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Milanesiana nei cortili, Elisabetta Sgarbi riapre dopo il Covid

«La cultura vive di un’emozione fisica, non possiamo adagiarci nell’immaterialità dello streaming». Parte così, con queste parole di Elisabetta Sgarbi, l’edizione numero 21 – la più difficile, la più sofferta – de La Milanesiana.

«Ho pensato più volte di doverla rinviare» dice la Sgarbi, che è ideatrice e direttrice della kermesse. «Chi vive in Lombardia ha visto immagini che non potrà dimenticare, ha perso parenti e amici per il Covid, la Milano dinamica e viva si è risvegliata stravolta.

Io non mi sono voluta arrendere a questi pensieri. Così, nel pieno della crisi, ho ritenuto che immaginare il futuro – per i libri, per la Milanesiana, per qualsiasi cosa – fosse un gesto di resistenza al mio sgomento».

La Milanesiana 2020 mette in campo 40 incontri con 115 ospiti italiani e internazionali, 5 mostre e un tema, quello dei colori, scelto da Claudio Magris.

Coinvolte 12 città, tra Emilia-Romagna (Forlimpopoli, Cervia, Sant’Arcangelo di Romagna, Gatteo a Mare), Veneto (Villafranca di Verona), Campania (Napoli), Marche (Ascoli Piceno) e, naturalmente, Lombardia.

Oltre a Milano il festival – che si chiuderà il 6 agosto – è presente a Bormio, Pavia, Monza e Lodi, in particolare a Villa Biancardi di Zorlesco, nel pieno epicentro del coronavirus. All’evento simbolico, organizzato il 15 luglio, interviene Vittorio Sgarbi con una lectio dedicata alle meraviglie dell’arte di Lodi, Casalpusterlengo e Codogno.

L’inaugurazione – in streaming – de La Milanesiana si è avuta il 10 giugno con l’incontro tra Thomas Piketty e Ferruccio De Bortoli sul nuovo saggio dell’economista “Capitale e Ideologia” (La Nave di Teseo). Il 15 e il 16 giugno prosegue lo streaming con due lectio sui colori dello spazio tenute dagli astronauti italiani Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano.

Poi, il 29 giugno, via agli appuntamenti dal vivo a Bormio, con la mostra di Luca Crocicchi e la serata con Vittorio Sgarbi e Paolo Crepet.

Il primo luglio, a Milano, nel cortile del Castello Sforzesco si tiene lo spettacolo di Massimo Lopez e Tullio Solenghi.

Nel cortile di Palazzo Reale il 27 luglio è la volta de “I colori della nostra vita. Questo virus che rende folli”, spettacolo di Bernard – Henri Lévy introdotto dal direttore di Repubblica Maurizio Molinari.

Sempre nel cortile di Palazzo Reale il 25 luglio si proietta il documentario di Walter Veltroni “Fabrizio De André e Pfm – Il concerto ritrovato”, con letture di Dori Ghezzi e dello stesso Veltroni.

Il 29 luglio nel chiostro del Piccolo Teatro Grassi lettura collettiva di La Tregua di Primo Levi.

Questi sono solo alcuni dei moltissimi appuntamenti tra letteratura, musica, cinema, arte, teatro, filosofia, diritto ed economia.

«Ammetto che se avessi dovuto pensare una Milanesiana interamente in streaming avrei desistito» dice Elisabetta Sgarbi. «Ma non mi sono voluta abbandonare a questa atmosfera di diffusa immaterialità in cui ci stiamo adagiando; a questa idea che si possa lavorare bene senza la presenza fisica degli altri, si possa fare cultura e impresa senza “incarnazioni”.

Un Festival ha un’ineliminabile componente di presenza fisica, degli artisti e del pubblico.

La lettura e l’ascolto della musica possono svolgersi anche nello spazio della propria anima, un festival contempla un’emozione condivisa, la scintilla che si accende, insieme, per più persone. Un Festival ribadisce l’idea di comunità, di relazioni».

La Milanesiana 2020 è una Milanesiana della resistenza «mia e di chi ha voluto contribuire lavorandoci, e degli ospiti che hanno aderito a questa ventunesima edizione. Senza retorica, è il mio omaggio a Milano: città che mi ha dato tanto e che è giusto aiutare a rimettersi in piedi».

Gli eventi in streaming si possono seguire sulle pagine social della Milanesiana e sul corriere.it. Il programma completo e le modalità di accesso ai singoli eventi (regolato dalle norme Covid-19) sono sul sito www.lamilanesiana.eu.

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