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Allonsanfàn
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Ariaferma, Servillo e Orlando mattatori a duello

C’è un forte motivo per vedere Ariaferma di Leonardo Di Costanzo, film carcerario di solida costruzione, ed è il fatto che vede svolgersi – tra i ruderi spaventosi e quasi medioevali di una prigione dismessa – prima prudentemente e poi a cuore (quasi) aperto il duetto cinematografico dell’anno. Duetto italiano.

Toni Servillo versus Silvio Orlando o viceversa. Nella prigione chiusa per un intoppo sono rimasti prigionieri, in attesa quasi buzzatiana del trasferimento, un pugno di carcerati capitanato da Orlando, criminale di tutto rispetto, e un pugno di secondini, agli ordini di un Servillo all’inizio severo ma imparziale.

Lasciate perdere a questo punto – datele cioè per assodate – le teorie dei sorveglianti perpetuamente sorvegliati da chi devono sorvegliare; idem la banale constatazione – banale perché vera – che il carcere è la forma pura del potere nelle società disciplinate (Michel Foucault). Concentratevi invece solo sul duello napoletano che diventa un paso doble tra un attore ex timido che abbandona ogni traccia di commedia dal suo volto – neanche un ammicco, neanche un mozzicone di battuta – e un mattatore spudorato, che qui si ingrigisce e si invecchia intanto che la legge degli uomini appare sempre più lunare, e non si jeppizza mai, neppure un po’.

Sembra all’inizio che vinca il confronto (il David, l’Oscar…) Servillo – per la fisicità del volto sembra lui stesso un elemento architettonico, una statua eretta allo stracco ordine poliziesco sul punto di dissolversi, facente parte del bianco ossario carcerario. Orlando esce in rimonta, prima con qualche sguardo duro amplificato dagli occhiali grandi, di quelli che di solito portano gli anziani. Poi, colpisce, filosofeggiando da intelligente carogna di mondo, sull’incresciosa necessità del male (o almeno dell’ozio completo).

Non vi diciamo se i due giungono agli applausi del The End a braccetto oppure se scazzano per colpa della trama ma notiamo che da grandi attori hanno superato entrambi la sorrentinizzazione (che sarebbe un eccesso di stilizzazione caricaturale nel restituire il reale: Orlando peccava nel serial papale, Servillo un po’ sempre) e hanno trovato il modo per dialogare a livelli fantastici.

La prima del film a Venezia 78, dal 14 ottobre in sala

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