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Minotaur di Zvjagincev. In fondo al labirinto c’è il potere di un uomo (e tanto cinema)

Russia, 2022. Quando Gleb, un amministratore delegato di successo, si trova assediato da crescenti pressioni aziendali e da un mondo sempre più instabile, il crollo della sua vita ordinata precipita verso la violenza.

Minotaur – Nel labirinto del potere del regista russo Andrej Zvjagincev è un remake di un classico del cinema francese del 1969, La femme infidèle (Storie di donne infedeli), diretto da Claude Chabrol. Ripropone il soggetto che ha ispirato anche L’amore infedele – Unfaithful (2002), thriller erotico di Adrian Lyne (proprio lui), interpretato da Richard Gere e Diane Lane.

Piccolo particolare: Andrej Zvjagincev rilegge il tutto nella chiave politica della Russia contemporanea, anzi nella Russia che sta per scendere in guerra invadendo l’Ucraina, e inscrive una vicenda apparentemente privata, un tradimento coniugale, sotto il segno di un potere patriarcale, senza dubbio maschile. La versione di Lyne rimane invece una patinata storia di passione e di corna. Mentre Chabrol gioca in un altro campionato, ed è rétro perché più marcatamente esistenziale.

Minotaur
Dmitrij Mazurov è Gleb

Comunque, guardando il film russo, pesante e solido nel suo articolarsi e spiegarsi allo spettatore, mi è tornato in mente molto altro cinema. E non solo quello dello Zvjagincev per così dire “famigliare” di Il ritorno o Loveless. Per esempio: quando, in una scena memorabile di Minotaur il marito tradito, fermo in auto a un passaggio a livello, si vede passare davanti un interminabile treno merci carico di carri armati, ho creduto per un attimo di rivedere una sequenza di L’impero dei sensi di Nagisa Ōshima. Lì, il protagonista maschile, Kichizō, stremato da giorni di sesso, si trascina per strada malvestito e vede passargli davanti, in senso opposto, un drappello di soldati in armi che corre verso la guerra. Ma il significato della scena qui è diverso, non c’è l’abdicazione di un uomo al potere dell’amore (che sia o no castratorio). L’uomo di Zvjagincev fa tutt’uno con quello che si sta preparando sul fronte sociale. Gleb resta il padrone, colui che ha diritto alla violenza del potere oltre che ai suoi oscuri, meschini vantaggi. Il regista russo ce lo ha reso evidente fin dall’inizio, unendo nelle solide inquadrature e nella ferma e a tratti impassibile gestione della trama la vita casalinga e la vita di lavoro di un capo – memorabile la lezione di autodifesa impartita al figlio adolescente. Finché il film nella sua perfetta confezione si rompe quando due uomini che non dovrebbero incontrarsi si trovano faccia a faccia, mentre la donna con un lungo cappotto (molto francese) finisce per ubriacarsi in un bar – ricordando una Fanny Ardant di Truffaut, la femme d’à côté…

Andrey Zvyagintsev
Andrey Zvyagincev a Cannes

Andrey Zvjagincev ha cominciato a pensare a un remake del film di Chabrol dopo l’uscita di Loveless (2017), ma non ha iniziato a lavorarci fino a cinque anni più tardi, dopo essersi ripreso dal Covid ed essere espatriato in Francia nel 2023. Le riprese si sono svolte a Riga, in Lettonia, data la somiglianza con la Russia, in cui Zvjagincev non poteva girare, tra settembre e novembre del 2025. Il film è stato presentato il 19 maggio 2026 in concorso al 79º Festival di Cannes dove ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria.

Nella foto in alto, Dmitrij Mazurov, Iris Lebedeva e Boris Kudrin

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