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Piergiorgio Viti. Le preghiere di un Libro d’ore

Di recente mi sono perso dietro a vetuste poetiche che sarebbero piaciute ai Flintstones – storie di poeti in trance su dettatura degli dei o “parlati” mentre credono di parlare – ma oggi sono stato spiazzato dal punto di vista lirico realistico di Piergiorgio Viti in Libro d’ore (Edizioni Cardano, cento copie numerate, 2025). Poiché Viti non è in collect call con Dio e nemmeno con quell’accrocco misterioso che è l’inconscio collettivo. Tratta invece dei poveri noi che si appellano in prima persona a dei santi, individuati secondo le loro peculiari competenze, per risolvere problemi diversi ma anche assai pratici.

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Illustrazione per la preghiera a Santa Rita

La poesia diventa così (o ritorna così) semplice preghiera, eppure moderna, anzi molto contemporanea: Viti ritaglia spesso il verso nell’ironia e nel disincanto di chi non attende miracoli e forse nemmeno ha la sicurezza di venire ascoltato, nonostante tenti egualmente di essere il più convincente possibile. Per dire, il malato terminale che si rivolge a Santa Rita, in un componimento di tersa e straziata nostalgia, non chiede la guarigione ma semmai di potersene andare al più presto…

La bravura di Viti non è naturalmente solo strategia e arguzia, ma capacità di padroneggiare un discorso letterario, che si illumina di citazioni e parentele eccellenti – in esergo e non solo c’è il Montale diaristico, dentro si può trovare accanto alla siepe di Leopardi, lasciata lì come un ready made, più di una reminiscenza di Caproni – mentre l’autore si vota anch’egli a un santo, buon ultimo, a coronamento del suo gioco serissimo: non a caso, la poesia di Viti è fatta di ossimori e contrasti, che prendono slancio dalle frequenti e rapide escursioni tra alto e basso.

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Illustrazione per la preghiera a San Giuseppe da Copertino

Libro d’ore contiene le preghiere dello studente per l’esame di maturità, dell’uomo che teme il prossimo terremoto, della prostituta straniera che si rivolge a Santa Maria Goretti, della cantante di liscio che ha paura di fallire, di chi desidera vincere l’insonnia o liberarsi dal tormento di essere un ex in tutto e quindi simile a uno zero…

Il passo e il tono delle diverse preci, legate tutte a abitanti delle Marche, regione natia di Viti, variano a seconda del peso e della qualità della richiesta, ma le parole restano sempre sospese nella luce dell’attesa – non a caso il poeta le ha dislocate graficamente sulla pagina quasi fossero una piccola cascata, un’improvvisa gemmazione fatta della speranza e dell’angoscia di chi chiede, ignara apparentemente del conto delle sillabe, eppure ritrovando un ritmo conosciuto a onta degli a capo.

Il raffinato libretto, affidato alla cura di Fausto Pellegrin, comprende, oltre alla densa prefazione di Mauro Querci, un’elaborazione grafica che fornisce ai testi immagini, ma anche sottolineature e geometrie che li inquadrano: opera dell’artista Claudia Ferrari, rende un servizio alle poesie arricchendole nei significati o addirittura indirizzandone la lettura.

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Illustrazione per la preghiera a San Michele

Infine, ci rimane l’impressione di aver sfogliato pagine piene di qualcosa di semplice e essenziale, e di incredibilmente privato. Un uomo e un santo, faccia a faccia. Che cosa volete di più (e di meno) dalla poesia?

Di Viti conoscevamo già una puntata nel sacro, fatta a modo suo: San Cinereo, vita formidabile e ignota di un santo minore (anche qui con illustrazioni di Ferrari), nella collana “i taschinabili”, sempre di Cardano. Cercheremo altro, per esempio Dentro al petto mi si muove un canto (Arcipelago Itaca 2022) che, scrive Querci, come tutta l’opera di Viti sta dalla parte vera della vita, quella delle persone che fanno cose normali e si trovano in posti normali, condividendo il “destino dei giorni”, ma anche parole che all’improvviso, come per prodigio, dicono il nostro dolore o la nostra consolazione.

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  • Libro d’ore di Piergiorgio Viti (Edizioni Cardano, pp. 100, 15 euro + spese spedizione) si può richiedere alla mail dell’autore: pgviti@gmail.com
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