UN BLOG
IN FORMA DI MAGAZINE
E VICEVERSA

Allonsanfàn
{{post_author}}

Ponte sullo Stretto e nucleare, le due supercazzole della nostra vita

Ci sono un paio di supercazzole pazzesche che accompagnano la nostra vita. Siamo cresciuti, ci siamo fatti una famiglia, una vita e loro sono sempre lì. Si inabissano e quando te le sei dimenticate riaffiorano, implacabili. Sono il ponte sullo Stretto e il nucleare che così “de botto senza senso” come si dice oggi sono tornate in scena.

Per il ponte il merito è del governo Draghi che ha dato il via a un nuovo studio di fattibilità. E va già bene che i soldi del Pnrr non possono essere usati per la sua costruzione perché “l’opera strategica per il rilancio del Mezzogiorno e di tutto il Paese” non potrà essere conclusa per il 2026. Quindi si riparte perché il rilancio del Mezzogiorno passa da qui e non, come uno sprovveduto potrebbe pensare, dal ripristino di condizioni di legalità, da infrastrutture come strade o collegamenti ferroviari (quelli interni della Sicilia, per esempio), da una classe politica giusto un filo migliore.

Le legge che ne prescrive la costruzione è del 1971 ma nel frattempo non si è riusciti a costruire nulla per cui ci si riprova con uno studio che, come scrive Repubblica, “potrebbe comunque escludere l’opportunità della costruzione”. Oppure, se si decidesse che vale la pena imbarcarsi nell’opera, dovrebbe essere avviato “un dibattito pubblico per valutare le decisioni da assumere”. Viene in mente Nanni Moretti con “No, il dibattito, no”. Ma c’è qualcuno che vede nella possibile discussione un pericolo mortale. I tempi potrebbero diventare troppo lunghi e allora Silvia Vono, presidente dell’intergruppo parlamentare per il ponte sullo Stretto, dice che sarebbe il caso di iniziare i lavori prima della fine della legislatura. Con un presidente della Repubblica da eleggere, un presidente del Consiglio che non si sa se cambierà lavoro fra pochi giorni, una situazione politica abbastanza animata e, su tutto, una pandemia – che forse all’intergruppo non se ne sono accorti ma da un paio d’anni crea qualche problema – bisogna urgentemente passare allo studio o se possibile alla posa della prima pietra.

La seconda supercazzola è tornata d’attualità grazie alla crisi energetica e a Matteo Salvini che di fronte alla crisi energetica e al costo delle bollette, problemi di oggi, ha rispolverato il nucleare, eventuale soluzione per un domani molto lontano. Salvini batte su questo tasto con dichiarazioni pubbliche alle quali non segue nessuna iniziativa legislativa della Lega per superare il referendum del 1987 e quello del 2011 che ne sancirono l’abbandono. Il problema relativo al nucleare non è l’eterna discussione se sia buono o cattivo, ma il fatto che, sarebbe il caso di prenderne atto, per l’Italia non è un’opzione percorribile.

Nessun governo infatti ha avuto il coraggio di affrontare il problema del sito per il deposito delle scorie nucleari. Dopo quasi vent’anni di mistero sono state finalmente indicate 67 località, 22 delle quali in provincia di Viterbo. Il paese di Corchiano, che ha già detto no, è fra i primi della lista. Nessuna delle altre località si è candidata. Siamo fermi lì e comunque ci abbiamo messo vent’anni per preparare una lista, non per scegliere il sito.

Se per un deposito ci abbiamo messo vent’anni quanto ci metteremo per stabilire dove piazzare una o più centrali? Salvini avrà il coraggio di indicare un luogo nella pianura padana visto che il sito deve avere determinate caratteristiche? Poi bisognerebbe fare due conti e questo è un altro problema.  Di recente è uscita la notizia che il reattore 3 della centrale francese di Flammarion in Francia costerà 300 milioni in più rispetto alle previsioni e che ci sarà un ritardo di sei mesi nella sua realizzazione. Rispetto al preventivo iniziale del 2004 i costi sono arrivati a 12,7 miliardi di euro, quattro volte quanto previsto. Non è un caso isolato. Una centrale finlandese ha 12 anni di ritardo con conseguente crescita dei costi.

Il nucleare non è un pranzo di gala. Lo sa anche la Germania che ha appena spento tre delle sue sei centrali, mentre la Francia prosegue perché ne ha parecchie attive. E poi ci siamo noi, e la discussione se essere pro o contro al momento non ha senso. Lo confermano le parole di Francesco Starace, amministratore delegato Enel, secondo il quale la Francia fa bene a fare andare avanti le centrali che ha, mentre per chi non le ha come gli italiani “non ha senso costruirne di nuove con la tecnologia esistente. Per il nucleare di nuova generazione si parla di tempi tra il 2035 e il 2040”.

Tempo fa passeggiavo in corso Buenos Aires. A Porta Venezia c’era un gazebo con un sacco di ragazzi. Incuriosito, mi avvicino. C’erano i simboli del nucleare, ma non contro, per una volta erano pro. Passo in mezzo a loro e li guardo, più o meno tutti universitari, uno si avvicina ma la mia espressione lo fa desistere. Sbagliavo perché avrei dovuto ascoltare il suo pippone sul nucleare e poi ripetere, per quanto possibile, la scena di Troisi con Robertino. “Robé, siente a me, tu devi uscire, ti devi salvare, và in mmiezo ‘a strada, tocc’e femmene, va arruba, fa chello che vuo’ tu”. Ma lascia perdere la supercazzola.

Credito foto in apertura: “Central Nuclear Trillo” by rodrigomezs is licensed under CC BY 2.0

I social: