UN BLOG
IN FORMA DI MAGAZINE
E VICEVERSA

Allonsanfàn
{{post_author}}

Iosif Brodskij: la poesia è la forma più succinta per dire qualsiasi cosa

Se mi chiedessero cos’è la poesia forse risponderei come Agostino (“Cos’è dunque il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga non lo so”). Qualcuno obietterà che sono quesiti da perdigiorno; eppure non riesco a togliermi dalla testa l’idea che la poesia abbia a che fare con la vita di tutti i giorni. Non necessariamente eroica, anzi, e neppure tragica: l’esistenza priva di note a margine di noi fortunati, quelli che vivono senza dover schivare una bomba, correre in un rifugio, combattere per una tanica d’acqua e un filone di pane.

Trovo aiuto in Iosif Aleksandrovič Brodskij, un poeta che scrive in russo e poi si auto-traduce in inglese. Per lui la poesia “…purifica la lingua, fa moltissime cose. È uno straordinario acceleratore mentale, tanto per cominciare. Sintetizza una gran quantità di materiale, una gran quantità di materiale razionale e irrazionale. Dal mio punto di vista, molto spesso lo strumento cognitivo più efficace. Vive di vita propria. Ha le sue dinamiche. Ha un suo passato, un suo pedigree, un suo presente e un suo futuro. Non è necessariamente un parallelo della vita, chiaro, così come l’arte in generale non è un esatto parallelo della vita. Credo inoltre che sia, in termini assolutamente mondani, la forma suprema di eloquio umano, e in quanto tale appresenti, dal mio punto di vista, lo scopo antropologico, o genetico se vogliamo, della nostra specie. Non è un semplice intrattenimento, una «lettura». Se il linguaggio è ciò che ci distingue dal resto del regno animale, allora la poesia è il nostro imperativo biologico. La forma più succinta per dire qualsiasi cosa”. (Iosif Brodskij, Conversazioni, Adelphi)

Brodskij Ravera

Ecco, “la forma più succinta per dire qualsiasi cosa”. È forse questa la ragione che mi rende un pessimo lettore di poesia; per comprenderla ho bisogno del suo bravo apparato di note, magari preceduto da una robusta prefazione. Altrimenti fatico, oppure semplicemente non comprendo. Forse questo dipende dalla (sana) abitudine scolastica che ci ha insegnato come si leggono Omero, Dante e Petrarca e tutti i sacrosanti classici, e più in generale qualunque composizione poetica che richieda un secondo e magari pure un terzo livello di lettura dopo quello puramente letterale della prima scorsa. Invece la poesia contemporanea viene venduta sciolta come il tonno conservato nelle latte dei mercati rionali. Nessuno offre il conforto interpretativo che può rendere meno dolorosa la scalata di versi a volte irraggiungibili. (Avrei capito poco o niente della poesia La sepoltura in casa di Robert Frost senza l’aiuto di Brodskij; avrei intravisto solo la superficie di Wystan Hugh Auden e praticamente niente di Czesław Miłosz. Eccezione che conferma la regola è la luminosa Wisława Szymborska; la sua poesia immediata e piana rinfranca il lettore come un viandante dopo una passeggiata in montagna; avrei tanto voluto conoscerla di persona la sorridente irredenta Wislawa: ho l’ardire di fantasticarmi quale autista al suo servizio nei viaggi in Italia).

Non è necessariamente un parallelo della vita, chiaro, così come l’arte in generale non è un esatto parallelo della vita” sostiene a ragione Brodskij. Tuttavia la poesia (e l’arte in generale) hanno una funzione unica. Se pure la bellezza non ci salverà – come invece riteneva quello stordito del signor Fëdor Dostoevskij – la poesia e l’arte sono tra i pochi farmaci capaci di mitigare le ristrettezze della condizione umana. Quella dei fortunati che non devono preoccuparsi dei missili e neppure di sbarcare il lunario.

Nella foto in apertura, Iosif Brodskij insegna alla Università del Michigan

I social: