Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale…
Le coppie di anziani, che gran mistero. Chi anziano non è, per pavidità si rifugia nella retorica, nell’ammirazione quasi letteraria per stoiche resistenze da nozze d’oro. Tutto pur di allontanare da sé la paura, la domanda che fa tremare i polsi: ma noi, noi con le nostre anime e i nostri corpi stropicciati dalla vita, cosa saremo un domani noi, ammesso che saremo?
Il regista Alessandro Soetje, 54 anni, nato a Bologna ma cresciuto a Milano, lontane origini olandesi, già apprezzato nel mondo dei documentari e della pubblicità con la sua Nantucket, la cui cifra stilistica è una narrazione di taglio cinematografico, nel cortometraggio Quando piove a Baden-Baden, scritto da Andrea Tognasca, piccolo gioiello di emozione e poesia, segue in bianco e nero due anziani che vivono in una Rsa, ospitata in una bellissima ex villa nobiliare: Alida (Elisabetta De Palo) e Georg (Massimo Foschi). Il film, dopo aver viaggiato per i festival di tutto il mondo, dal 21 settembre arriva su Youtube a questo link.

Già premiato come miglior cortometraggio in lande lontane, allo ScorpiusFest, al Golden NuggetFilm Festival e al French Duck Film Festival, merita di essere visto per il tema delicato, attuale, e per un colpo di scena che ha già commosso chi ha avuto la fortuna di vederlo in sala.
Prendi un non luogo, un hotel, un sanatorio, un ospedale, e gli umani troppo umani in queste cornici che superano tempo e spazio – quello consueto, domestico, quotidiano – trovano una nuova definizione di sé, forse più autentica, più vera.
Alida e Georg abitano camere separate dello stesso non luogo. Lei discreta, piena di grazia, nel tempo libero dipinge, bellissimi occhi azzurri che lasciano trapelare lontani ricordi. Lui, origini straniere che gli regalano in italiano un eloquio buffo, desueto, rispolvera le abitudini da elegante seduttore per farle una corte serrata. L’escamotage è classico: noi due non ci siamo già visti? Magari a Baden-Baden, località termale spesso citata nei libri di Jane Austen o di Tolstoj, un altro non luogo dove tutto è possibile, anche aver vissuto una vita precedente.
Intorno alla coppia, la prosaicità del quotidiano: le inservienti con i carrelli, gli ausili sanitari, la televisione accesa. Siamo in piena emergenza pandemica e una severa ispettrice Asl (Marta Zoboli) deve verificare che i protocolli per evitare la diffusione del Covid 19 siano rispettati; il goffo dirigente della Rsa (Marco Cavalcoli) è in evidente difficoltà.

Ma poco importa, Alida e Georg vivono in un’altra dimensione, resa con immagini che non si dimenticano facilmente. Si muovono nel parco, in corridoi vuoti, nelle sale ricreative messe a riposo dalla pandemia. Scrivono su questo grande concetto spaziale la loro presenza onirica, che deve restare segreta, perché i protocolli imporrebbero distanza, confinamento nelle loro camere.
Georg spia Alida, la segue. Lei è la sua Claudia Chauchat: come per l’Hans Castorp della Montagna incantata Claudia era una ragione sufficiente per restare nel sanatorio di Davos, Georg a un certo punto sussurra ad Alida: «Ma poi arrivi tu…». Poi, dopo l’ingresso di lei, tutto cambia, si torna a parlare d’amore.
Il film ci dice che il corso del tempo trasforma, ma non cancella. Che da dietro alla finestra, là fuori, sulla panchina dei nostri due anziani, l’amore arriva a tutti, persino alla severa ispettrice. L’amore è una cosa semplice, anche quando deve trovare stratagemmi difficili per sopravvivere, anche quando il viaggio è periglioso, anche quando Georg potrebbe ben dire, come Montale: “…né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede”.
«Nonostante in questo film ci sia inevitabilmente un alone di nostalgia, anche per la scelta del bianco e nero, che mi è sembrato giusto, coevo all’età dei protagonisti, io non sono affatto un nostalgico. Per questo ho scelto di proiettarmi nel futuro, e il futuro di tutti, nella migliore delle ipotesi, è la vecchiaia», racconta Soetje.

Dove nasce l’ispirazione?
«Mi capitava di pensare a come saremmo stati un domani, in base ai nostri caratteri, io e la mia compagna, Isabella Bernardi. Il personaggio di Alida è una delle possibili varianti della vita di Isa».
Isabella, stimata pubblicitaria, ex attrice per caso, figlia dello sceneggiatore Piero De Bernardi, è mancata nel 2021, non ha visto il film.
«È dedicato a lei, una donna vitalissima e molto spaventata rispetto all’idea di non poter essere accudita in caso di bisogno. Abbiamo tutti paura di restare soli, in fondo con questo film ho voluto dirle che non lo sarebbe stata mai, anche se avessimo avuto la fortuna di invecchiare insieme. Vi racconto un dettaglio che mi ha colpito: Michele Anselmi, un critico che stimo molto e che ha amato il film, mi ha segnalato un caso di cronaca italiana simile alla vicenda di Georg e Alida. Mi piacerebbe incontrare le due persone coinvolte».
Uno dei punti di forza del film è senz’altro rappresentato dalla coppia di protagonisti. La misteriosa Alida è interpretata da un’Elisabetta De Palo in stato di grazia.
«Pensare che proprio come nelle migliori leggende, lei non avrebbe dovuto esserci! Abbiamo girato nel periodo del Covid 19, e l’attrice prescelta non era vaccinata, quindi non poteva entrare nella Rsa che avevamo scelto. Tre giorni prima dell’inizio delle riprese, è arrivata sul set Elisabetta. Mi ha detto subito una cosa molto insolita per un attrice: “Sono contenta, perché ho poche battute”. Aveva capito immediatamente che la sua recitazione fatta di sguardi avrebbe parlato eccome. L’alchimia tra lei e Massimo Foschi è stata subito potente, lui ha incarnato al meglio il gentiluomo Georg».
Perché scegliere di rappresentare un uomo straniero, che parla un italiano incerto?
«La mia famiglia da parte di padre è molto apolide, mio nonno era tedesco, d’origine olandese, ha vissuto a Fiume, è stato profugo in Italia. E mio padre si chiamava Giorgio».
Il film era già stato in Rete un solo giorno, molto simbolico, il 14 febbraio di un anno fa, e adesso ci torna.
«È difficile se non impossibile che i cortometraggi, festival a parte, abbiano una distribuzione in sala, quindi non c’era una buona ragione per non metterlo su Youtube. Molte persone che lo avevano visto mi hanno chiesto di poterlo rivedere o desideravano consigliarne la visione ad amici o partner, è un film che ha suscitato molta emozione. Ecco perché ho sfruttato un canale moderno, facilmente accessibile a tutti».
Si dice “navigare in Rete”: Georg e la sua Alida sembrano invece a tratti viaggiare su una nave crociera d’antan, una nave diretta sì alla destinazione finale, ma con l’intento di cogliere il tempo che rimane mentre la vita pulsa ancora, prima che smetta anche di piovere.



