UN BLOG
IN FORMA DI MAGAZINE
E VICEVERSA

Allonsanfàn
{{post_author}}

La vita quotidiana di 24 antichi romani

Anni fa, chi ha frequentato i licei, tra ore e ore di latino e altrettante di storia della Roma imperiale con le vittorie militari, l’impero, i cesari, si sarà chiesto: come viveva il popolo della più grande città di quei tempi (più di un milione di abitanti)? E com’era organizzata quella società?

Ai miei tempi nessun docente lo spiegava e la curiosità mi era rimasta fino a quando non lessi La vita quotidiana a Roma, di Jérôme Carcopino (1881- 1970), storico e archeologo francese vissuto per anni a Roma. Non tratterò di quel libro importante e molto accademico con le sue 600 pagine, ma di un altro più “piccolo” uscito da poco, che appare come una guida divertente e illuminante.

L’autore è Philip Matyszak, inglese nato nel 1958, saggista, docente di storia a Cambridge dove insegna tra l’altro, Storia romana e greca. Il titolo è 24 ore nell’antica Roma – la vita quotidiana di 24 suoi abitanti (Leg edizioni).

24 ore antica roma vittorini

La narrazione ci accompagna in una giornata di fine estate del 137 (d.C.) nella Roma di Adriano descritta attraverso le abitudini e le attività di 24 suoi abitanti. Non si parla di imperatori, di guerre e di eroi, ma di gente del popolo, appartenente a tutte le classi sociali, delle rispettive vite familiari e lavorative. Tutti agiscono in una Roma descritta com’era a quei tempi secondo un racconto mai affidato alla fantasia, ma accompagnato da tante brevi testimonianze giunte sino ai nostri tempi, di illustri personaggi del mondo latino: da Apuleio a Catone, da Cicerone a Lucrezio, da Marziale a Orazio, da Petronio a Plinio (Vecchio e Giovane) e oltre. Insomma una quarantina di saggi testimoni della storia imperiale.

L’autore scrive nell’introduzione del libro: «L’impero romano è quasi all’apice del suo potere. Le aquile imperiali sono portate fino a Dacia e Mesopotamia… La gran parte delle persone che incontreremo in questo volume si infischiano di tutto ciò. Per loro la vita non è celebrare la gloria imperiale ma pagare l’affitto e risolvere problemi in casa e sul lavoro. Roma può anche essere la città più grande del mondo, però chi ci abita deve farsi largo nel traffico, andare d’accordo con i vicini, cercare al mercato alimenti buoni a prezzi convenienti…».

L’ambientazione offre l’immagine di una metropoli brulicante, caratterizzata da una densità abitativa straordinaria, ben otto volte superiore a quella della New York contemporanea. Attraverso lo sguardo di questi ventiquattro personaggi, Matyszak descrive con minuzia di particolari le abitudini igieniche nelle terme, i mercati, i culti esotici che convivevano nell’Urbe, il fetore delle strade, i pericoli della notte e la complessa gestione delle attività economiche e giudiziarie.

Ognuno dei personaggi svolge un’attività: ci sono i vigiles che di notte sono incaricati di mantenere l’ordine nelle strade urbane e di prevenire gli incendi che sono molto frequenti. A proposito degli incendi l’autore del libro rivela chi era veramente Marco Licinio Crasso, il terzo del ben noto triumvirato composto da lui, da Cesare e Pompeo (60 a.C.). Crasso era un magnate arricchitosi proprio con gli incendi. Lo racconta Plutarco: «Fece incetta di case bruciate e adiacenti che i padroni vendevano a prezzi stracciati per la paura che crollassero da un momento all’altro». Stabilito il prezzo a proprio vantaggio, Crasso faceva intervenire i suoi schiavi per spegnere il fuoco. I vigiles dello Stato non c’erano ancora.

Tra gli altri personaggi ci sono la schiava impegnata nelle fatiche domestiche della domus; l’ostessa che gestisce la sua taverna e deve difendersi da qualche cliente arrogante o ubriaco. Matyszac mostra anche un autentico conto dell’epoca trovato tra le rovine di Ercolano, che elenca oltre a una portata illeggibile, bevande, prezzo 14 assi; lardo 2 assi; pane 3 assi; 3 porzioni di carne 12 assi; salcicce 8 assi. Totale 51 assi. (L’asse era una moneta di bronzo che valeva un quarto di Sesterzio, N.d.r.)

Antica roma Vittorini
La piramide Cestia e la porta San Paolo, antica Porta Ostiensis, costruite tra il 18 e il 12 a.C. (La foto, scattata nel 1882, è di autore ignoto).

E poi c’è un guardiano delle terme, con la descrizione degli ambienti, dei servizi e del pubblico. Seguono, un magistrato, un giurista, un senatore corrotto, un ricco mercante a altri “attori” sino ad arrivare a 24.

Un altro elemento di grande interesse è l’emergere spontaneo di parallelismi evidenti con la modernità. Leggendo le disavventure dei ventiquattro protagonisti, il lettore contemporaneo riconosce facilmente dinamiche a lui familiari: i problemi legati al traffico urbano (dei carri tirati da buoi), il rumore notturno intollerabile che impedisce il sonno, le code negli uffici pubblici, le ingiustizie sociali e il sistema clientelare che regola il mondo del lavoro.

A darci un’idea di cosa e com’era la vita quotidiana nell’antica Roma, non dobbiamo soffermarci soltanto all’analisi della capitale dell’Impero, ma dobbiamo spostarci un po’ più a sud, a Pompei. Gli scavi, compresi quelli di Ercolano, ci hanno restituito un esempio fedele di come dovevano presentarsi le insulae romane, le vie, le botteghe e così via; passeggiando per Pompei sembra di essere catapultati ex abrupto nell’antichità.

In conclusione, 24 ore nell’antica Roma non è una semplice cronaca del passato, ma un riuscito esperimento di viaggio nel tempo. Philip Matyszak firma una guida fondamentale per chiunque desideri esplorare non solo i monumenti o le guerre dell’Impero, ma l’anima più autentica, viva, caotica e affascinante della quotidianità romana.

Il valore fondamentale del libro risiede nella sua profonda carica empatica: la tecnica della narrazione in “presa diretta” riduce a zero la distanza temporale che ci separa dall’antichità. Si recepisce un linguaggio fresco, privo di noiosi accademismi ma solido nei contenuti d’archivio e archeologici. L’opera umanizza la Storia, trasformando le date e i freddi reperti dei musei in sudore e passioni.

N.BNella bibliografia del libro vengono citati molti esperti della storia di Roma nei particolari. Sono tutti stranieri. Mancano gli italiani: credo che non ne esistano. Fino a pochi anni fa nelle scuole e università dominava l’accademismo prolisso e limitato. Questo limite riguarda tutta la divulgazione della Storia del nostro Paese, tranne qualche eccezione come le opere di Carlo Ginzburg e di Luciano Canfora. Ricordo che il primo a scrivere una vera e fruibile Storia d’Italia, dal 1861 al 1961, fu l’inglese Denis Mack Smith.

  • In apertura: un affresco trovato intatto nella Villa dei misteri a Pompei
  • Questo articolo è stato pubblicato su Il resto delle parole
I social: