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Venezia77. Gaza mon amour dei Nasser: una modesta proposta di matrimonio

Il secondo lungometraggio dei gemelli Tarzan e Arab Nasser (Gaza, Palestina, 1988), dedicato al padre, ha un tono lieve da commedia nonostante sia ambientato in un luogo da cui tutti vogliono scappare. Gaza, appunto, misera e costretta a far i conti con i missili. Ma ci sta bene lì, per caso e per destino, il sessantenne pescatore Issa, uomo burbero ma al fondo gentile e sincero – preferisce tener le mutande bucate, dice alla sorella perfettina che vuol mettergli troppo ordine nella vita. Gli capita poi di essere innamorato di Siham, vedova seria o seriosa, che lavora come sarta in un negozio.

La dichiarazione d’amore – già Issa è impacciato di suo – viene rimandata da un pasticcio che porta il pescatore in prigione: finisce infatti nella sua rete di pesca una statua di Apollo – autentica e inestimabile – che Issa ha l’ingenuità di portarsi a casa e che scatena altrui cupidigie. I veri nemici qui a Gaza, viene da capire, sono poliziotti e funzionari avidi e corrotti.

Ma è forse l’episodio della statua ad apparire sconnesso in un film che – salvo un bombardamento finale – si svolge in disincantata normalità, mentre la tv in sottofondo trasmette storie d’amore e la radio rispolvera Julio Iglesias. Sarebbe però insensato voler trarre leggi generali su amore e guerra da un film che ha il suo merito maggiore nella mancanza di retorica e nell’essere simpatico come il protagonista Salim Daw.

I gemelli Nasser hanno portato nel 2013 il cortometraggio Condom Lead a Cannes, e nel 2015 il lungometraggio Degradé nella Semaine de la Critique. Gaza mon amour, presentato nella sezione Orizzonti, è prodotto da Les Films Du Tambour, Orso di Cristallo a Berlino 2020 per Our Lady of the Nile di Atiq Rahimi.

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