UN BLOG
IN FORMA DI MAGAZINE
E VICEVERSA

Allonsanfàn
{{post_author}}

The Diplomat. Come Sandra e Raimondo alla fine del mondo

The Diplomat in breve: la serie di Netflix “è incentrata su Kate Wyler, nuova ambasciatrice degli Stati Uniti nel Regno Unito: deve disinnescare una crisi internazionale, stringere alleanze strategiche a Londra e adattarsi al suo posto sotto gli spot, cercando di sopravvivere al suo matrimonio con un collega diplomatico in carriera, Hal Wyler (fonte: Wiki USA).

Questo è il busillis, si sarebbe detto una volta: The Diplomat è una partitura che parte dal dramma – l’attacco (iraniano?) a una nave della flotta britannica che provoca una fila di bare imbandierate con l’Union Jack – e si converte presto, grazie a un copione che per ritmo e verbo equivale alle aggraziate giravolte di un indiavolato balletto, in una brillante commedia dai risvolti sentimentali, che tiene la camera fissa sui palcoscenici segreti delle stanze dei bottoni. Ed eccoci allora in antiche e suggestive magioni britanniche, ma anche in trasferta segreta nelle sale del Louvre, dove si aggirano leader politici che si credono astuti e fatui addetti stampa (professionisti del tipo dell’armocromista di Elly), toste donne della Cia e diplomatici fichi innamorati del proprio self control e della sottigliezza da azzeccagarbugli conservata anche e soprattutto in presenza di minaccia atomica (russa?). I richiami alla realtà presente e passata (Saddam e l’Ucraina) e gli ammicchi – il premier inglese è un incosciente piacione (molto Boris), il presidente USA un vecchio rinco (come Joe), la vice un’inetta (poor Kamala) – grattano pepe sugli otto episodi.

Ma proprio per il tono scanzonato, a un dato punto non si capisce più bene dove la serie vada a parare (Aldo Grasso dixit). Merito (o demerito) della showrunner Debora Cahn, nuova firma a contratto per Netflix, che ha scritto tutto con virtuosistica abilità e forse con cinismo mascherato da un sorriso oppure, quando decide di alzare la tensione, da effetti speciali alla James Bond. Per la cronaca, Cahn è stata già produttrice di Homeland (2018-2020) e Fosse/Verdon (2019), di cui era anche autrice, ma c’entra anche col nobile fiasco di Vinyl (2016) e con Grey’s Anatomy (2006-2013).

La coppia Kate e Hal, due fantastici e affiatati Keri Russell e Rufus Sewell, vale da sola metà dello spettacolo, fatto di bastardate reciproche e lungimiranti abbracci, di sesso (vero o no?) e molti diplomatici sotterfugi. Chissà a voi, ma a noi hanno ricordato, in un altro contesto, più potenzialmente esplosivo, Sandra e Raimondo. Vorremmo che continuassero così anche nella seconda stagione (perché almeno una seconda stagione ha da esserci, pur essendo oggi bloccata dai casini holywoodiani). Aspettando, rivedremo la volitiva e affannata Keri R. in The Americans.

I social: