti: dagli Stati Uniti alla Russia, alla Cina con i rispettivi servizi segreti, a quelli relativamente nuovi come Israele o Iran. E forse bisognerebbe parlare e sapere di più di chi ha interessi economici che trascendono i governi degli stessi Paesi e sono così forti da influenzare le politiche con gli strumenti a disposizione tra cui, appunto, quelli per loro intrinseca natura opachi, a cavallo tra il servire lo Stato e il tradirlo: spie, doppiogiochisti, corpi separati e chi più ne ha più ne metta. L’intelligenza artificiale sembra essere il nuovo campo di gioco, così come lo sono lo spionaggio industriale e il movimento dei capitali finanziari tramite un click incontrollabile (o controllabile solo da pochi) sulla tastiera del computer. Gli effetti, invece, e le conseguenze, possono essere come sempre disparità, sfruttamento, guerra, fame, malattie e morte.

Non è male ricordarlo in epoca di pandemia, mentre Big Pharma gode della lucrosa proprietà sui brevetti dei vaccini e i governi dei Paesi in cui le company hanno sede nicchiano riguardo alla richiesta transnazionale di ottenerne la liberalizzazione.

IL LIBRO Richard Greene, Roulette russa – la vita e i tempi di Graham Greene, traduzione di Chiara Rizzuto, Sellerio

Credit: “Graham Greene.” by Richard Kenworthy is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

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