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Allonsanfàn
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Il Castello delle cerimonie, spaccato su Napoli (e sulla società)

Travolto dal cibo e dall’alcol del pranzo di Natale, il corpo stanco si dirige verso il divano e la mano scivola sul telecomando alla ricerca del cazzeggio. Ma le fissazioni rimangono tali anche il 25 dicembre e prima provo con un documentario su Totò Riina, ma la palpebra cala impietosa. Quando mi sveglio ci riprovo e con la famiglia schierata sul divano si passa al Castello delle cerimonie su Real Time. In origine era il Boss delle cerimonie, ma il Boss, Antonio Polese, ci ha lasciato e si è passati al castello. Per i non adepti, trattasi di un imponente luogo, non propriamente sobrio, dove il barocco trionfa, situato in Campania e diventato famoso perché ospita matrimoni veraci, nazional-popolari, sempre sopra le righe. Se Edward Banfield, il sociologo autore de Le basi morali di una società arretrata, famoso studio sul familismo amorale, ne avesse visto qualche puntata, avrebbe trovato altro materiale per i suoi studi, perché il programma è uno spaccato fenomenale su Napoli e un mondo per noi nordisti ancora lontano. Un trattato di sociologia o antropologia, fate voi.

Il format prevede che i futuri sposi, o i genitori che vogliono festeggiare il compleanno o altro evento dei figli, si presentino al castello mai da soli, ma sempre accompagnati da uno stuolo di parenti. Di fronte a loro c’è Matteo, marito di Donna Imma Polese, figlia del boss delle cerimonie, la cui presenza aleggia nelle stanze grazie a un busto in marmo e ai numerosi ritratti. Matteo è un napoletano modello lord inglese, incline alla gentilezza e sobrietà dei modi che si limita ad alzare un sopracciglio di fronte alle richieste anche un po’ stravaganti dei clienti. Come quando i genitori di un bambino di pochi anni hanno voluto trasformare il castello in una giungla con finti animali. Matteo fa finta di resistere, ma accontenta sempre tutti, compresa la coppia che vuole gli spaghetti con l’astice, must irrinunciabile, anche se non si capisce se abbia il budget necessario. Lui, un ferrivecchi, in giardino, con toccante tenerezza, ha costruito una Torre Eiffel in sedicesimo per la moglie.

La discussione, alla quale partecipa tutta la famiglia allargata, verte soprattutto sul menu. Matteo propone la classica offerta per i matrimoni, antipasto, un paio di primi, secondi e torta, ma gli altri vogliono sempre aggiungere qualcosa. C’è quello che chiede tre primi perché gli ospiti devono andare via sazi e le zie che invece si impuntano sulla presenza della bistecca, anche più di una.
La quantità è fondamentale perché bisogna fare vedere a parenti e amici quanto si è stati prodighi, senza badare a spese. E loro poi saranno costretti a fare altrettanto. L’ostentazione è la regola. Definito il menu si passa alla scelta dell’abito della sposa, un rito collettivo con mamme, sorelle e zie che fanno volare le prime lacrime.

La sera della vigilia del matrimonio lo sposo va sotto casa della sposa per una serenata accompagnato dal neomelodico di turno. Che diventa una festa per tutto il circondario, in strada armato di telefonino con canti a squarciagola, bambini, ragazze, mamme e papà. La sposa finge di stupirsi per il baccano che arriva dalla strada, esce alla finestra, ascolta la prima canzone e poi vola in strada con una festa che finisce sempre con i fuochi d’artificio. In occasione del matrimonio del figlio di Mario Merola era stato montato anche un palco.

castello delle cerimonie
Donna Imma Polese con il marito Matteo Giordano

Il giorno della cerimonia inizia prestissimo con parrucchieri e make up artist scatenati. In un caso due giovani genitori hanno fattori ricorso anche a un po’ di botox per il compleanno del figlioletto. Ore di preparativi, l’uscita di casa sotto lo sguardo attento dei vicini che filmano tutto. L’auto deve essere di prestigio. In chiesa si apprezza anche l’outfit dello sposo e il figlio di Merola si prende la scena cantando un’appassionata Ave Maria. L’entrata al castello può avvenire a piedi, con il personale ai lati che saluta, ma anche in carrozza o elicottero. Sempre per la regola dell’ostentazione. Con l’arrivo degli invitati le telecamere si scatenano e in modo anche impietoso vanno a cogliere mise spesso eccentriche che fasciano fisici non scultorei, con collanine alle caviglie, tatuaggi ovunque e il lavoro a volte bizzarro dei parrucchieri. Persino troppo facile, il materiale è ottimo e abbondante.

Liberati i colombi, finalmente si va a pranzo con altra infornata di immagini a colpi di astici triturati da fenomenali mandibole, frittura napoletana e piatti uno via l’altro. E la conclusione può prevedere anche la riproposizione di un piatto di pasta o un peperone ripieno di dimensioni colossali.

Di prezzi non se ne parla mai, ma la clientela è varia. Si passa dalla coppia giovane con pochi soldi che si gioca la giornata della vita, al benestante che per la terza volta organizza una cerimonia al castello dove ormai è di casa. D’altronde, sottolinea, “tutto il paese deve vedere” cosa è in grado di fare.

Il castello delle cerimonie Real Time

Voglia di apparire, onore, rispetto sono i valori che emergono da un universo dove la modernità è esclusa. Non aspettatevi che qualcuno chieda anche un piatto vegano o vegetariano e il regalo della sposa allo sposo è una ballerina brasiliana dalle forme esagerate che gli si strofina addosso. Un mondo dove c’è poco spazio per l’ascensore sociale, chi è sotto sa che probabilmente avrà solo quel giorno per assaporare il piacere di una vita diversa, mentre per gli altri è una riaffermazione del proprio status.

E infatti l’augurio di un parente a una giovane coppia è molto basic. “L’importante è tirare a’ campà”.

Foto in apertura: Il matrimonio di Francesco Merola

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