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Allonsanfàn
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14 anni dopo: era tutto vero. Campioni del mondo!

Il cielo sopra Berlino non è mai stato così azzurro come quel 9 luglio 2006, 14 anni fa. Con l’Italia campione del mondo per la quarta volta, contro tutto e contro tutti.

Un’impresa straordinaria quella degli uomini di Marcello Lippi, perché la squadra non era probabilmente la migliore del Mondiale.

Ma aveva una motivazione che la rese paradossalmente imbattibile: Calciopoli, lo scandalo esploso in primavera e che indusse qualcuno a ipotizzare addirittura che l’Italia non dovesse neppure partire per la Germania.

La sentenze sportive, emesse dopo la conclusione dei Mondiali, portarono alla revoca degli ultimi due scudetti della Juventus di Capello, che fu punita con la retrocessione a tavolino in serie B.

Ma anche Fiorentina, Milan, Lazio e Reggina subirono pesanti penalizzazioni da scontare nella stagione successiva. Insomma un autentico ciclone, che mandò in Germania una Nazionale dilaniata dalle polemiche e alla quale molti pronosticarono un immediato ritorno a casa.

Sembrò di rivivere, anche se le condizioni erano molto diverse, la storia dell’Italia di Bearzot ai Mondiali di Spagna ’82.

Quella Nazionale giocò un girone di qualificazione imbarazzante, superato miracolosamente con tre pareggi. Le critiche per il gioco si aggiunsero a quelle nei confronti di Bearzot per aver portato in Spagna Paolo Rossi, reduce dalla squalifica per lo scandalo del Calcio scommesse, anziché il centravanti della Roma Roberto Pruzzo, capocannoniere della serie A.

Ma quello che fece precipitare i rapporti tra la stampa italiana e la nazionale fu un gossip riguardante lo stesso Rossi e Cabrini, compagni di stanza in ritiro.

Da quel momento la Nazionale proclamò il primo silenzio stampa della storia, inviando a incontrare i giornalisti soltanto il capitano Dino Zoff, uno abituato a parlare col contagocce.

Fu quell’episodio apparentemente stupido a cementare il gruppo azzurro, che dal quel momento cominciò la sua cavalcata trionfale verso la finale di Madrid contro la Germania.

Nel 2006 accadde qualcosa di simile, perché, come succede spesso, quando le cose sembrano impossibili noi italiani riusciamo a trovare risorse insospettabili e a dare il meglio di noi stessi.

Cannavaro alza la coppa

Marcello Lippi sollecitò sin dal primo giorno l’orgoglio degli azzurri, soprattutto quello dei cinque juventini Buffon, Cannavaro, Camoranesi, Zambrotta e Del Piero. «Dimostrate che siete i più forti» disse il commissario tecnico «e fate andare di traverso tutto il veleno scritto su di voi. Siamo un gruppo forte e coeso, chi vuole vincere il Mondiale dovrà fare i conti con noi».

Il discorso fece presa sui giocatori, il ritiro azzurro divenne un fortino inespugnabile dal quale non usciva neppure uno spiffero.

Fu un’Italia più forte di tutto e di tutti, per molti versi sorprendente. Una squadra capace di superare momenti difficili come l’espulsione di De Rossi contro gli Stati Uniti e quella di Materazzi negli ottavi di finale contro l’Australia, ma anche l’infortunio di Nesta, che con Cannavaro costituiva la miglior coppia di difensori centrali del Mondiale.

Gli azzurri superarono di slancio il gruppo E davanti a Ghana, Repubblica Ceca e Stati Uniti. Poi si trovarono davanti un’autostrada (Australia e Ucraina) sino alla semifinale.

Al Westafalenstadion di Dortmund, lo stadio col tifo più caldo del Mondiale, la Germania sembrava il capolinea dei nostri sogni.

Alla vigilia i tedeschi non ci risparmiarono i colpi bassi a suon di pizza, spaghetti e mafia, secondo i peggiori stereotipi. Il Westafalenstadion era una bolgia in cui i pochi italiani di Germania che erano riusciti a trovare un biglietto sembravano comparse senza speranza.

Ma quel giorno l’Italia di Lippi fece il capolavoro.

La gioia di Lippi

La partita si decise ai supplementari, dove gli azzurri centrarono un palo e una traversa. Mentre tutti aspettavano i calci di rigore, una magia di Pirlo trasformata in gol da Grosso ci regalò il vantaggio, messo al sicuro un minuto dopo da uno splendido contropiede lanciato da Totti e rifinito da Gilardino per Del Piero, che fece esplodere il tifo azzurro.

Per gli italiani di Germania fu una giornata indimenticabile, che li ripagò dei tanti sfottò che avevano dovuto sopportare nei giorni precedenti. I tedeschi ammisero la sconfitta con grande sportività, riconoscendo che gli azzurri avevano meritato di vincere.

A Berlino in finale il 9 luglio contro la Francia c’erano parecchi conti aperti.

Il primo risaliva al Mondiali francesi del 1998, quando l’Italia di Cesare Maldini fu eliminata nei quarti di finale ai calci di rigore dai padroni di casa.

Il secondo si riferiva agli Europei d’Olanda del 2000, quando gli azzurri di Zoff, in vantaggio per 1 a 0, arrivarono vicinissimi al titolo, svanito a 30 secondi dal novantesimo per il pareggio di Wiltord e, nei supplementari, per il Golden goal di Trezeguet, che regalò la vittoria alla Francia.

E poi c’era una storia personale del ct francese Raymond Domenech, che con il calcio italiano aveva almeno tre conti in sospeso, risalenti ai tempi in cui era selezionatore dell’Under 21: due sconfitte nelle semifinali degli Europei a Montpellier nel ’94 e a Barcellona nel ’96, entrambe contro l’Italia di Cesare Maldini; un’eliminazione ai play off dell’Europeo del 2000 a Taranto contro gli azzurri di Tardelli.

A Berlino l’Italia si prese tutte le rivincite possibili e mandò dallo psicanalista Domenech, che quando vedeva azzurro non ci capiva più niente.

Zidane espulso mondiali 2006
Zidane dice addio alla coppa

Fu il giorno della testata di Zidane a Materazzi, che lo aveva provocato, e della prima espulsione decretata da una prova televisiva, peraltro non ancora ammessa. L’Italia vinse ai calci di rigore trasformandoli tutti e cinque, mentre Trezeguet centrò la traversa.

Il presidente della Fifa Joseph Blatter scomparve al momento della premiazione, lasciando il compito al grande Beckenbauer, presidente del Comitato organizzatore dei Mondiali, e a Johansson, presidente dell’Uefa. L’ex colonnello dell’esercito svizzero, condannato qualche anno più tardi per corruzione, non sopportava l’idea che l’Italia fosse sul tetto del mondo.

gazzetta vittoria Italia mondiali 2006
Record di copie vendute per un quotidiano italiano

Ad alzare la Coppa fu il capitano Fabio Cannavaro, che qualche mese più tardi avrebbe vinto anche il Pallone d’Oro, simbolo di una difesa azzurra straordinaria, capace di subire appena due gol in sette partite: un autogol di Zaccardo su palla inattiva con gli Stati Uniti e il rigore di Zidane in finale. Nessuna squadra ha mai vinto un Mondiale senza incassare nemmeno una rete su azione.

Qualcuno disse che Cannavaro fu sopravvalutato e che il Pallone d’Oro avrebbe dovuto andare a Buffon. Opinione rispettabile, ma provate rivedere gli interventi di Cannavaro in semifinale con la Germania e in finale con la Francia e capirete perché il premio è assolutamente legittimo.

L’ultimo degli eroi di Berlino oggi in attività è Gigi Buffon, che a 42 anni non ancora deciso cosa fare da grande. Quando deciderà di smettere, l’epopea del Mondiale di Germania sarà davvero finita.

Credit: Zidane Head Butts Materazzi by Paolo Camera is licensed under CC BY 2.0

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