UN BLOG
IN FORMA DI MAGAZINE
E VICEVERSA

Allonsanfàn
{{post_author}}

Bisogna voler bene. Silvio Orlando interpreta Momo nel romanzo di Gary

Mohammed detto Momo, bambino di 14 anni convinto di averne 10, come gli hanno sempre fatto credere. E Madame Rosa, ex prostituta ebrea che, nei momenti di smarrimento, grida i suoi fantasmi: Auschwitz, Auschwitz. Sono i protagonisti del romanzo bello e straordinariamente attuale La vita davanti a sé di Romain Gary, uscito in Francia nel 1975 e pubblicato in Italia da Neri Pozza.

Silvio Orlando lo ha portato in scena al Teatro Parenti di Milano, dieci giorni di tutto esaurito, in un’interpretazione intensa come poche volte si è visto di una storia che racconta vite sgangherate che vanno alla rovescia, ma anche un improbabile rapporto d’amore toccato dalla grazia.

Silvio Orlando La vita davanti a sé

Siamo negli anni Settanta. Momo, origini arabe, vive a Parigi, nel quartiere multietnico di Belleville. Abita nella casa di Madame Rosa, anziana e malata che, 95 chili di peso, si arrampica al sesto piano di un palazzo senza ascensore per raggiungere il suo alloggio, una specie di pensione dove, per sbarcare il lunario, accoglie i figli (gli “incidenti sul lavoro”) delle colleghe più giovani.

Ogni mattina Momo, “figlio di puttana” e bambino che la mamma non ha più (è stata uccisa dal protettore), che in quel donnone quasi agonizzante ha l’unica persona a cui vuole bene davvero, controlla che madame Rosa respiri ancora. Momo sa che quando se ne andrà dovrà affrontare la vita da solo.

Silvio Orlando, accompagnato da un quintetto di musicisti, “si fa” Momo e rende, con leggerezza, le paure e le speranze del ragazzino legato all’anziana ex prostituta da un legame profondo e unico.

Momo-Orlando ci fa conoscere i personaggi ai margini che fanno parte della sua vita: il signor Waluomba e i suoi fratelli, che lo aiuteranno a trasportare Madame Rosa fino al sesto piano quando lei non ce la farà più a salire le scale; il protettore delle prostitute Monsieur N’Da Amédéé; Madame Lola, bellissima prostituta che in realtà è un ex pugile senegalese. Un mondo multietnico di persone che delle differenze neppure si accorgono. E vivono insieme con grande naturalezza e profondo rispetto reciproco.

Romain Gary La vita davanti a sé Neri Pozza

Nel suo romanzo Romain Gary ha anticipato – senza ideologie facili né soluzioni sbrigative – il tema dei temi del nostro tempo: la convivenza tra culture, religioni e stili di vita diversi.

Il mondo appare improvvisamente piccolo, claustrofobico, in deficit di ossigeno. I flussi migratori si innestano su una crisi economica che soprattutto in Europa sembra diventata strutturale e ha creato nuove e antiche paure. Ed è bello che il teatro assolva al compito di raccontare storie emozionanti chiamando per nome individui che appaiono massa indistinta e angosciante.

“Bisogna voler bene” sono le ultime parole del romanzo di Gary, che Silvio Orlando scandisce prima che sul palcoscenico cali il buio. E dovrebbero essere slogan e bussola in anni come questi, nei quali la compassione rischia di diventare un lusso per pochi.

I social: