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Allonsanfàn
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Insegnami la tempesta di Emanuela Canepa e le sue donne sull’orlo di una scena madre

Tre donne. Due amiche per la pelle che “qualcosa” ha separato con uno strappo, tanti anni fa. Una ragazza, diciassettenne, figlia di una delle due, che deve trovare l’amica scomparsa della madre, per sapere un altro “qualcosa”, necessario a compiere una scelta difficile.

Tre donne. Un uomo solo, un padre e perdipiù supplente, che elabora strategie se non di felicità, di stabilità: la sua laboriosità quasi materna però non basta. Gli altri maschi non appaiono, sono fantasmi, esclusi non a caso da tutte le “scene madri” del romanzo.

Emma, dopo aver partorito Matilde, è stata costretta a sacrificare i suoi studi d’arte. Se lo ricorda bene quando a Roma, dove vive, le capita di rifugiarsi in chiesa, davanti alla luce inequivocabile del San Matteo di Caravaggio. È Emma a cui è toccato, e non per vocazione, tutto il peso del dovere, a cominciare dalla maternità (e le spetta anche di tenere gran parte del punto di vista del racconto).

Matilde è la figlia che sembra aliena alla madre, dura e chiusa in sé: un giorno, si trova a un bivio che la destabilizza. Incinta senza rivelare il nome compagno, non può permettersi di sbagliare. In un gioco di specchi, teme di essere nata lei stessa non voluta, peggio: di esser servita da alibi a una donna timorosa di mettere alla prova i propri talenti.

Poi c’è Irene, suora senza velo, anima difficile e superiore di un convento di clausura di Arezzo, con un’idea di Dio che sconfina nella ricerca d’ordine oltre che nell’illuminazione. È invocata nella prima scena (drammatica) del romanzo e saprà fornire alla fine (forse) alle compagne di avventura una versione conciliante della loro storia, la riconquista dell’autenticità.

L’opera seconda di Emanuela Canepa, psicologa, storica e bibliotecaria a Padova, che ha frequentato la scuola Palomar di Mattia Signorini, già vincitrice del Premio Calvino nel 2017 con L’animale femmina, si rimerita qui la lode del riconoscimento, che consisteva tra l’altro nel “…dare particolare voce, con stringente analitica, alla forza carsica del femminile”.

Ponendo al centro del romanzo il tema dell’aborto, anzi quello della maternità – tant’è che il capitolo più emozionante è quello che rievoca un parto – offre del femminile una visione ulteriore.

Trovo queste parole dell’autrice: “Si parla di libertà. Libertà di scegliere. E anche di sbagliare. La libertà e la realizzazione di sé sono due temi presenti anche nel romanzo precedente. Non ci può essere libertà senza errori, che permettono di sperimentare. Anche se seguendo la libertà rischiamo sempre di deludere qualcuno”. Insegnami la tempesta è alta scuola sia di rischio sia di libertà.

IL LIBRO Emanuela Canepa, Insegnami la tempesta, Einaudi Stile Libero Big

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