UN BLOG
IN FORMA DI MAGAZINE
E VICEVERSA

Allonsanfàn
{{post_author}}

Serpenti di De Paolis. Il Kafka al contrario dei fratelli D’Innocenzo

Serpenti di Roberto De Paolis Maino – anche co-sceneggiatore insieme ai mitici fratelli D’Innocenzo – può essere visto come un incubo kafkiano al contrario oppure, se vi pare un film formalmente poco riuscito o magari proprio vi prende male, come una barzelletta tirata troppo in lungo (non spoilero il finale) .

In breve. Un marito si autodenuncia per l’omicidio della moglie e non ha la soddisfazione di essere subito tradotto in cella. Macché. Si scontra infatti contro un muro burocratico fatto di poliziotti inetti e piccolo borghesi, avvocati pinocchieschi – nel senso che il giovane Castellitto pare Lucignolo quando conciona contro il senso di colpa che rovina le nostre esistenze – nonché improbabili ma carismatiche lettrici di tarocchi.

Serpenti

In una estrema economia di mezzi visivi e in una studiata lentezza (forse addirittura sonnacchiosa più che sognante), seguiamo l’assassino reo confesso negli stanzoni di una caserma o nelle salette da biliardo di un bar, ritrovandoci a un bivio caro ai D’Innocenzo (penso al loro America Latina): quello che vediamo è vero o falso, è fantasia psicotica o una molto orribile realtà? E intanto ci chiediamo, con apprensione crescente, come andrà a finire. Riusciranno i due fratelli e De Paolis (ricordate Cuori puri?) a chiudere bene e non come in America Latina, appunto.

Leggo in un articolo sul web: “I D’Innocenzo colpiscono ancora. E lo fanno col fuoco di un’ironia che brucia e col coltello che lascia una ferita profonda nello spettatore. Un uomo ha ucciso una donna, lo confessa…”. Ecco: quasi mi ero dimenticato di dire che forse il tema del film è la condanna del femminicidio in una società patriarcale ecc. ecc., ma lo davo per scontato, e però non ho affatto avuto l’impressione che la denuncia arrivasse così forte e chiara in mezzo a un pool di personaggi intontiti. Mi ha colpito di più la segnalazione della routine idiota e dei luoghi comuni che governano la nostra vita sociale di “anime morte”. C’è più Gogol’ che Kafka in Serpenti?

Leonardo Lidi, anche nella foto in alto, con Pietro Castellitto (Credit: Paolo Modugno)

Comunque. Il film gioca ogni tanto nella forma sull’immobilità dell’ambiente (la società patriarcale?) cui si giustappone l’accelerazione parossistica (fuori di senno?) dei gesti dell’uxoricida in attesa di essere ascoltato e creduto. Vale la pena di dare un’occhiata.

I social: