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Allonsanfàn
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Mauro Querci. Un viaggio infinito formato extralarge

In ogni viaggio, il primo passo avviene dentro di sé. È sempre un movimento immaginario, un desiderio che precede il mettersi in cammino, un volo mentale di chi non ha ali. E la meta non è mai una sola. Certo, c’è un luogo da raggiungere, che ha un nome e una collocazione precisa, si trova in qualche punto di questo pianeta e non altrove, ma la freccia per arrivarci non è mai lineare; dentro ogni nostro cammino e dentro ogni sguardo, dentro ogni immagine catturata lungo il viaggio ci sono deviazioni che lo rendono infinito. Ci sono echi del passato, ricordi infantili (veri o sfalsati dalla memoria, poco importa), romanzi letti, versi di poeti, dipinti ammirati prima ancora di capire che cos’è davvero l’arte, ammesso che l’arte sia qualcosa di definibile.

C’è tutto questo nel libro Extralarge – microstorie dal lato lungo del mondo di Mauro Querci, giornalista e fotografo, che vive a Pavia ma, idealmente, un po’ ovunque. Ed esplorando negli anni quell’ovunque, in ogni latitudine, ha creato un pianeta alternativo, più silenzioso, più misterioso, più assorto. Se un pianeta può essere “assorto”, ma a noi sembra di sì.

Inverno a Bereguardo

Anche se definirlo “libro” è quasi riduttivo. È sicuramente tale, ci sono pagine (446 per la precisione), parole cercate una a una, con amore e ostinazione, quelle e non altre; e ci sono soprattutto fotografie, bellissime nel loro eccentrico allungarsi in orizzontale  – il formato panoramico che dà il titolo al volume, 24X65 mm – nel loro accogliere spicchi terrestri sempre più estesi, quasi in un magico estendersi della visione.

Quindi sì, un libro. Ma uno di quelli che, come nelle bocce di vetro di una volta, custodiscono mondi e paesaggi che hanno qualcosa di sospeso, di ipnotico e a tratti onirico. Qualcosa che sappiamo far parte della realtà, di un mondo che abitiamo, sia pure male, da milioni di anni, ma che in quegli scatti acquista una luce, un silenzio, uno spazio che non conoscevamo. Un canale avvolto nella nebbia, per citare l’autore, un labirinto d’acqua nel Congo, un traghetto che avanza nel nulla al largo di Capraia (un bateau ivre?), un grattacielo di Chicago che si alza da un pozzo d’ombra.

Estate italiana

Il giro del mondo in circa 200 scatti (deserti abbaglianti di sabbia o di neve, mondi acquatici, cieli burrascosi, euforici campi di fiori e molto, moltissimo altro) dai quali accedere «a un piano parallelo» scrive Querci «con la sensazione che entrino in gioco elementi misteriosi, magari nascosti al di là di un muro, dentro una forma consueta, in un paesaggio ad alta quota, oppure appena oltre il margine di un’immagine».

Ogni fotografia – sfogliatele e capirete – è una chiave che apre un portale, e non sono le cose o i paesaggi, o le rare presenze umane, a essere arcani, è proprio lo sguardo di chi, dietro l’obiettivo, ha colto quell’attimo sospeso in cui la visione si cristallizza in qualcosa di inaspettato.

Sulla pista di Tamanrasset, Algeria

Ciascuna immagine è introdotta da una frase che, stavamo per usare il termine «spiega» ma non è la parola giusta, spiegare è un termine piatto, razionale, piuttosto  illumina, come un faro su un palcoscenico, ciò che vediamo: sono una decina di righe preziose, evocative, piccole opere in prosa, pensate probabilmente a lungo, o forse scritte di getto, chi lo sa, al momento dello scatto.

Un diario di bordo durato una vita, messo a punto senza autocompiacimenti né presunzione, solo un amore quasi infantile – nella sua intensità – per ciò che si sta vedendo e preservando con un clic. Confezionato alla fine in un volume lungo, nero, opaco, bello e strano come un piccolo monolite (anche grazie all’intuizione grafica di Valeria Settembre).

Statua di Butrinto, Albania

Vale la pena, perché  più efficace di tante spiegazioni (vedete come il termine non rende l’idea?), citare le parole con cui Querci conclude il libro e rivela il senso del suo ricreare, oggi, luoghi, viaggi e attimi di ieri. «Da una parte è volersi aggrappare più che si può ai ricordi, dall’altra è capire che bisogna lasciarsi andare una volta per tutte. La vita trasforma continuamente e ci sposta lontano. Pensiamo di trovare terreno saldo, di ancorarci a un punto in un sicuro centro di gravità e, intanto, siamo già altrove, quasi sempre inconsapevolmente».

Mauro Querci sul fiume Luangwa, Zambia
La sua personale, e dolente, “formula della bellezza”. Mentre in questo momento, e scommettiamo che è così, lui è di nuovo in viaggio, magari giusto dietro casa, con la bassotta Luce che gli cammina a fianco, a esplorare un angolo che non aveva visto prima, una finestra che non aveva scorto, un angolo di cielo che l’altro giorno non c’era, o forse non era così. «La scatola magica che non mi stanco ancora di aprire».

Nella foto in apertura, di ritorno dal lago Manyara, Tanzania (part.)

IL LIBRO
Extralarge, microstorie dal lato lungo del mondo di Mauro Querci, concept e grafica: Valeria Settembre. Edizione indipendente, copie numerate da 1 a 200, pp. 448+16. 60 € (+ spese di spedizione). Per info e prenotazioni: mauro.querci@gmail.com

 

  • Alice Caroli è una giornalista torinese
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